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Iran: Internazionalizzare Campo Ashraf

ImageMiddle East Times, 31/10/2008 – L’ayatollah iraniano Ruhollah Khomeini  emanò, nel 1988, una fatwa che invocava l’uccisione dei membri e sostenitori di una delle principali forze dell’opposizione, l’Organizzazione dei Mujaheddin del Popolo dell’Iran (PMOI). Migliaia di persone sono state giustiziate senza processo o condanna mentre si trovavano in prigione per presunti reati di natura politica. Il PMOI (organizzazione nota anche con il nome di ‘Mojahedin-e Khalq’ (indicati con la sigla MEK, o anche MKO); si veda anche l’articolo: “L’Iran e la guerra segreta degli USA” (N.d.T.) ) faceva parte del movimento politico nazionale che rovesciò lo scià nel 1979.

Tuttavia, esso fu poi politicamente emarginato, e diventò una forza d’opposizione rispetto ad un regime che non tollerava alcuna opposizione.
Oggi 3.500 membri del PMOI che sono fuggiti dall’Iran vivono nel Campo ‘Ashraf’ in Iraq, sotto la protezione delle forze statunitensi. Il mandato conferito dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite alle forze statunitensi in Iraq scade alla fine di quest’anno. Gli Stati Uniti e l’Iraq stanno negoziando un ‘Accordo sullo statuto delle forze americane’ (Status of Forces Agrement, SOFA) che consenta la presenza statunitense in Iraq oltre quella data. L’attuale progetto di accordo non fa alcun riferimento al Campo Ashraf, ma entrambe le parti danno per scontato che il controllo del campo passerà dagli Stati Uniti alle forze irachene entro la fine dell’anno.
Se le forze irachene dovessero espellere gli abitanti del campo rimandandoli in Iran, costoro sarebbero sicuramente torturati e giustiziati. La fatwa di Khomeini contro il PMOI rimane tuttora in vigore (sulla storia del PMOI si può anche consultare un altro articolo apparso sul Middle East Times: “Catastrophe on Horizon for Camp Ashraf Refugees”  (N.d.T.) ).
Le forze multinazionali sotto la guida degli Stati Uniti hanno riconosciuto che il diritto internazionale tutela gli abitanti del Campo Ashraf contro il rimpatrio forzato in Iran. Tuttavia, le forze americane non saranno in grado di impedire il rimpatrio una volta ceduto il controllo del campo all’Iraq.
 
