domenica, Dicembre 4, 2022
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Iran – Iraq: La morte annunciata ad Ashraf

Imagela Nuova Sardegna — 03 settembre – Scrivo per rendere pubblica una gravissima situazione sotto il profilo umanitario, sociale e legale. Intendo parlare dell’emergenza che in questi mesi stanno vivendo i 3.400 residenti di Ashraf, città in Iraq al confine con l’Iran che da giugno è alle prese con una gravissima crisi post-elettorale. Nel 2002 i rifugiati di Ashraf, tutti appartenenti all’Organizzazione dei Mojahedin del popolo iraniano che fa capo al Consiglio nazionale delle resistenza iraniana, sono stati privati delle loro armi dalle truppe americane. Oggi sono vittime di una escalation di violenza della polizia e, quindi, del governo iracheno di Al Maliki.

 La crisi ha due cause: i 3.400 rifugiati politici di Ashraf, protetti dalla convenzione di Ginevra, sono passati dalla «tutela» americana a quella irachena; il regime dei Mullah di Teheran ingerisce nella politica irachena e così la cittadina dei mojahedin del popolo iraniano è sotto assedio della polizia. Il 28-29 luglio scorso la polizia irachena ha fatto irruzione con i blindati in città. Prima hanno usato getti di acqua bollente per disperdere i residenti-resistenti che si opponevano pacificamente all’invasione, poi è stato aperto il fuoco: il bilancio è di 11 morti e 480 feriti. L’attacco ad Ashraf è la cronaca di una morte annunciata: ma a fronte di alcune forti prese di posizione di alcuni illuminati esponenti politici occidentali, purtroppo ci sono stati tanti colpevoli silenzi. Il mio intervento ha solo un fine: far conoscere la situazione di Ashraf e dell’Iran al maggior numero possibile di persone. Per aiutare il popolo iraniano servono subito politiche che puntino alla riscoperta del valore umano, dei diritti civili. Della libertà, insomma.

Abbas Pishbin Dissidente iraniano in Sardegna

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