mercoledì, Febbraio 28, 2024
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Editoriale – Gli appelli a isolare il regime iraniano non sono sufficienti

un security council
Sono state necessarie una nuova crisi e la perdita di migliaia di vite umane in Medio Oriente perché la comunità globale riconoscesse finalmente l’avvertimento lanciato dalla Resistenza iraniana già nel 1993: la nuova minaccia alla pace e alla sicurezza globale è costituita dai gruppi dell’estremismo islamista con epicentro a Teheran.
Mentre le sanzioni internazionali contro il regime iraniano erano sul punto di scadere ai sensi della Risoluzione 2231 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, come previsto dal Piano d’Azione Congiunto Globale (JCPOA) nell’ottobre 2023, una coalizione di quarantasette nazioni di tutti i continenti si è unita in una clamorosa dichiarazione secondo cui il mondo non si illude più che questo regime terroristico meriti fiducia.
Secondo il JCPOA, tutte le rimanenti sanzioni legate al nucleare sarebbero scadute il 18 ottobre 2023. Ciò include restrizioni sulle tecnologie dei missili balistici, la proliferazione di tecnologie sensibili e la designazione di varie persone ed entità legate ai programmi nucleare e di missili balistici del regime.

Una dichiarazione congiunta, che porta le firme di diversi Stati occidentali, tra cui Francia, Regno Unito e Germania (noti collettivamente come E3), nonché di numerosi altri Stati di varie parti del globo, evidenzia l’appello a mantenere le sanzioni contro Teheran.
Come anticipato, il regime iraniano ha colto l’occasione per diffamare gli altri firmatari del JCPOA, accusandoli di essere inaffidabili e inattendibili nel loro impegno. Tuttavia, la dichiarazione delle 47 nazioni aveva già chiarito abbondantemente che la revoca delle sanzioni dipendeva dal rispetto iniziale dell’accordo da parte del regime.
Un alto funzionario iraniano degli affari esteri, Ali Bagheri Kani è stato inviato a dichiarare: “Oggi, tutte le restrizioni imposte a individui ed entità elencati nella Risoluzione 2231, compreso il congelamento dei beni, giungono a termine… Il mantenimento di tali restrizioni o l’imposizione di nuove sanzioni in questo quadro costituisce una chiara violazione della lettera e dello spirito della Risoluzione 2231”.
Tali dichiarazioni non hanno sorpreso la comunità internazionale, che conosce bene il regime un cui ex presidente ha sfacciatamente definito le risoluzioni delle Nazioni Unite nient’altro che “carta straccia”.
Tuttavia, la domanda che rimane senza risposta è come il regime terroristico abbia costantemente disprezzato e violato gli accordi e gli impegni internazionali. La risposta sta nelle incessanti politiche di “pacificazione” o condiscendenza degli Stati occidentali, che ripetutamente si ritirano dalle linee rosse dichiarate e non riescono a chiamare il regime a rispondere delle sue violazioni e atrocità.
Invece di lanciarsi in negoziati sul nucleare senza fine, queste nazioni avrebbero dovuto ripristinare le sei risoluzioni delle Nazioni Unite e attivare il meccanismo di rinnovo delle sanzioni delineato nella Risoluzione 2231 del Consiglio di Sicurezza. Questa sarebbe stata una mossa decisiva per impedire allo Stato più attivo al mondo come promotore del terrorismo globale di ottenere la più letale arma di distruzione di massa.
Sebbene la dichiarazione congiunta di 47 nazioni che chiedono il mantenimento delle sanzioni sui programmi nucleari e missilistici dell’Iran sia un segno positivo dell’attenzione globale verso l’incombente minaccia rappresentata da questo regime guerrafondaio, purtroppo è insufficiente.
Le tragedie persistenti nella regione e i disordini in corso in tutto il Medio Oriente servono a ricordare che finché il capo dell’estremismo a Teheran non sarà affrontato con decisione, la regione e il mondo rimarranno privi di pace e stabilità.

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