lunedì, Aprile 15, 2024
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File trapelati mostrano che il regime iraniano teme la defezione di membri del “parlamento”

Iran Regime's Revolutionary Guards (IRGC) to Be Designated a Terrorist Organization by U.S.

Il 13 febbraio sono emerse notizie secondo cui l’agenzia di stampa Khane Mellat, associata al “parlamento” (in realtà Assemblea Consultiva Islamica –Majlis) del regime iraniano era inaccessibile e il gruppo dissidente Ghiam Sarnegouni (in persiano, “Insurrezione fino al rovesciamento”) ne rivendicava la responsabilità, affermando di avere preso il controllo di 600 server. Questi includevano il server principale del “parlamento” e quelli delle commissioni, della sala principale, del bar interno, dei database, degli uffici di rappresentanza, dei dipartimenti per gli affari internazionali e dei centri di ricerca.
Le informazioni trapelate hanno svelato misure di sicurezza dei vertici del regime e suoi interventi all’interno dell’Assemblea Consultiva Islamica. I documenti indicano che durante la rivolta del 2022 il regime teocratico era profondamente preoccupato per le potenziali defezioni delle sue stesse autorità e per la loro inclinazione ad assumere posizioni politiche contrarie alla massima dirigenza al potere. I rapporti suggeriscono che alcuni “parlamentari” avevano ricevuto avvertimenti dalle agenzie di sicurezza, di persona o tramite telefonate.
Inoltre, un rapporto confidenziale indirizzato al presidente del “parlamento” M.B. Ghalibaf ha indicato che alcuni membri sono stati classificati come destabilizzanti. Le agenzie di sicurezza hanno anche annunciato di monitorare i numeri di telefono dei membri dell’assemblea e del personale per impedirne la partecipazione alle proteste e la collaborazione con i manifestanti. Questa sorveglianza si è estesa al “personale d’ufficio dei parlamentari”, mentre il servizio di sicurezza dell’assemblea ha evidenziato la necessità di prevenire “tensioni psicologiche” tra i membri e il loro coinvolgimento nelle proteste di piazza.

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Il Consiglio di Sicurezza del “parlamento”, in un rapporto a Ghalibaf sulle azioni intraprese durante le proteste su scala nazionale del 2022, ha affermato di avere monitorato la potenziale presenza di parlamentari e personale in raduni e proteste da parte di perturbatori, di avere posizionato veicoli della polizia e di Basij nei parcheggi e presso il “parlamento” e di avere rimosso i bidoni della spazzatura nei dintorni per evitare che le persone li incendiassero.
L’agenzia di notizie statale Ruydad 24 ha scritto il 15 febbraio: “Il gruppo di hacker ha affermato che il 25 settembre 2022 il Dipartimento di Sicurezza del Potere Legislativo, in una lettera indirizzata a Mohammad Bagher Ghalibaf, il presidente del parlamento, ha segnalato misure di sicurezza relative alle proteste, compresi avvertimenti ai rappresentanti di non adottare una presa di posizione sul caso Mahsa Amini, la sorveglianza dei numeri di telefono di tutti i membri del parlamento e del personale per un potenziale monitoraggio della loro presenza alle riunioni e lo spostamento dei bidoni della spazzatura lontano dai locali del parlamento per evitare che vengano incendiati dai manifestanti, azioni che sembravano peculiari. Il Dipartimento di Sicurezza ha inoltre informato il presidente che alcuni rappresentanti, tra cui Rashidi Kouchi, Pakfetrat e Khodarayan, erano considerati elementi destabilizzanti… Vale la pena ricordare che Jalal Rashidi Kouchi è stato squalificato dalla candidatura alle dodicesime elezioni”.
Inoltre, le immagini diffuse dai media statali suggeriscono che la sessione dell’assemblea del 14 febbraio ha incontrato difficoltà a causa di problemi con il sistema di voto elettronico. A differenza della consueta procedura di voto elettronico, i deputati sono stati costretti ad alzarsi fisicamente per votare a causa del malfunzionamento del sistema.
Il 14 febbraio il quotidiano Kayhan ha dedicato alla questione un articolo che ipotizzava che lo scopo dell’attacco informatico fosse “offuscare le elezioni per minare la credibilità del parlamento”. Il giornale, le cui linee editoriali sono gestite dall’Ufficio della Guida Suprema, ha attribuito i fatti ad attività di spionaggio della CIA e del Mossad. Kayhan ha riconosciuto il significativo impatto di questo incidente sulle dinamiche interne delle forze del regime, affermando che “un’azione mafiosa come una coalizione di avversari stranieri e traditori interni sta collaborando per instillare sfiducia tra le forze rivoluzionarie e metterle l’una contro l’altra”.

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