domenica, Dicembre 4, 2022
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Iran – Londra, la resistenza iraniana non è terrorismo

La sentenza della magistratura britannica

di Dimitri Buffa

ImageL' opinione.it, 14 maggio – L’organizzazione dei Mujaheddin del Popolo Iraniano (Pmoi), vale a dire la resistenza iraniana in esilio, non deve più essere considerata un movimento terrorista. Lo ha stabilito la Corte di appello britannica lo scorso 7 maggio ma solo ieri sono uscite le motivazioni, in tutto 23 pagine, che spiegano il perché della decisione.
Che presto potrebbe avere conseguenze analoghe sia nella Ue sia negli Stati Uniti. L’organizzazione fu inserita nella lista nera molto frettolosamente dopo l’11 settembre 2001.

 

 

Su pressione del regime al governo in Iran che all’epoca, insieme alla Siria, fece finta di prendere parte alla grande alleanza contro il terrorismo internazionale promossa dal presidente americano George W. Bush. Da allora tanta acqua è passata sotto i ponti e la Pmoi di fatto aiutò l’Occidente a scoprire almeno tre siti dove l’Iran arricchiva l’uranio per costruirsi la propria bomba atomica. Un atteggiamento di certo non compatibile con una natura terroristica dell’organizzazione. Così come l’Iran era riuscito a farla passare. Di fatto, però, i giudici inglesi hanno dovuto ammettere che almeno a partire dal giugno del 2001 ogni attività armata della Pmoi era cessata. E anche la divisione militare mantenuta in territorio iracheno è oggi completamente disarmata e sotto il comando militare americano.

Nella sentenza si dà torto all’organismo britannico che si occupa delle organizzazioni in esilio dedite al terrorismo e quindi da inserire nella lista nera, il Poac. Formalmente non ci sono prove del possibile ritorno della Pmoi a commettere atti terroristici. Ma tra le righe, benché la sentenza non lo dica, quello che è stato determinante a far togliere l’organizzazione dei mujaheddin dalla lista dei nemici del popolo britannico è stato il suo prodigarsi in azioni di intelligence che hanno messo in grande difficoltà il regime di Ahmadinejad, svelando, molto meglio degli ispettori dell’Aiea, dove stesse facendo il gioco delle tre carte.

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