mercoledì, Febbraio 8, 2023
HomeNotizieResistenza IranianaIran: Il messaggio di Maryam Rajavi in occasione dell'anniversario del massacro del...

Iran: Il messaggio di Maryam Rajavi in occasione dell’anniversario del massacro del 1988

In occasione del 29° anniversario del più orrendo crimine contro l’umanità dalla Seconda Guerra Mondiale, Maryam Rajavi, la Presidente eletta del consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), ha inviato un messaggio che sollecita l’Alto Commissario dell’ONU per i Diritti Umani, a creare immediatamente una commissione indipendente per indagare sul massacro del 1988 e di conseguenza incriminare di fronte alla giustizia i responsabili. Di seguito il testo completo del messaggio.

Il movimento per ottenere giustizia ha scosso il regime che si fonda sul massacro – Il messaggio di Maryam Rajavi in occasione dell’anniversario del massacro del 1988.

Cari compatrioti,

29 anni fa, in questi giorni Khomeini, il più crudele assassino del secolo, dava inizio al massacro di 30.000 prigionieri politici affiliati al PMOI e ad altri gruppi dissidenti.

Khomeini cercava di sradicare il movimento di resistenza, nel tentativo di preservare il suo potere. Voleva fare qualcosa per far sì che nessuno avrebbe mai più pensato al cambiamento e alla libertà. Trovò la sua risposta nel precipitoso annientamento del PMOI e di tutti coloro che persistevano nel loro ideale di libertà.

Di fronte a questa brutalità senza precedenti, i prigionieri del PMOI furono orgogliosi di andare al patibolo a migliaia. Si iscrissero nella coscienza storica della loro nazione come simboli di dedizione e di lealtà alla causa della libertà. E la storia dell’Iran è stata benedetta dalla luce e dalla speranza della loro resistenza incrollabile.

Nel corso degli anni, il loro sangue ha continuato a scorrere nelle vene della società, suscitando spirito di ribellione e proteste nella lotta contro questo regime teocratico tirannico.

I nostri infiniti omaggi a tutti i prigionieri massacrati nel 1988 che perseverarono nella loro posizione contro il velayat-e faqih sotto interrogatorio e resistettero per la libertà. La loro lotta e la loro resistenza stanno martellando il regime sin da allora e fino ad ora.

Khomeini ha nascosto i loro nomi, ma questi sono gli uomini e le donne più famose della storia moderna dell’Iran. Il regime ha occultato le loro tombe, ma loro sono rimasti i membri più vivaci e appariscenti della nazione che combatte sul campo. Molti anni sono passati da quando hanno sfiorato la forca, ma tutti continuano a cantare l’inno carminio della libertà.

Miei cari compatrioti e giovani coraggiosi,

Lo scorso anno, il 28 Luglio 2016, i familiari dei martiri e dei prigionieri politici hanno emesso un comunicato che annunciava una campagna per la commemorazione delle vittime del massacro del 1988. Il movimento che chiede giustizia per le vittime del massacro ha ormai compiuto un anno. In questo periodo la campagna, stimolata dal sacrificio delle vittime e dalla volontà della nostra nazione di conquistare la libertà, ha più volte scosso il regime teocratico che si fonda sul massacro.

Ha portato una vasta conoscenza nella società iraniana, ed in particolare tra i giovani, sui terribili crimini commessi dal regime del velayat-e faqih. Ha infranto la congiura del silenzio dei mullah per nascondere il massacro del 1988 e costretto i religiosi al potere a confessare il loro coinvolgimento in questo crimine contro l’umanità.

Il movimento per ottenere giustizia ha inflitto una pesante sconfitta a Khamenei, che aveva nominato un membro della commissione della morte alla presidenza. Ha sconfitto tutto il regime nel suo complesso nelle elezioni-farsa, quando la nazione ha abbracciato lo slogan del movimento “No al boia! No al ciarlatano!”. Questa campagna ha anche resuscitato questo caso a livello internazionale, nonostante fosse stato costretto al silenzio dalla politica occidentale di accondiscendenza.

Questi sforzi hanno portato al punto in cui il Segretario Generale dell’ONU ha parlato del massacro del 1988 nel suo rapporto annuale di quest’anno.

Questo lungo anno di campagna ha dimostrato che il regime del velayat-e faqih è estremamente vulnerabile quando si tratta dei massacri sui quali si fondano i pilastri del suo potere. Ma alla fine, ogni sforzo dei mullah di incriminare il PMOI li immerge ancora di più in una palude di vergogna.

