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Iran – Maryam Rajavi: Eroi massacrati fonte d’ispirazione degli insorti nelle città della rivolta

la conferenza internazionale della comunità iraniana in occasione di 30° anniversario dell’eccidio dei prigionieri politici

Sabato 25 agosto 2018, si è tenuta la conferenza della comunità iraniana contemporaneamente in 20 diverse città del mondo: Italia, Francia, Germania, Inghilterra, Olanda, Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia, Svizzera, Belgio, Austria, Romania, Canada, collegate in videoconferenza e ricordandosi i 30.000 prigionieri politici impiccati sull’ordine dell’eccidio genocidio di Khomeini nel 1988.

All’evento hanno partecipato molte personalità politiche, rappresentanti e membri della comunità iraniana presenti in Europa e Canada, nonché numerosi testimoni di massacro dei prigionieri politici.

Illustri personalità, cari ospiti, cari amici

Famiglie dei martiri, sorelle e fratelli che per molti anni siete stati prigionieri in carcere dello Sciah e dei mullà, amici della Resistenza Iraniana che oggi siete riuniti in: Italia, Francia, Germania, Inghilterra, Olanda, Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia, Svizzera, Belgio, Austria, Romania, Canada, saluto tutti voi.
Sono passati 30 anni del massacro dei prigionieri politici, ma i mullà hanno potuto nascondere questa grande stagione epica e rosso né i politici di accondiscendenti sono riusciti a ignorarlo in favore del regime.

Oggi gli eroi massacrati, non si trovano fisicamente tra di noi, non si sa dove sono le loro tombe, è nascosto elenco dei loro nomi, è vietata raccontare la loro sanguinosa storia, cercare la loro sorte rimane un reato, ma il loro inno rosso scorre sempre nella nostra coscienza e nei nostri cuori.

Permettetemi di chiedere un minuto di applauso per 30.000 rose rosse della rivoluzione iraniana.

A secondo elenco riportato sul libro “crimine contro umanità” pubblicato dall’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano, impiccagioni di nostre sorelle e fratelli sono avvenute in 110 città dell’Iran. Oggi le stesse città senza nome sono diventate erede dell’insurrezione, stesse città represse sono diventate, città della rivolta.

Guardata alla città di Gouhar-Dasht di Karaj, 30 anni fa proprio qui i resistenti prigionieri politici in una lunga coda attendevano l’impiccagione. Ma tre settimane fa la stessa città si è trasformata in un
campo di lotta e di rivolta dei giovani coraggiosi e i nuclei ribelli.

I cittadini delle città di Shapuore Giadid Isfahan, Shahin-Shahr, Iseh, Dezful, Ahvaz, Malayer, Baneh, Orumieh, Zahedan, Bandar-Abas, Kazerun, Arak sono in rivolta e ricordano i loro eroi impiccati, ricordano il perché del loro sacrificio, per ideali, il motivo della loro fermezza fino in fondo.
Città Aran di Kashan, ricorda il suo figlio: Dott. Mansuor Paydar, che curava gratuitamente i poveri, ma stato arrestato e poi impiccato mentre cercava di raggiungere l’Esercito della Liberazione.
Città di Shahruod, pensa a Mahmud Hassani, che in carcere cantava:
quando nella notte
hai visto nel cielo meteore
non dimenticarti di fiamme indome
spente nelle fredde notti di Evin.
La città di Shiraz, ha nella sua memoria, Fatemeh Zarei, la prima candidata per il parlamento, dopo la rivoluzione.
La città di Mahi Dasht di Kermanshah, ricorda di Daryush Rezai, che ha fuggito una volta dal carcere Diesel-abad, ma arrestato di novo insieme a Behzad puornoruz, cittadino di Ilam, che sono stati impiccati nell’88.
La città di Isfahan, ricorda di Fariba Omumi, la città di Astara, Mohanmad Reza Sardare Rashti e la città di Rezvan, di Hurieh Ramezani Nejad.
La città di mahallat, di Parviz Salimi, Qum,, di Effate Asadi,Saveh, di Azar Kosari, Brugerd, di Giamshid Asadi e Lahigian, di Mohamad Samizadeh, hanno ricordi nel cuore da raccontare.
La città di Khoy, ricorda di Ashraf Moezi, e Naghdeh, di Bahman Shakeri, che avevano una grande simpatia tra i cittadiniKurdi e quelli Turchi.
La città di Masged Soleiman, non dimentica mai Ali Salehi, Iseh, di Nahid Keikavusi.
Gli stessi nomi e idee sono stati storicamente la coscienza della nostra società e nei cuori delle nostre città e villaggi, lo spirito palpitante della risurrezione e della resistenza, e il motivo e lo stimolo della libertà definitiva per il nostro paese, l’Iran.
Molte volte ho sentito raccontare dai prigionieri rilasciati, che i coraggiosi Mojahedin, nelle dure condizioni nel momento stesso in cui i loro ideali e scelte sono stati messi alla prova, hanno scelto Massuod, esattamente nelle stesse condizioni, e salutavano Massuod nei confronti di torturatori ed aguzzini. E baciavano il patibolo, ricordando il nome di Massuod.
Hanno avuto, naturalmente, un messaggio nel ripetere questo rossissimo nome del nostro tempo. Il loro messaggio è che voi, le generazioni che verrete dopo di noi, i giovani che ascoltate la nostra storia incompiuta, seguite il percorso e gli ideali di Massuod!
Il percorso di battaglia per una società libera dall’oppressione e dallo sfruttamento, libera dall’oppressione e dalla tirannia, libera dall’ignoranza e dall’inganno e la via e gli ideali che trovano senso con sacra parola di libertà.

