
I lavoratori dello zuccherificio Haft Tapeh Agri-Industrial Company, della città di Shush (nella provincia del Khuzestan) stanno nuovamente scioperando a causa del mancato pagamento dei loro salari. Questo ultimo sciopero dei lavoratori della Haft Tapeh, segue la protesta del mese scorso che era stata sospesa il 14 Dicembre 2017 dopo il pagamento di un mese di salario e la promessa che i funzionari del regime avrebbero risposto alle richieste dei lavoratori.
Questi hanno chiesto il pagamento di cinque mesi di salario e dei premi assicurativi, nonché il pagamento degli stipendi dei lavoratori a contratto del 2015 e 2016. Il mancato rispetto delle promesse da parte dei funzionari del regime e del datore di lavoro, ha costretto i poveri lavoratori dello zuccherificio Haft Tapeh a scioperare di nuovo.
Quest’ultimo sciopero, iniziato il 14 Gennaio al Settore Manutenzione Macchine, si è velocemente allargato a tutti settori dell’impianto. Il direttore Kazemi, come sempre, ha cercato di ingannare i lavoratori e di far sospendere lo sciopero con vuote promesse. Ha distribuito tra i manifestanti un mese di salario arretrato, ma i rappresentanti dei lavoratori li hanno difesi denunciano le condizioni di schiavitù imposte loro e sottolineando la necessità che i lavoratori combattano per i loro diritti.
Ismail Bakhshi, un rappresentante dei lavoratori, ha definito le condizioni di lavoro nella fabbrica “schiavitù” e riferendosi alle ridicole dichiarazioni dell’imam della preghiera del venerdì di Teheran, che ha definito la gente che ha protestato nelle rivolte di Gennaio “spazzatura”, ha detto: “Se un lavoratore si ribella contro tutte queste pressioni, un idiota sale sul podio e dice che i manifestanti sono spazzatura. Voi siete la spazzatura che è arrivata fino alla testa del popolo iraniano che sente la puzza della vostra spazzatura. Il giorno in cui il popolo vi butterà giù, saprete che cos’è la spazzatura”. I rappresentanti dei lavoratori si sono rivolti ai dirigenti e agli agenti del regime nella città di Shush dicendo: “Non ci spaventate con il licenziamento. Vivere con dignità è meglio che vivere con l’adulazione e l’umiliazione”.
Al tramonto, i mercenari affiliati agli agenti del governo nella fabbrica, con il volto nascosto, con armi da fuoco e armi bianche, hanno aggredito Ismail Bakhshi mentre ritornava a casa sua nella città di Dezful. La lotta coraggiosa tra Bakhshi e i suoi sostenitori e questi assassini mascherati, ha costretto i mercenari a fuggire. Ismail ha riportato una frattura alla spalla destra. Tre giorni prima era stato minacciato da bande mafiose all’interno della fabbrica. Il membri del sindacato dei lavoratori della Haft Tapeh, hanno condannato con forza questo atto brutale, dicendo che i mercenari dovrebbero sapere che i lavoratori non rinunceranno mai alle loro richieste.
I lavoratori dello zuccherificio Haft Tapeh, che vanta quasi sei decenni di attività e che nel corso degli anni è stato un centro cruciale per l’occupazione e l’industria del Khuzestan, stanno lottando contro moltissimi problemi causati dalle politiche di questo regime corrotto e oppressivo. Il cambiamento continuo di capi del governo che non hanno altro scopo se non quello di saccheggiare il capitale nazionale, ha ridotto questa enorme risorsa di capitali e lavoro in perdita. L’assegnazione frettolosa e a poco prezzo di questa fabbrica ad agenti affiliati al regime, ad un prezzo che è il 10% del suo reale valore, realizzato in collusione con le autorità del regime grazie alla procedura di privatizzazione nel 2015, ha portato la fabbrica sull’orlo dell’annientamento, lasciando i lavoratori in condizioni peggiori di prima. Le autorità del regime non si sono degnate di rispondere alle proteste dei lavoratori e alle loro richieste sulle cause di questa collusione.
La Resistenza Iraniana saluta i poveri ma coraggiosi lavoratori della Haft Tapeh che, uniti e solidali, si sono sollevati per chiedere il rispetto dei loro diritti e chiede a tutta la popolazione, ma soprattutto ad altri poveri lavoratori di tutte le classi sociali, di esprimere la loro solidarietà e di sostenere loro e le loro famiglie. Loro hanno paura della nostra unità. Dobbiamo essere tutti uniti.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
16 Gennaio 2018
