martedì, Novembre 29, 2022
HomeNotizieResistenza IranianaIran: Il regime incolpa il Mojahedin del Popolo Iraninao PMOI (MEK) per...

Iran: Il regime incolpa il Mojahedin del Popolo Iraninao PMOI (MEK) per le proteste in corso

Di Mahmoud Hakamian
Con il veloce diffondersi delle proteste in corso contro il regime iraniano, molti suoi esponenti stanno puntando il dito contro l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK). Esempio tipico, l’attuale ministro della difesa iraniano, il brigadiere generale Amir Hatami: “Sin dal 1981 i nostri nemici stanno facendo ogni tentativo per creare una frattura tra noi e il popolo per riuscire a mettere fine all’esistenza del nostro governo” (News del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, IRGC – 4 Agosto 2018).

Il maggiore generale Abdolrahim Mousavi, attuale comandante in capo, commenta; “Molti si stanno riversando nelle strade con la scusa dei problemi economici anche se in realtà poi sentono gridare slogan sulla Siria. Il fatto che loro (il MEK) siano così disturbati dalla nostra influenza in Siria, dimostra soltanto quanto abbiamo ragione a mandare le nostre truppe laggiù”, (club dei giornalisti Basij – 5 Agosto 2018).
Secondo il vice-capo della sede di Sarallah, incaricato della sicurezza del regime all’interno della provincia di Teheran: “I nostri nemici (il MEK) reclamano la paternità dell’attuale situazione per il proprio vantaggio. Loro pensano che aggiungendosi all’immagine della Repubblica Islamica, possano causarci altri problemi”, (un organo di stampa ufficiale – 6 Agosto 2018).
Salman Samani, portavoce del ministro dell’interno, ha commentato: “Nell’ultimo mese alcune persone (MEK) hanno mandato decine di inviti su vasta scala, su piattaforme online, riguardanti argomenti come l’inflazione ed altri problemi della vita pubblica”. Ed ha aggiunto: “Secondo le nostre indagini, solo la minoranza delle proteste è scaturita da legittimi problemi economici. Gli elementi che stanno dietro alle rimanenti, sono interessati unicamente a sfruttare gli attuali disordini per il proprio vantaggio personale”, (quotidiano di stato – 6 Agosto 2018)
Come pubblicato dal News Centre dell’IRGC, il 4 Agosto 2018:
“Alcuni gruppi ribelli (il MEK), che hanno lasciato Campo Ashraf anni fa e cercato una residenza temporanea a Camp Liberty, hanno cambiato le loro strategie nel corso del tempo e ora sembrano aver riadottato le loro vecchie abitudini degli anni ’80. Con il continuo sostegno di Maryam Rajavi, sono riusciti a riprendere le loro attività malefiche, iniziando da una scala ridotta e arrivando gradualmente a quelle più grosse. Il loro mezzo di comunicazione preferito sembra sia quello delle piattaforme online, che hanno utilizzato per diffondere i disordini in tutta la nostra nazione. Come si è visto a Dicembre dell’anno scorso, stanno cercando e utilizzando ogni opportunità di estendere il loro network, che si è spesso scoperto essere composto da gruppi di 2 o 5 membri”.
Un capo dell’ufficio di polizia di nome Mehri, ha anch’egli condiviso la sua umile opinione: “Questo è un anno importante! Considerando l’attuale situazione, le nostre autorità devono garantire il mantenimento della forza nell’affrontare le tremende cospirazioni dei nostri nemici… loro (il MEK) stanno preparando piani venefici contro di noi”, (Fars – 13 Luglio 2018).
Alireza Arafi, imam della preghiera del venerdì di Qom afferma: “Le organizzazioni anti-rivoluzionarie (il MEK) stanno sognando la nostra sovversione. Hanno iniziato i loro attacchi attraverso i problemi economici e così via con un’ondata di disordini cui si è assistito in tutta la nostra nazione. Loro sperano che questo ci indebolirà e alla fine, col tempo, ci distruggerà”, (Tasnim – 13 Luglio 2018).
Un ex-parlamentare di nome Emad Afroogh, aggiunge:
“Guardare Trump e gli altri (il MEK) minacciare il nostro governo è piuttosto doloroso. Mi chiedo chi sia responsabile della nostra attuale situazione! Sebbene la gente stia diventando più consapevole e non più facile da ingannare. Il contrasto tra le proteste e le azioni a cui si è assistito, alla fine deluderà il nostro popolo e di conseguenza porterà all’innescarsi di una nuova serie di movimenti al loro interno”, (Asr-e-Iran – 14 Luglio 2018).
Il capo dell’Organizzazione per la Difesa Civile iraniana, Gholamreza Jalali, a questo proposito commenta: “Questo è un anno speciale. Come ricordato anche dal nostro Wilayat-e-Faqih, siamo ad una svolta delicata nella storia della nostra rivoluzione, che dobbiamo cercare di superare con successo. Un aspetto importante di quest’anno è che i nostri nemici hanno manifestato le loro intenzioni più chiaramente che mai, e cioè che faranno tutto ciò che è in loro potere per sbarazzarsi della Repubblica Islamica. Le loro impronte (del MEK) sono visibili in tutti gli eventi recenti di Khoramshahr”, (Tasnim – 14 Luglio 2018).
Anche Abolfazl Tavakoli Bina, del partito di coalizione, ha espresso la sua opinione.
Oggi il nostro governo sta affrontando una sfida molto grave. Il nemico (il MEK) sta cercando di creare disordini in ogni parte del nostro paese e di separare il popolo dal governo. Stanno usando i problemi esistenti a loro beneficio. Per questa ragione abbiamo arrestato molti di loro nei ultimi due mesi…”, (15 Luglio 2018).
Come specificato da Maryam Rajavi nel suo discorso del mese scorso, 5 sono i segni indicativi di una prossima caduta del regime iraniano e della vittoria finale del popolo:
“(1) Molti giovani manifestanti si sono ribellati contro le pretese riformiste del regime.
(2) C’è stato un netto aumento nelle proteste osservate da Dicembre 2017.
(3) I primi movimenti iniziati per motivi economici e sociali (riguardanti le milioni di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà, l’aumento del divario tra le diverse classi sociali, l’incontrollabile aumento dell’inflazione, l’aumento del tasso di disoccupazione, la mancanza di acqua, nonché la recente disconnessione dall’elettricità in molte regioni), sono maturati in alcuni movimenti esplosivi ed irreversibili che stanno specificatamente mirando alla sovversione del regime dei mullah.
(4) La fine dell’accondiscendenza, (come risulta evidente dall’uscita degli Stati Uniti dal precedente accordo sul nucleare con l’Iran, nonché nel proseguimento e nell’inasprimento delle sanzioni, soprattutto se si considera la recente aggiunta del petrolio e delle armi alla lista delle restrizioni) che certamente porterà via il potere al regime, indebolendo i suoi tentativi guerrafondai in Medio Oriente e i suoi tentativi di marchiare e reprimere le forze di opposizione. E ancor più importante
(5) L’unione del popolo iraniano sofferente al CNRI, cosa che il regime sembra temere più di tutto”.

 

FOLLOW NCRI

70,088FansLike
1,632FollowersFollow
40,396FollowersFollow