mercoledì, Novembre 30, 2022
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Iran: Missili e chador, come degenera il regime iraniano

di Dimitri Buffa

L'Opinione, 11 luglio – Come tutte le dittature para naziste che si rispettino, anche l’Iran di Ahmadinejad alterna l’esibizione di muscoli e di missili Shehab con il giro di vite moralista sui costumi sessuali della gioventù che nel paese ha proporzioni più che doppie rispetto al resto dei cittadini di tutto il mondo arabo. L’Iran “non è un paese per vecchi”, ma purtroppo lo è per bigotti islamici e i risultati si vedono dai tempi della rivoluzione di Khomeini.

E’ di pochi giorni fa la decisione di presidiare i parchi pubblici con Guardiani della Rivoluzione allo scopo di sorprendervi coppiette in effusioni amorose. O magari coppie gay da mandare direttamente al patibolo. Il capo della sicurezza della guardiani delle forze di sicurezza dello Stato, il generale Ahmad Rouzbehani, ha infatti annunciato lunedì che “ulteriori forze di sicurezza saranno dispiegate nei parchi”. E ha aggiunto che circa 65.000 agenti saranno utilizzati nel nuovo piano diretto “contro le donne”. “Nei grandi parchi pubblici, le forze di polizia saranno schierate in modo permanente e nei più piccoli ci saranno sorveglianze di sicurezza”, ha detto Rouzbehani alla conferenza stampa ufficiale.

Solo la domenica prima, era stato il procuratore generale della provincia di Golestan nel Nord dell’Iran ad enfatizzare “le misure rigorose destinate alle donne male velate nelle vie e nei luoghi pubblici”. Aggiungendo che “un giudice in presenza di forze disciplinari aprirà fascicoli giudiziari e sancirà le infrazioni”. Il tutto è stato riportato anche dall’agenzia di stampa ufficiale Fars. Di fronte ad una crisi interna ed internazionale crescente, il regime dei mullah ricorre quindi più che mai alla repressione della popolazione, specialmente dei giovani e delle donne. Proprio domenica, nella tetra prigione di Evin a Teheran, dieci femministe militanti, da mesi illegalmente imprigionate, hanno iniziato uno sciopero della fame contro le condizioni umane in cui sono tenute le donne in galera e contro la repressione poliziesca dei costumi sessuali delle stesse quando sono in “libertà”.

Problemi che non sembrano toccare le femministe europee, troppo impegnate nel loro politically correct. Qualche timido segnale di cambiamento, da parte dell’Europa, in realtà, comincia ad esserci se è vero come è vero che il vice presidente del Parlamento europeo, Alejo Vidal-Quadras, in un discorso fatto al raduno di più di 70 mila iraniani esiliati, tenutosi a Parigi il 28 giugno 2008, ha espresso il suo sostegno alla Resistenza e al suo presidente eletto, Maryam Rajavi. L’occasione è stata colta subito dopo il bombardamento da parte iraniana di alcuni villaggi all’interno dei confini iracheni, in particolare la città di Ashraf, nel quadro di operazioni contro il Pmoi, formazione recentemente tolta dalle liste nere delle organizzazioni terroristiche in Gran Bretagna.

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