mercoledì, Novembre 30, 2022
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Iran: oggi le elezioni farsa. Ecco il sistema democratico che qualcuno difende

Scritto da Elisa Arduini    

Si svolgeranno oggi le elezioni farsa in Iran, elezioni fortemente minate dall’esclusione pressoché totale delle forze riformiste che rappresentano la grande maggioranza della popolazione iraniana che vorrebbe sottrarsi al giogo dei Mullah.

“Questo non è uno Stato democratico – sostiene la resistenza iraniana – ma è un regime teocratico e fascista”

Quelle che si svolgeranno oggi non possono certo definirsi elezioni democratiche. Il primo presupposto che viene richiesto ai candidati è una dichiarazione scritta nella quale si giura completa fedeltà al Sommo leader, Ali Khamenei, il che significa giurare fedeltà ai Mullah e alla loro politica teocratica.

Ogni candidato, prima di arrivare ad essere inserito nelle liste elettorali, deve passare decine di filtri e di controlli, in prevalenza effettuati attraverso l’intelligence del regime. In pratica questi controlli nell’ordine vengono effettuati da il Ministero dell’Intelligence, poi dalle forze di sicurezza dello Stato, poi ancora dal Procuratore Generale e dalla cancelleria, infine per quelli rimasti c’è la ghigliottina dei Guardiani del Consiglio, direttamente collegabili ai Mullah.

E’ chiaro come chiunque voglia proporre una qualche forma di riformismo venga praticamente scartato durante tutta questa strada, prima ancora di arrivare a proporre la propria candidatura. In Iran i Mullah hanno definito tutto questo “ingegneria delle elezioni”.

In pratica, il leader supremo Ali Khamenei, ha organizzato il Ministero degli Interni che dirige tutti i filtri applicabili ai candidati, come un immenso imbuto del Regime dove finiscono tutti coloro che presentano la loro candidatura. Per fare questo ha messo nei posti chiave del Ministero tutti elementi provenienti dal settore dell’intelligence e dalle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), facendo in modo così che venissero scartati oltre l’80% dei candidati riformisti. Rimangono tuttavia alcuni dei candidati considerati “ostili” al regime, questo affinché gli osservatori esterni non possano dire che i Mullah abbiano truccato le elezioni. In effetti i candidati passati ai vari filtri del regime non potranno mai ottenere una maggioranza che gli permetta di governare il Paese, sono solo un paravento per l’opinione pubblica mondiale, tanto da permettere ai fautori del regime iraniano, specie in Europa, di affermare che le elezioni si sono svolte democraticamente.

Facendo i conti con più precisione possiamo notare come i candidati iniziali fossero 7597, di questi 2069 sono stati “squalificati” al primo filtro, quello del Ministero dell’Intelligence, altri 1052 si sono “ritirati” non avendo alcuna possibilità di passare il secondo filtro. Attualmente la coalizione dei riformatori può contare solo su 55 candidati sui 450 che inizialmente erano riusciti a passare. Ci sarebbero poi altri 160 candidati riconducibili in qualche modo ai riformatori ma facenti parte della fazione di Karoubi, non prettamente anti Mullah. I candidati conservatori e fedeli quindi al leader supremo sono 4476. Alla faccia della democrazia.

Conclusione, le elezioni in Iran non hanno proprio niente di democratico anche se il tentativo di gettare polvere negli occhi degli osservatori è evidente. Niente e nessuno riuscirà a scalzare Ahmadinejad e a imporre al Paese un cammino riformista. Questo nonostante la maggioranza della popolazione chieda riforme liberali. La conclusione di tutto questo sarà che Ahmadinejad alla fine delle elezioni avrà molto più potere di quanto ha oggi il che gli permetterà di stringere ancora di più le maglie del Diritto e di viaggiare ancora più spedito verso la sua prima bomba atomica con tutto quello che ne consegue. Vediamo in quanti condanneranno queste “democratiche” elezioni iraniane.

Elisa Arduini
 

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