mercoledì, Dicembre 7, 2022
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Iran: Il regime dei mullah sottolinea il massiccio invio di membri dell’IRGC in Siria

Nel suo discorso alla cerimonia organizzata in onore dei membri dell’IRGC uccisi in Siria, il brigadiere Mohmmad Ali Jaafari, capo dell’IRGC, ha sottolineato ancora una volta il massiccio invio di forze in Siria. Ha definito il massacro di gente innocente in Siria “la difesa della santità del leader della rivoluzione” e “la lotta armata della rivoluzione islamica al di là dei confini iraniani”, “la lotta armata della rivoluzione islamica al di là dei confini iraniani è una benedizione grande e divina che non tutti avranno”.

Parlando del morale a terra delle forze del regime ha detto: “Noi dobbiamo considerare un nostro dovere espandere questo fronte … La lotta armata della rivoluzione islamica al di là dei confini iraniani è una benedizione grande e divina che non tutti avranno”. Riferendosi ai nuovi battaglioni di mercenari che verranno inviati presto in Siria, ha detto: “Delle buone basi sono state create a Teheran … per espandere questo fronte e noi lo stiamo espandendo in tutto il paese.

Durante la cerimonia Ghalibaf, sindaco del regime a Teheran e membro della ristretta cerchia di Khamenei, ha ammesso l’esistenza della rabbia popolare e delle proteste contro le enormi spese del municipio di Teheran per la guerra in Siria. E ha detto: “Meno di un decennio fa, c’era della gente nelle strade di Teheran che gridava “No a Gaza. No al Libano. La mia vita è per l’Iran”… persino allora i media si chiedevano perché i nostri soldi dovessero essere spesi altrove. Perché i nostri figli stanno combattendo su un altro fronte?”. Nel definire la guerra in Siria più difficile degli otto anni di guerra con l’Iraq, ha sottolineato ancora una volta il suo pieno appoggio all’aggressione criminale del regime in Siria (agenzia di stampa della forza terroristica Quds, Tasnim – 21 Ottobre).

Ali Larijani, capo del Majlis (parlamento), aveva detto in precedenza che, per il suo amore nei confronti dell’Ahl-e Beit (leggasi “esportazione del terrorismo”), l’Iran ha creato un glorioso movimento nel mondo ed ha sicurezza e potere. La sicurezza è una questione strategica per l’Iran e non una questione secondaria o minore (Tasnim – 3 Ottobre).

Anche Nategh Nouri, capo dell’ufficio investigativo speciale di Khamenei, ha ammesso l’esistenza di proteste popolari contro l’ingerenza del regime in Siria, e ha detto: “Il Libano, la Siria e la Palestina sono i nostri argini. Quando diamo consulenze e martiri alla Siria, è per non fare entrare il nemico nei nostri confini. Alcuni chiedono perché state dando le ricchezze del paese alla Siria, al Libano e alla Palestina?” (media ufficiali – 19 Settembre).

Anche un esperto politico del regime ha parlato dell’impatto dell’esportazione del terrorismo e del fondamentalismo nella regione: “Noi abbiamo visto la loro funzione deterrente e forse il loro potere deterrente è stato maggiore di quello dei missili Shahab-3… nelle condizioni più difficili, in cui Damasco stava crollando e quasi tutto era perduto, l’Iran è andato laggiù da solo” (media ufficiali – 22 Ottobre).

Nei loro rapporti interni, i comandanti dell’IRGC esprimono la loro preoccupazione per il fatto che la guerra in Siria durerà a lungo e che dopo le elezioni presidenziali americane la situazione si ritorcerà contro il regime di Bashar Assad. Perciò è necessario conquistare una situazione militare migliore e stabilizzare al potere Bashar Assad. Questo è il motivo per cui il regime è contrario a qualunque cessate il fuoco ad Aleppo. E il fatto di annunciare il cessate il fuoco non è altro che una tattica propagandistica che mira a giustificare il massacro dei civili. A causa dello sdegno popolare per i crimini del regime in Siria, i leaders del regime cercano di non porre l’accento sul ruolo dell’IRGC di fronte all’opinione pubblica.

Tutti i segnali indicano che il regime si trova ad un impasse in Siria. Nonostante l’invio di una quantità enorme di truppe dell’IRGC e di mercenari in Siria e i miliardi di dollari spesi,  delle risorse della povera gente in Iran, e nonostante un gran numero di comandanti dell’IRGC siano stati uccisi in Siria, non ci sono prospettive per il regime di uscire dalla crisi siriana.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

 

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