
Le tensioni in Iran stanno aumentando, mentre la dittatura clericale si trova ad affrontare pressioni simultanee a livello nazionale e internazionale. Mentre le potenze europee segnalano la possibile attivazione del meccanismo “snapback” di riattivazione delle sanzioni delle Nazioni Unite sul programma nucleare di Teheran, il regime ha risposto con una retorica feroce, minacce di ritorsione e un’allerta militare su vasta scala senza precedenti in tutto il Paese.
Meccanismo di snapback: Teheran minaccia l’escalation
Il 26 agosto, funzionari del regime iraniano hanno duramente condannato la possibilità che l’Europa prenda in considerazione l’attivazione delle sanzioni ONU. Ebrahim Azizi, capo della Commissione parlamentare per la sicurezza, ha dichiarato che “l’Europa non ha l’autorità di attivare il meccanismo” e ha insistito sul fatto che non ha “alcuna validità legale nei confronti dell’Iran”.
Alireza Salimi, membro di spicco del presidium parlamentare, si è spinto oltre, avvertendo che se l’Europa andasse avanti, Teheran potrebbe uscire del tutto dal Trattato di Non Proliferazione nucleare (TNP). Ha accusato i governi europei di avere violato gli impegni assunti nell’ambito dell’accordo sul nucleare del 2015, sostenendo che l’Iran, a suo dire, “ha rispettato i propri obblighi, incluso il getto di cemento a Khondab”.
Hassan Beheshtipour, un analista affiliato al regime, ha rivelato che c’è una probabilità del 90% che il meccanismo snapback venga attivato, citando discussioni interne al Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano. Il controllo dei negoziati sul nucleare è ora passato dal Ministero degli Esteri ad Ali Larijani, alto stratega del regime: una mossa vista dagli osservatori come una preparazione allo scontro piuttosto che un compromesso.
#Iran’s “Neighborhood-Based Management”: A Mask for Militarized Repression https://t.co/4uwQHJkA4v
— NCRI-FAC (@iran_policy) June 7, 2025
Allerta senza precedenti al 100% per timore di proteste a livello nazionale
Dal 18 agosto, la dittatura clericale ha posto le sue forze militari, di polizia e paramilitari in stato di massima allerta. Sono state revocate le licenze per le unità delle Guardie Rivoluzionarie (IRGC), dell’esercito e della polizia, e oltre 40.000 militari armati sono stati dispiegati nella sola Teheran.
Questa mobilitazione, affermano gli analisti, non è mirata a contrastare le minacce esterne, ma a reprimere potenziali disordini interni. Teheran, cuore politico e sociale dell’Iran, rimane l’epicentro dell’ansia del regime. Fonti locali confermano che 23.000 combattenti dell’IRGC e dei Basij e 19.000 agenti di polizia sono stati dislocati in tutta la capitale, con posti di blocco ed esercitazioni di sicurezza ogni sera tra le 20:00 e mezzanotte, ore di punta per gli assembramenti pubblici.
Allo stesso tempo, i comandanti del regime hanno iniziato a costruire bunker sotterranei e tunnel di fuga nell’area di Qasr-e Firouzeh a Teheran. L’IRGC ha persino cambiato le targhe delle sue auto da verde militare a bianco civile nel tentativo di mimetizzarsi, evidenziando quello che gli addetti ai lavori descrivono come “profondo panico istituzionale”.
Anche le industrie militari hanno incrementato la produzione di armi e munizioni, non per una guerra esterna, ma per una potenziale repressione interna. Gli osservatori interpretano queste mosse come la preparazione a un conflitto interno contro la popolazione iraniana sempre più ribelle, piuttosto che a un imminente scontro esterno.
#Iran's Regime Escalates Crackdown Following 12 Day War, Adding to Widespread Domestic Strainhttps://t.co/nZVl3jB4A9
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Il crollo economico scatena gli allarmi sui disordini sociali
L’aggravarsi della crisi economica iraniana sta gettando benzina sul fuoco politico. Il 24 agosto, un quotidiano controllato dal regime, Siasat-e Rooz, ha ammesso che l’Organizzazione per la Sicurezza Sociale è sull’orlo del fallimento. Il suo articolo avvertiva: “Quando decine di milioni di persone perderanno l’accesso alle pensioni e all’assistenza sanitaria, il malcontento sociale diventerà incontenibile”.
Gli analisti indicano che questo crollo finanziario rischia di scatenare proteste diffuse tra lavoratori, pensionati e cittadini a basso reddito, che potrebbero fondersi con un dissenso politico più ampio contro la morsa autoritaria del regime.
#Iran News: Tehran Stages Security Drill Amid Fear of Renewed #Protestshttps://t.co/2KNIY4x7NU
— NCRI-FAC (@iran_policy) March 19, 2025
Lotte di potere interne e richieste di cambiamento
Le divisioni all’interno dell’élite al potere stanno aumentando. Le fazioni revisioniste, guidate dal cosiddetto “Fronte della Riforma”, hanno recentemente rilasciato una dichiarazione in cui chiedono:
Sospensione volontaria dell’arricchimento dell’uranio
Ripresa dei colloqui con gli Stati Uniti
Allentamento della repressione politica
Liberazione dei prigionieri politici
La dichiarazione esorta inoltre il regime ad accettare un maggiore controllo internazionale sulle sue attività nucleari in cambio della revoca delle sanzioni. Sebbene queste richieste rappresentino un ultimo disperato tentativo di preservare il regime nella sua interezza, soddisfarle minerebbe di fatto l’autorità e il predominio della “Guida Suprema” del regime, Ali Khamenei.
Di conseguenza, la reazione dei sostenitori della linea dura è stata immediata. Il presidente del ‘Parlamento’ Mohammad Bagher Ghalibaf ha accusato i cosiddetti ‘riformisti’ di “fare il gioco del nemico”, riecheggiando la linea di Ali Khamenei secondo cui il dissenso sulla politica nucleare serve gli interessi degli Stati Uniti e di Israele.
#Iran News in Brief
IRGC Chief: "The #internet acts as a weapon of mass destruction. The enemy wants to mobilize the youth to serve their own goals, and to lead them to #protests and riots." #IranRevoIution https://t.co/TeoECUEZsC pic.twitter.com/5wgmP5PFtP— NCRI-FAC (@iran_policy) November 2, 2022
Prospettive: inasprimento in arrivo
La dittatura clericale si trova ora ad affrontare crisi simultanee:
Crescente isolamento internazionale sul suo programma nucleare
Enorme insolvenza economica che alimenta il malcontento pubblico
Fratture politiche sempre più profonde all’interno delle fazioni al potere
Una mobilitazione di sicurezza senza precedenti per reprimere potenziali rivolte
Molti osservatori ritengono che la crescente repressione del regime sia un segnale di debolezza, non di forza. Uno Stato che ha bisogno di 40.000 uomini armati per proteggere la propria capitale – sostengono – teme il proprio popolo più di qualsiasi avversario straniero.
