sabato, Dicembre 10, 2022
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Iran – Italia: Masuomi Nejad chi e’?

Scoperta  una rete di compagnie di copertura del regime iraniano in Italia

Il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro il 3 marzo 2010 ha firmato i mandati di cattura contro quattro agenti di sicurezza iraniani e alcuni cittadini italiani e uno inglese con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’illecita   esportazione di armi e sistemi di armamenti verso l’Iran, con l’aggravante della transnazionalità. 
Gli arrestati dell’operazione, denominata Sniper (cecchino), sono cinque cittadini italiani e due iraniani, Hamid Masoumi Nejad e Homaiun Bakhtiyari, ( Ali Damirchiloo, secondo i giornali italiani). Altri due iraniani, esponenti dell’intelligence iraniano, sono sfuggiti all’arresto e si dice che si trovino in Iran.

Il Colonnello Vincenzo Andreone, comandante dell’operazione ha dichiarato che gli italiani arrestati sono titolari  e direttori di compagnie di  import ed export di società di telecomunicazioni. Tra gli italiani ci sono Alessandro Bon, ex dipendente della Beretta, due esperti di armamenti e un ex agente della guardia speciale britannica che svolgevano le loro attività grazie ad una compagnia di copertura. Il C.llo Andreone ha detto che gli arrestati erano in procinto di trafficare verso l’Iran  missili anticarro, materiali esplosivi,  binocoli da cecchini, paracaduti, elicotteri, caschi e altri armamenti, che sono stati sequestrati. I materiali bloccati   provenivano dalla Germania e attraverso la Romania, l’Inghilterra, Svizzera e Dubai raggiungevano  l’Iran.
Le autorità iraniane, tra cui il portavoce del majlès e quello del ministero degli Esteri, hanno reagito in maniera scomposta ed hanno riferito dell’arresto di Masuomi Nejad, corrispondente della tv del regime Irip per le notizie che dava contro l’Israele.
Al contrario delle dichiarazioni delle autorità del regime iraniano, Masuomi Nejad è un agente a tempo pieno dell’intelligence e la rete scoperta era affettivamente attiva nel traffico d’armi e spionaggio.

Chi è Hamid Masuomi Nejad?

Masuomi Nejad è un apprezzato, stimato e attivo giornalista come lo dipingono i suoi colleghi della Sala stampa estera a Roma? Oppure è un giornalista coraggioso, come urla il regime, che con il carcere sta pagando le relazioni che preparava sull’Italia di Berlusconi? Oppure secondo le indagini dei servizi italiani e del procuratore aggiunto di Milano è una spia in servizio dell’intelligence iraniana inviato in Italia per influenzare l’opinione pubblica e per trafficare  armi?
Le risposte a queste domande si possono ricercare nelle pagine del mandato di cattura consegnatogli dalla guardia di finanza di Milano. I contenuti del documento danno un’ immagine della persona ben lontana da quella di un giornalista.
Nel mandato di cattura della magistratura si afferma: “Masuomi Nejad da anni si trova in Italia, e con ogni probabilità ha un ruolo importante nel sistema dell’intelligence  del suo paese. Come è possibile che lui sia ufficialmente corrispondente della tv iraniana, ma nella sua dichiarazione fiscale del 2005 dichiari come suo datore di lavoro la compagna di bandiera Iran – air?”
Masuomi Nejad, che è sposato con un’impiegata dell’ambasciata iraniana a Roma, usa un telefono fisso registrato a nome del ministero delle Telecomunicazioni. Masuomi Nejad più volte ha chiamato l’ambasciata iraniana a Roma e ha parlato con un esperto dell’ambasciata a cui ha riferito sue proposte e richieste. Sembra che Masuomi Nejad sia tenuto in  buona considerazione da questo “esperto”.
Dalle intercettazioni si rileva che  Masuomi Nejad mettesse al corrente sistematicamente l’ “esperto” delle notizie captate dagli altri giornalisti, e l’ “esperto” lo informava del sostegno dell’ambasciata verso l’onda verde in Italia.
Le intercettazioni comprendono anche alcune notizie “strane” che  Masuomi Nejad metteva a disposizione di quei giornalisti che erano disposti a moderare ( in favore del regime) le loro notizie riguardanti il regime di Teheran.
Nel mandato di cattura si dice che: “Questo educato e baffuto giornalista   sembra più essere un agente del regime iraniano che un giornalista iraniano. Ma ciò che desta preoccupazioni è l’intervento diretto di Masuomi Nejad di esportare nove elicotteri verso l’Iran in violazione violano della sanzione dell’UE”. 
Hamid Masuomi Nejad, 51 anni, da prima del 1993 svolge le sue attività nell’agenzia di notizia iraniana in Italia ed ha lavorato anche come corrispondente di Keyhan-e Havai, giornale del ministero delle informazioni in Italia, e come impiegato alla  compagna di bandiera Iran – air.
Masuomi Nejad fino al 2005 era impiegato all’Iran – air ed era anche corrispondente dell’agenzia iraniana. Dal 2005 è andato in pensione come impiegato dell’Iran – air ma ha continuato il suo ruolo nell’agenzia. Masuomi Nejad s’è sposato nel 1993 con la segretaria dell’ambasciatore iraniano in Italia di allora, Hedayat zadeh. La moglie di Masuomi Nejad ha fatto da interprete di Khatami nella sua visita in Italia.

