domenica, Novembre 27, 2022
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Iran – Iraq: Città di Ashraf

di Alejo Vidal-Quadras ( vicepresidente del parlamento europeo )

ImageLa Razon (quotidiano spagnolo), 3 novembre – Due settimane fa, come capo delegazione del gruppo interparlamentare presso il Parlamento Europeo “Amici dell'Iran Libero”, ho visitato personalmente il campo profughi dell'Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (People's Mojahedin Organization of Iran – PMOI), nell'Iraq nord-orientale al confine con la repubblica islamica.

Questo movimento è stato fondato alla fine dell'era dello Scià e da allora ha lottato tenacemente contro il totalitarismo che ha oppresso l'Iran durante la sua storia turbolenta nella seconda metà del novecento.
Dapprima la dittatura di Mohammad-Reza Pahlavi, poi il regime religioso dei malvagi ayatollah, uno dei regimi politici più brutali e crudeli dell'era moderna.

Oggi i Mojahedin del Popolo rappresentano la componente principale della multiforme compagine politica chiamata Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), diretto da una donna straordinaria, Maryam Rajavi, eroicamente tenace, basti dire che due sue sorelle furono assassinate dai sicari di Khomeini; il movimento di cui è a capo  riscuote sempre maggiore consenso sia in Europa che negli Stati Uniti. Il movimento incarna le speranze di milioni di connazionali sottoposti alle sofferenze della dittatura fondamentalista, che utilizza su larga scala repressione e tortura ed offre il suo appoggio al proliferante terrorismo internazionale. Grazie alla collaborazione col CNRI, fin dal momento del mio arrivo a Bruxelles nel 1999, ho condiviso con molti altri colleghi di diversi orientamenti ideologici al Parlamento Europeo le esperienze più ricche e le emozioni più intense della mia carriera politica.

Ho avuto per due volte la possibilità di parlare di fronte ad una folla di più di 50.000 iraniani in esilio, sostenitori entusiasti del CNRI e di Maryam Rajavi ai raduni di massa a Parigi. Insieme a me vi erano molti altri membri del Parlamento Europeo, membri del Congresso degli Stati Uniti e membri dei parlamenti di altri stati, che hanno avuto il privilegio di partecipare. Le immense emozioni che noi tutti abbiamo provato sono indescrivibili. Durante i numerosi incontri di lavoro coi leader dell'opposizione democratica agli ayatollah ho avuto occasione di apprezzare la nobiltà delle loro intenzioni, la statura del loro approccio e l'onestà che guidava le loro azioni.

Tuttavia questo movimento di liberazione, che ha rinunciato alla lotta armata ed ha proposto per l'Iran un programma di riforma che ne farebbe uno dei paesi più avanzati del mondo, è stato vergognosamente classificato come terroristico dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e dal Consiglio dell'Unione Europea. Le ragioni della decisione non trovano giustificazione: contratti di miliardi di euro per ditte europee operanti in Iran da una parte e dall'altra il tentativo senza successo di limitare l'azione degli ayatollah che promuovono il terrorismo e persistono nella produzione di armi nucleari.  La decisione non rispetta il diritto, poiché i tribunali hanno discolpato i Mojahedin del Popolo Iraniano già quattro volte ed hanno dichiarato illegittima la decisione di inserirli nella lista delle organizzazioni terroristiche. Il Tribunale di Primo Grado della Comunità Europea nelle sentenze emesse tra dicembre 2006 ed ottobre 2008, l'Alta Corte del Regno Unito nella sentenza  di novembre 2007 ed infine la Corte di Appello a maggio 2008 hanno ritenuto l'etichetta di terroristi per i Mojahedin come contraria alle leggi.

Nondimeno il Consiglio dei Ministri dell'Unione Europea non ha ancora posto rimedio a questa situazione inaccettabile ed imbarazzante: la questione non è più solamente legale ma anche etica.

In questo contesto la nostra visita ad Ashraf ha assunto un significato molto speciale: ha sollevato il morale di 3.000 iraniani, uomini e donne che nel deserto hanno costruito una città con aree residenziali, centri di addestramento, ospedali, musei, officine e laboratori di elettricisti, monumenti, parchi e giardini, probabilmente l'unico posto in cui sono stati piantati alberi per migliaia di chilometri quadrati.

Un popolo  capace di trasformare le pianure secche ed aride dell'Iraq in un centro di civiltà, lavoro, ordine, pulizia e disciplina, avendo a disposizione risorse limitate, accettando qualsiasi tipo di rischio, facendo tanti sforzi e contribuendo con  la propria creatività e determinazione, merita l'appoggio dell'Occidente, non di essere trattato come merce di scambio per aumentare la propria reputazione nei confronti di un regime criminale. Gli ayatollah iraniani rappresentano attualmente la maggiore minaccia alla pace ed alla stabilità del pianeta che dobbiamo affrontare. La strategia goffa ed immorale seguita dall'Unione Europea e dagli Stati Uniti suscita stupore, se non indignazione.

Il dott. Alejo Vidal-Quadras riveste la carica di vice-presidente del Parlamento Europeo.

Nota della redazione: l'articolo sopra riportato è apparso sul quotidiano La Razon ed è stato tradotto dallo spagnolo.

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