Cari amici
Khomeini, in un innegabile documento di genocidio, ordinò il massacro e scrisse in suo pugno: “Quelli in carcere di tutto il paese che insistono sulla loro posizione ipocrita, sono mohareb (in guerra contro Dio) e sono condannati all’esecuzione”.
Quale era la posizione su cui insistevano questi che il crudele Khomeini, emise la loro sentenza di morte? Qual era il loro reato?
Il loro reato consisteva nel difendere la libertà del popolo iraniano. Resistere all’uccisione di tutte le libertà, opporsi alla fame contro il popolo e opporsi alla distruzione dell’Iran.
I prigionieri furono giustiziati esclusivamente per le loro convinzioni e ideali. Questa è un’incredibile catastrofe, ma il regime clericale disumano è cosi. Risponde all’opinione opposta anche nelle camere di tortura sotto il suo controllo, con omicidi di massa. Sopprime ogni legittima protesta o manifestazioni con arresti e tortura.
Cosa hanno fatto i manifestanti della rivolta e cosa volevano che i loro corpi suicidati sono stati consegnati a loro famiglie?
Sì, il regime clericale è lo stesso, cioè commette il crimine, ma afferma che colpevoli sono i torturati e massacrati.
Ora la domanda è: contro simili mostri si dovrebbe arrendere? O che si dovrebbe resistere e insistere e rispondere?
A proposito qual è la dittatura che non accusa legittima l’opposizione, al terrorismo? E non tenta di sconfiggere i liberatori e gli oppositori con l’accusa di violenza? quale dittatore ed oppressore ha abbandonato il crimine con il silenzio e la resa della vittima?
Guai a coloro che, insieme ai mullà, incolpano i Mojahedin del popolo e combattenti di auto torturarsi e impiccarsi da soli!
Guai a chi incolpa i manifestanti ed oppressi alla repressione!

Cari amici
Il massacro del’88 contraddistingue la dicotomia del fronte popolare da quello del nemico del popolo iraniano. Quelli che cercano il silenzio su tale massacro, oltre che intendono a difendere i veri responsabili di questo crimine, hanno paura anche dalla libertà e l’autorità popolare e crollo di sovranità clericale.
Alcuni dei cosiddetti moderati difensori di regime, che ormai morti politicamente con le ultime rivolte, tentano di trovare una via per salvare il regime. Ma il massacro dell’88 ha svelato il oro inganno.
Gli iraniani chiedono loro perché nascondete questo massacro? Quando era in atto questo eccidio, cosa facevate, quale era il vostro ruolo? perché fate silenzio ancora oggi?
La realtà è che la resistenza delle vittime ha sfidato tutte le bande di regime e tutti i suoi complici.
Allo stesso tempo, tale resistenza era una risposta orgogliosa a Khomeini boia che li metteva ad un crocevia: arrendersi o esecuzione. Questi hanno sacrificato proprio la vita, ma hanno seminato la rivolta e la rivoluzione.
sono passati trent’anni di massacro dell’88, ancora oggi è la questione rimane sempre, insistere e resistere. Resistenti di ieri sono le cellule ribelli di oggi, sono le forze di cambiamento. E come ha detto Massuod: “La risposta reale, necessaria e vera è stata e sarà la guerra di 100 volte e la massima ribellione. Finché le cellule ribelli si trasformino nell’Esercito di Liberazione Nazionale e abbattere il nemico disumano. “

Cari compatrioti e amici
Il regime clericale è stato gravemente svantaggiato negli otto mesi dal ruolo progressivo dei Mojahedin e dai nuclei di ribelli nell’organizzare e nel guidare queste rivolte, sotto la pressione del crollo o tracollo dell’economia del paese.
Per uscire da questo vicolo cieco, i mullà hanno pianificato un’esplosione terroristica contro raduno annuale della Resistenza a Parigi, il 30 giugno scorso. Lo scorso marzo, hanno cercato di lanciare un simile attacco terroristico alla Resistenza Iraniana in Albania, e in questi giorni, con l’arresto di due mercenari di regime negli Stati Uniti, le attività di spionaggio e terrorismo dei mullà contro l’PMOI sono state rivelate in quel paese.
Nella settimana scorsa è stata scoperta e bloccata una parte del terrorismo online del regime. L’obbiettivo di questo apparato era produrre false informazioni e le menzogne e inquinare le corrette informazioni, con lo scopo di pianificare gli atti terroristici utilizzando i soldi del povero popolo iraniano; deve essere bloccato totalmente!
Questi tentativi e piani, naturalmente sono fallimentari e il regime ne esce sconfitto. Ma ancora una volta, è stato dimostrato che gli assassini di l’eccidio di trentamila prigionieri politici sono disposti a commettere qualsiasi crimine contro la loro alternativa. Dimostrando ancora una volta che il terrorismo fa parte della natura di questo regime.
In effetti, quale paese della regione è sopravvissuto al terrorismo di questo regime? Dal Tagikistan, Afghanistan e Azerbaijan a tutti i paesi arabi, persino i paesi europei e americani.