Il 1° settembre, il governo iracheno ha rilasciato una dichiarazione secondo la quale non avrebbe l’intenzione di rispedire gli abitanti del Campo Ashraf in Iran. Ciò nonostante, tale decisione potrebbe cambiare in qualsiasi momento, e, vista la composizione del governo, ciò è anche piuttosto probabile.
Il 17 giugno scorso, il consiglio dei ministri aveva adottato una delibera per cui gli abitanti del campo dovevano “essere espulsi”. Il 22 agosto, il ministro della giustizia iracheno aveva rilasciato una dichiarazione dello stesso tenore. Il 31 agosto, soltanto un giorno prima del comunicato ufficiale del governo che annunciava l’intenzione di non espellerli, il ministro degli affari interni aveva annunciato l’espulsione degli abitanti del campo entro sei mesi. Persino dopo la dichiarazione del governo del 1° settembre, Seyyed Mohsen al-Hakim, un leader del più grande gruppo parlamentare iracheno, l’Alleanza Irachena Unita, pretendeva, il 14 ottobre, l’espulsione degli abitanti del campo.
Anche se l’intenzione di non espellere rimane la posizione ufficiale del governo iracheno, la capacità delle forze irachene di proteggere il campo dalle milizie locali filo-iraniane o da eventuali infiltrati è dubbia. Il ministro della giustizia ha affermato che, se non fosse per la presenza delle forze americane, il “popolo iracheno” attaccherebbe e distruggerebbe il campo.
A complicare la situazione si aggiunge anche il fatto che il PMOI è inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche in molti paesi occidentali. La Corte britannica e quella delle Comunità Europee hanno considerato tale inclusione “abnorme” e “irragionevole”, basata su prove “manifestamente insufficienti”.
La sentenza più recente al riguardo è stata pronunciata il 23 ottobre dal Tribunale di primo grado delle Comunità Europee, con sede a Lussemburgo. A seguito di queste sentenze il PMOI è stato cancellato dalla lista britannica delle organizzazioni terroristiche. Tuttavia la cancellazione del PMOI da altre liste non avverrà abbastanza in fretta da risolvere l’imminente crisi.
In ogni modo, di fronte alle esecuzioni arbitrarie, la qualifica di “terrorista” non è rilevante. Il divieto posto dal diritto internazionale contro la privazione arbitraria della vita è assoluto, e non ammette eccezioni.
L’unica soluzione immediata per prevenire la minaccia che incombe sulla testa degli abitanti del Campo Ashraf è il mantenimento della protezione statunitense sul campo. Le possibilità sono due: o le forze statunitensi mantengono la giurisdizione sul Campo Ashraf, nell’ambito del SOFA tra Stati Uniti ed Iraq, o il Consiglio di Sicurezza estende il mandato ONU per la coalizione multinazionale guidata dagli Stati Uniti oltre la fine dell’anno.
Vista la notevole influenza iraniana sul governo iracheno, e l’idea diffusa tra i membri di quel governo che i rifugiati del Campo Ashraf dovrebbero essere espulsi, lasciare la sorte di questi ultimi nelle mani delle forze irachene potrebbe avere conseguenze disastrose.
Gli abitanti del Campo Ashraf potrebbero evitare questa sorte, che già si sta profilando, rinunciando alla loro affiliazione al PMOI. Tuttavia essi non dovrebbero essere costretti ad abbandonare le proprie convinzioni. Nessun individuo bisognoso di tutela dovrebbe essere tenuto a rinunciare a una serie di diritti umani, come il diritto alla libertà di associazione o di coscienza, in cambio di un’altra serie di diritti, quale il diritto alla vita e il diritto alla sicurezza della propria persona.
Gli obblighi degli Stati Uniti, derivanti dal diritto internazionale, non cessano con il passaggio dell’autorità sul Campo Ashraf alle forze irachene. Se le forze irachene dovessero espellere gli abitanti di questo campo verso l’Iran, gli Stati Uniti sarebbero internazionalmente responsabili come se avessero direttamente consegnato queste persone all’Iran.
La pretesa di migliorare la situazione dei diritti umani in Iraq è probabilmente l’unica giustificazione rimasta per motivare la presenza militare statunitense in Iraq, dato che le prove sulla presenza di armi di distruzione in massa, o sull’esistenza di legami fra Saddam Hussein e al-Qaeda non sono emerse. Tale giustificazione potrebbe essere seriamente compromessa se gli Stati Uniti fossero percepiti come strumento dell’assassinio di massa dei rifugiati del Campo Ashraf.
Questa faccenda non riguarda esclusivamente americani ed iracheni. Come tutte le minacce di crimini contro l’umanità, essa riguarda l’umanità intera. I trattati internazionali rilevanti, che gli Stati Uniti e l’Iraq hanno firmato e ratificato, non sono soltanto impegni reciproci fra l’Iraq e l’America. Sono impegni che ciascuno Stato contraente prende nei confronti di tutti gli altri Stati. Di conseguenza, quando si viola uno di questi trattati, si vanno ad intaccare gli interessi di tutti gli Stati.
Ogni Stato, ogni organizzazione che milita per il rispetto dei diritti umani internazionalmente garantiti, e del diritto umanitario, dovrebbe prestare attenzione alla crisi che si sta delineando. La situazione del Campo Ashraf è una catastrofe annunciata. Non possiamo permetterci di aspettare fino a quando il disastro sarà avvenuto, e poi chiederci che cosa avremmo potuto fare per evitarlo. Dobbiamo agire ora, prima che si debba assistere ad una replica e ad una continuazione del massacro del 1988.
David Matas è un avvocato e difensore dei diritti civili; risiede a Winnipeg, Manitoba, in Canada
Titolo originale:
Internationalizing Ashraf

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