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Iran: La morte sospetta del detenuto politico Shahrokh Zamani nella prigione di Gohardasht

I suoi aguzzini lo avevano minacciato di morte molte volte

Appello per la creazione di una commissione d’inchiesta per indagare sulle morti sospette dei detenuti politici

Il detenuto politico Shahrokh Zamani, originario dell’Azerbaijan, ha perso la vita in maniera sospetta nella prigione di Gohardasht (Rajai Shahr), nel pomeriggio di domenica 13 Settembre.

Intorno alle 17:00 i suoi compagni di cella nella sala 12 della sezione 4, hanno scoperto il suo corpo nel letto con la bocca piena di sangue e la testa fracassata. Zamani era stato insieme ai suoi compagni di cella fino alle 10 di mattina ed era sempre di buon umore. Si allenava regolarmente.

Gli aguzzini e gli agenti dell’intelligence lo odiavano profondamente e non si fermavano davanti a nulla pur di tormentarlo. Lo avevano minacciato di morte in molte occasioni. In una nota scritta prima della sua morte Zamani diceva: “Sono stato minacciato di morte direttamente e indirettamente dal dipartimento dell’intelligence. Hanno minacciato di avvelenarmi, di mettermi insieme a gente malata di AIDS, hanno costretto individui disturbati, pericolosi e omicidi ad aggredirmi, mi hanno messo insieme ad agenti dell’intelligence travestiti da detenuti che mi incoraggiavano a scappare, così avrebbero potuto spararmi mentre cercavo di fuggire (ho preso le distanze da loro quando sono stati identificati e denunciati)…. Ho avvertito tutti delle conseguenze di questo tipo di cose. La mia morte in prigione, qualunque ne sarà il motivo, dovrà essere imputata alle autorità della prigione”.

Shahrokh Zamani, 51 anni, pittore e operaio, era stato arrestato diverse volte per le sue attività in difesa dei diritti dei lavoratori, tra cui il diritto alla previdenza sociale e all’indennità di disoccupazione per i pittori. Aveva subito le più tremende pressioni e torture negli anni trascorsi nelle prigioni di Tabriz, Yazd, Ghezel-Hessar e quella di Gohardasht a Karaj.

Era stato arrestato la prima volta nel 1993 per le sue attività segrete nel sindacato dei pittori, rimanendo in carcere per 18 mesi. L’8 Giugno 2011, era stato arrestato a Tabriz e condannato a 11 anni di prigione con l’accusa di “propaganda contro il sistema”. A Settembre 2013 era stato nuovamente incriminato in un processo-farsa dei mullah, per “insulti al leader” e condannato ad altri 6 anni di carcere.

Zamani era stato molte volte trasferito in isolamento o in sezioni di quarantena e aveva fatto lo sciopero della fame per protestare contro queste atrocità. Non gli era mai stato concesso di incontrare i suoi familiari in prigione e non gli avevano permesso di partecipare alla cerimonia funebre della madre o al matrimonio di sua figlia. Durante la sua detenzione a Tabriz, i suoi aguzzini lo avevano trasferito nella sezione dei prigionieri affetti da malattie pericolose. Aveva sofferto di molte malattie causate dalle dure condizioni carcerarie e dalle terribili torture subite. Non gli era stato permesso di essere curato fuori dalla prigione. Godeva di un grande rispetto tra i detenuti per la sua posizione decisa contro il regime dei mullah ed era sempre in prima fila nei movimenti di protesta in carcere.

L’omicidio segreto dei detenuti politici è un metodo ben noto utilizzato dal regime iraniano, in particolare negli ultimi anni.  Valiollah Fayz Mahdavi, Amir Hossein Heshmat-Saran, Mansour Radpour, ed Afshin Assanlou, sono alcuni di questi detenuti uccisi. L’ufficio del medico legale del regime iraniano ha cercato di giustificare la loro morte fornendo motivazioni irreali.

Maryam Rajavi, Presidente eletta della Resistenza Iraniana, ha porto le sue condoglianze alla famiglia di Shahrokh Zamani, al popolo eroico dell’Azerbaijan e a tutti i lavoratori. Ha sottolineato che il sangue di questi tenaci detenuti, proprio come quello dei 120.000 martiri per la libertà, non fa altro che aumentare la determinazione e la risolutezza del popolo iraniano ad abbattere questo regime disumano e che il suo ricordo, come quello degli altri martiri per la libertà, resterà per sempre nella storia dell’Iran.

Maryam Rajavi ha chiesto alle Nazioni Unite, in particolare al Consiglio di Sicurezza e a tutte le organizzazioni internazionali in difesa dei diritti umani, di condannare le condizioni disumane all’interno delle prigioni del regime iraniano e il trattamento criminale cui i detenuti vengono sottoposti dai loro aguzzini, nonché le pressioni e le torture imposte a questi detenuti. Ha poi chiesto che una missione internazionale indaghi sulle morti sospette dei detenuti politici in Iran.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

13 Settembre 2015

 

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