Sopralluoghi per attentati

Masuomi Nejad ha collaborato sempre con i servizi segreti del regime iraniano. Nel 1993 dopo l’uccisione di Mohammad Hossein Naghdi, rappresentante del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana in Italia, seguiva Mohsen Nadi il successore di Naghdi. Il CNRI una volta appurato il ruolo di Masuomi Nejad l’ha riferito alle autorità italiane.
Durante il viaggio di Khatami in Italia, Masuomi Nejad era un accompagnatore  in qualità di elemento della sicurezza e cercava di delucidare la polizia italiana riguardo i simpatizzanti dei Mojahedin del popolo in Italia.
Masuomi Nejad, nel marzo 2001, quando alcuni dei capi dei fondamentalisti iraniani facevano visita in Vaticano, in qualità di elemento di sicurezza passava le informazioni false sul conto dei simpatizzanti dei Mojahedin del popolo in Italia, cioè svolgeva il lavoro di contro informazione.
Nel novembre 2001 ha accompagnato, come elemento di sicurezza, la delegazione parlamentare del regime capeggiato da Mohammad Reza Khatami.
 
Le intercettazioni telefoniche

• Il 29 ottobre 2009, ore: 13:31 la telefonata tra Masuomi Nejad e un avvocato di Torino, Raffaele Patriarca Rossi; l’avvocato Rossi, che è tra gli arrestati,  non svolge la professione ed è specializzato nel commercio di aerei e elicotteri. Rossi nelle interrogazioni ha confessato la vendita di elicotteri all’Iran. Rossi dice anche che il suo viaggio in Iran è stato pianificato da Masuomi Nejad. L’avvocato Rossi racconta che gli elicotteri erano ad uso civile  versione vip per il trasporto delle autorità.
Secondo il procuratore  dagli indizi e  come si evince dal rapporto tra l’avvocato e il giornalista le attività di questi consistevano nel raggirare le sanzioni, ed erano volte a procurare le tecnologie belliche per conto del governo di Teheran.
Nelle intercettazione l’avvocato Rossi dice a Masuomi Nejad: “Ti ho inviato un’altra mail in cui ci sono le caratteristiche e le foto di una compagnia perfetta e senza difetti per compiere una serie di importanti operazioni relative agli aeri e agli elicotteri e ai pezzi di ricambio”.  
• Secondo i documenti della procura di Milano, Alessandro Bon l’ex militare britannico, è stato arrestato a Londra con 100 binocoli da cecchino. In un colloquio telefonico di Homaiun Bakhtiyari, uno  degli arrestati, con una persona a Teheran si evince che questo da Teheran controlla tutte le fasi del commercio. “Nelle intercettazioni di Bakhtiyari si dice di un agente dei servizi del governo iraniano che a questo titolo fa le spesa per il conto del governo”.
Il 22 agosto 2009 Alessandro Bon in un contatto con Bakhtiyari che si trovava a Teheran dice: “Ogni sei mesi io devo dare il danaro ad un politico italiano e ancora non l’ho fatto. Io ho bisogno dell’aiuto di questo politico. Spediscimi i soldi che devo dare a questo politico”.
Alessandro Bon propone a Bakhtiyari di procurargli armamenti sofisticati per le attività di spionaggio. Ma quando si attiva per comprare questi materiali nei mercati internazionali si presenta come un agente dei servizi segreti italiani. Per esempio a Taiwan viene scoperto. “La signora Maria Miao della compagnia Lawamate Technology  gli scrive: Mi rassicurate che questi armamenti e questa ordinazione sono per l’unità anti terrorismo italiano? Perché noi abbiamo ricevuto una simile ordinazione solo dall’Iran:”. Bon le risponde: “Cara Maria io  non so l’Iran cosa stia facendo, perché questo paese è sotto le nostre sanzioni. La nostra compagnia lavora esclusivamente con le forze d’ordine italiane”.
Sembra che siamo di fronte ad un supermercato di materiali bellici, dai microfoni da spionaggio agli elicotteri, dai binocoli ai fusibili esplosivi, dalle sostanze chimiche altamente infiammabili ai giubbotti  autorespiratori da immersione.
Alessandro Bon, arrestato con i binocoli ha confessato sul commercio dei caschi da pilota di elicottero: “Questi caschi riguardano gli accessori per gli aeri da guerra dell’Iran, e sempre venivano spediti tramite una triangolazione attraverso  Dubai”.

Mahmoud Hakamian

 

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