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Iran: l’Europa deve dire di no a bombe e terrorismo

di Maryam Rajavi, Presidente eletto del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

ImageLe Figaro, 10 ottobre, 2008 – L'Ultimo rapporto IAEA (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica) sul programma nucleare di Teheran è allarmante. Mohammad El Baradei e Javier Solana intendevano evitare questo risultato con una strategia morbida e con l'adulazione nei confronti di Teheran. Ora saranno finalmente convinti che più i mullah sono persuasi con lusinghe è più cresce il loro appetito per una bomba nucleare?

Dal 2002, quando la Resistenza Iraniana rivelò per la prima volta i principali siti nucleari clandestini del regime, i governi occidentali hanno portato avanti per sei anni negoziati infruttuosi associandoli ad incentivi.

Questi governi hanno sprecato il tempo della comunità internazionale continuando a concederlo ai mullah. Inoltre l'aumento del 18% delle esportazioni dell'UE  verso l'Iran non fa altro che screditare le sanzioni dell'UE nei confronti del regime. Questi sviluppi non sono forse collegati tra loro?

La questione nucleare mostra il fallimento della politica occidentale nei confronti della dittatura religiosa che governa l'Iran. La nostra opinione è che gli ultimi sei anni hanno fornito un tempo prezioso ai mullah di Teheran per raggiungere la fase finale di approntamento della bomba nucleare. Ora sono in procinto di produrre testate nucleari.

Inoltre gli ultimi sei anni hanno condotto all'occupazione estesa e clandestina dell'Iraq da parte del regime iraniano, che lavora per tenere in ostaggio la democrazia e la sicurezza dell'Iraq. I mullah hanno poi appannato il processo di pace tra israeliani e palestinesi, diviso a metà la Palestina, spinto il Libano sull'orlo della guerra civile e diffuso il fondamentalismo ed il terrorismo in tutto il mondo.

In breve, una politica di accondiscendenza nei confronti dei mullah ha danneggiato pace e sicurezza globali. Continuarla significherebbe causare esiti ancora più disastrosi in tutto il mondo.

In questa politica sembra risuonare la poesia del famoso poeta iraniano dell''800 Obide Zakani, che descrive come un gruppo di topi cercando di convincere con moine il gatto affamato lo alimentava con doni sempre nuovi.

Di recente Ali Khamenei, leader supremo dei mullah, ha parlato della necessità di un secondo mandato presidenziale per Mahmoud Ahmadinejad, presidente dei mullah. Abbiamo bisogno di altre prove per dimostrare il fiasco di una politica di accondiscendenza basata su gesti di buona volontà verso il regime?

Questo tipo di approccio è giunto ad una empasse. L'occidente ha fatto quattro errori fondamentali.

Il primo è che l'Occidente ha accettato la falsa dimostrazione di forza dei mullah. Non ha tenuto conto del fatto che i mullah nascondono la loro vulnerabilità reale, derivata dalla debolezza intrinseca, sotto il velo di atti crudeli e tattiche terroristiche.

Il secondo è ignorare la profondità del disprezzo e l'odio per il regime iraniano da parte del popolo iraniano. Il tentativo corporativo del regime di diffondere l'idea profondamente falsa che se la comunità internazionale decidesse di adottare una politica rigorosa nei confronti del regime, come ad esempio il boicottaggio, la gente inizierebbe a sostenere i mullah. Fingono di ignorare la miseria e gli episodi di tortura sofferti dal popolo iraniano durante il governo dei mullah.

Si può scoprire fino a che punto i mullah incarnino “il potere del popolo” ricordando che, secondo cifre ufficiali, i loro deputati in parlamento in quattro città principali hanno raccolto solo tra il 2% ed il 14% dei voti. Infatti il consenso sociale del regime rappresenta solo il 3% circa della popolazione essendo compreso nei “Corpi delle Guardi Islamiche Rivoluzionarie” (IRGC – Islamic Revolutionary Guard Corps), la forza paramilitare Bassij, e nei servizi di intelligence.

I mullah hanno rifiutato ripetutamente gli appelli della Resistenza Iraniana per elezioni veramente libere in Iran con gli auspici delle Nazioni Unite. Questo perché sono perfettamente al corrente che sospendere le impiccagioni e le torture anche solo per un giorno li esporrebbe al sollevamento di massa della popolazione.

Il terzo errore dell'occidente è non considerare la situazione esplosiva della società iraniana. L'economia del paese versa in condizioni disastrose ed il tasso di inflazione e di disoccupazione crescono di giorno in giorno. Il prezzo del pane è raddoppiato e quello del riso, alimento principale della dieta iraniana, è triplicato solo nell'ultimo anno. Ciononostante neppure una piccola parte del bilancio che ora raggiunge i 100 milioni di dollari è andato nelle tasche del popolo iraniano.

Infine l'occidente non ha preso in considerazione l'unica soluzione reale alla crisi iraniana. Il regime ed i suoi alleati affermano che non esiste alcuna alternativa ai mullah che sia credibile, legittima e saldamente radicata. In assenza di forze per il cambiamento il governo “eterno” ed assoluto dei mullah è ritenuto inevitabile e la popolazione considerata contraria ad essere coinvolta nel perpetrare il cambiamento. Al contrario esiste realmente una forza efficace e dinamica all'interno della società iraniana e nella sua storia, erede di una delle maggiori civiltà dell'umanità, che sta appassionatamente lavorando per ottenere la libertà.

La resistenza al fondamentalismo in Iran rappresenta la soluzione reale alla crisi essendo stata messa in moto da movimenti sociali e popolari. La Resistenza Iraniana, il cui asse centrale è costituito dal PMOI (Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano), organizzazione musulmana democratica e tollerante, rappresenta l'antitesi la fondamentalismo religioso sotto l'egida dell'islam.

La nostra resistenza rifiuta ogni forma di intervento proveniente dall'estero, avocando al suo posto un cambiamento democratico da parte del popolo iraniano. La resistenza si impegna a ripristinare le libertà fondamentali ed a fondare in Iran una repubblica pluralistica e secolare in cui sono bandite censura ed inquisizione, nel rispetto della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Tuttavia questa opzione al momento è stata messa da parte. Includere PMOI, il principale movimento di opposizione ai mullah, nella lista nera dell'Europa delle organizzazioni terroristiche, rappresenta la conseguenza logica della lunga serie di errori politici dell'occidente. Per paura di perdere accordi economici redditizi, come i contratti di approvvigionamento del petrolio, l'UE si è rifiutata di seguire l'esempio della Gran Bretagna e cancellare PMOI dalla propria lista nera. Inginocchiarsi al cospetto dei mullah è una grande vergogna. L'etichetta di terroristi ha aiutato il regime ad eliminare fisicamente i propri oppositori ed a mettere sotto pressione 3.500 membri di PMOI che attualmente risiedono al campo di Ashraf, in Iraq.

Finché l'UE continua ad etichettare il principale movimento iraniano di opposizione come “terrorismo” bloccando la strada al cambiamento in Iran continuerà a rimanere ostaggio dei mullah. Non chiediamo all'UE nient'altro che di restare neutrale quando si tratta della battaglia del popolo iraniano per la libertà e la democrazia. La Francia, che ora detiene la carica di presidente di turno, riveste un compito di importanza fondamentale a tal fine.

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