Cari amici
I mullà pensavano che il massacro dei prigionieri politici insieme a una lunga repressione e diffamazione avrebbero messo fine al Movimento di resistenza, ma hanno fallito. Ora è mullà Rouhani che esorta la gente a non venire in piazza con il richiamo dei Mojahedin, e gli esperti del regime dicono: “Un terzo fattore è entrato nel campo che davanti ai nostri occhi, sta rubando il capitale più importante e il mezzo della fortezza dell’autorità cioè il sostegno del nostro popolo. Questo terzo fattore con le sue leve, sono gli stessi cellule degli insorti, sono impegnati a incentivare il capitale fondamentale del nostro sistema, è la giovane generazione di questa terra”.
Si, la verità è che la questione attuale di regime, è affrontare l’alternativa democratica. Delusi di poter trovare soluzioni ai loro problemi, cercano disperatamente procrastinare gli sviluppi che portano l’Iran verso la libertà.
Ma è un’illusione fallita, perché la rivolta inarrestabile del popolo, non gli lascia spazio. La rivolta radicate nell’entusiasmo e nella sete della nostra gente per la libertà, la democrazia e l’uguaglianza.
Vediamo oggi l’effetto di questa realtà in presenza dei rappresentanti nella conferenza internazionale dell’unione della comunità iraniana residente in diversi paesi del mondo.
Durante il raduno annuale della Resistenza di quest’anno, ho precisato l’importanza vitale dell’asse e la forza motrice della lotta per il rovesciamento del regime, cioè l’alternativa democratica e le sue caratteristiche, compresa la principale organizzazione, organizzazione di guida, il sacrificio e i prezzi che pagano, linea rossa tra la dittatura e la dipendenza e il godimento di un programma trasparente per instaurare una Repubblica basata sulla separazione tra religione e lo stato, uguaglianza tra donne e uomini, l’abolizione della pena di morte, nonché una campagna senza sosta con gli attivisti appartenenti alla resistenza in difesa della libertà dell’Iran.
Le sistematiche compagnie che un giorno esistevano per difendere Ashraf e Liberty, e ora a sostegno della rivolta e le cellule insorti in Iran.
Per i nostri compatrioti, specialmente per i manifestanti, è una fonte di gioia e fiducia che hanno difensori cosi colti e determinanti in tutto il mondo.
La vostra organizzazione della comunità iraniana di libertà e democrazia, così come la vostra influenza politica, diplomatica e sociale in diversi paesi, fa parte della capacità democratica alternativa e fa parte della capitale del popolo iraniano per la libertà. Saluti a tutti voi!

Cari amici
Per tre decenni, la comunità internazionale ha taciuto sul genocidio dei prigionieri politici. Di conseguenza, i mullà hanno compiuto comodamente la violazione dei Diritti Umani in Iran, attentati terroristici e la guerra in Medio Oriente e in altri paesi.
Ora è il momento di porre fine a questo silenzio. giunta l’ora che il Consiglio di sicurezza dell’ONU organizzi il processo ai capi di questo regime, ai responsabili del massacro e alle autorità dei quattro decenni di crimini contro l’umanità.
Le spie e i mercenari del regime dovrebbero essere espulsi dall’Occidente; i rapporti con questo regime, che hanno reso le strutture diplomatiche disponibili al terrorismo di Stato, dovrebbero essere tagliati e le ambasciate devono essere chiuse.
È l’ora che la comunità internazionale rimanga al fianco del popolo iraniano in lotta contro la dittatura religioso e che riconosca la loro volontà per il cambio regime per la libertà.
Nel trentesimo anniversario dell’eccidio degli eroi dell’88, chiedo soprattutto ai coraggiosi giovani a lavorare intensamente per far avanzare il movimento giudiziario per i massacrati. Perché tale percorso fa parte della rivolta per rovesciare la tirannia religiosa. Il giorno in cui il popolo iraniano troverà di nuovo i loro martiri nella primavera della libertà, che arriverà indubbiamente.
Onoro ai martiri della libertà, al popolo iraniano e saluti a tutti voi!

Maryam Radjavi : les héros victimes du massacre de 1988, inspirent les villes insurgées en Iran

 

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