Sin dal principio, quando la notizia di questo massacro ha iniziato a trapelare dalle carceri, la Resistenza Iraniana si è sforzata di denunciare questo crimine a livello internazionale. In una lettera all’allora Segretario Generale dell’ONU Massoud Rajavi, il leader della Resistenza Iraniana, aveva scritto: “La comunità internazionale deve costringere il regime a rispondere alle domande sulle identità di tutti i giustiziati, sulla data, il luogo e il metodo di esecuzione utilizzato e il luogo della loro sepoltura. Deve presentare i mandanti e gli esecutori di questo enorme crimine”.

Anche nell’anno passato i sostenitori della Resistenza Iraniana hanno rischiato le loro stesse vite per raccogliere i nomi già conosciuti delle vittime del massacro e gli indirizzi delle loro tombe, nonché le informazioni sui membri delle commissioni della morte nelle province.

Io ringrazio tutti loro e chiunque si sia unito al movimento per ottenere giustizia nel corso dell’anno passato. Ringrazio tutti i giovani e gli studenti che hanno espresso la loro richiesta di giustizia per le vittime del massacro del 1988 in ogni momento e i prigionieri che hanno appoggiato il movimento nelle circostanze più difficili.

Ciononostante, tutto quello che è stato fatto finora è stato solo il primo passo. Il popolo iraniano e la Resistenza non desisteranno fino a che i mandanti del massacro dei prigionieri politici, cioè coloro che detengono le più alte cariche di autorità in questo regime, non affronteranno la giustizia.

All’inizio del secondo anno del movimento per ottenere giustizia, io esorto tutti a contribuire ad espandere ulteriormente il movimento. Questo è parte integrante della lotta del popolo iraniano per la libertà e il rovesciamento di tutto il regime nel suo complesso. Di conseguenza,

1. Io chiedo a tutti i giovani coraggiosi di questa terra di organizzare proteste per costringere i leader del regime a pubblicare la lista completa con i nomi di coloro che furono massacrati, gli indirizzi delle loro tombe e i nomi dei mandanti del massacro.

 

2. Io chiedo ai familiari dei martiri e dei prigionieri politici di riunirsi nel luogo in cui si trovano le tombe dei loro martiri, costringendo così il regime teocratico a riconoscere il loro diritto calpestato a tenere cerimonie funebri per i loro eroici figli.

 

3. Io chiedo ai miei compatrioti di partecipare attivamente alla campagna nazionale per raccogliere informazioni sui martiri, per trovare le loro tombe e denunciare i mullah e gli assassini coinvolti in questo crimine.

 

4. Io chiedo ai giovani seminaristi e ai religiosi che hanno preso le distanze da questo sinistro regime del velayat-e faqih, di condannare apertamente il massacro e di prendere le distanze da Khomeini e dal disumano e anti-islamico regime del velayat-e faqih.

 

5. Io chiedo ai parlamentari, ai partiti politici, alle organizzazioni per i diritti umani, ai leader religiosi e alle personalità pubbliche e politiche dei vari paesi, di condannare con fermezza il massacro dei prigionieri politici in Iran, con un atto di solidarietà verso il popolo iraniano. Essi devono sollecitare i loro governi a rendere il proseguimento delle loro relazioni politiche e commerciali con i mullah, contingenti alla fine delle esecuzioni e delle torture in Iran.

6. Io esorto l’Alto Commissario dell’ONU per i Diritti Umani a creare immediatamente una commissione indipendente per indagare sul massacro del 1988 e, di conseguenza, portare i responsabili di fronte alla giustizia. Io esorto il Consiglio di Sicurezza dell’ONU a fare tutto il necessario per perseguire i leader del regime per aver commesso un crimine contro l’umanità.

Tutti i maggiori casi di carneficina e repressione nello scorso quarto di secolo in Iran, sono legati alla persona di Khamenei e ai suoi uffici corrotti. Lui si è guadagnato la successione a Khomeini partecipando attivamente al massacro del 1988 e deve essere accusato di crimini contro l’umanità, prima di tutti gli altri leader del regime.

Cari compatrioti,

l’obbiettivo principale del massacro del 1988 era il PMOI. Khomeini ha insegnato ai suoi successori come preservare il potere: devono annientare il gruppo che persiste nelle sue posizioni. Negli ultimi tre decenni, Khamenei e i suoi complici hanno messo in pratica questa lezione.

Di contro il PMOI e il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, quale alternativa democratica al regime, sono la forza per la vittoria e la libertà. Realizzeranno il loro glorioso obbiettivo contando sul popolo dell’Iran. Quel giorno, le vittime del massacro del 1988 e tutti i 120.000 martiri caduti per la libertà in Iran, vivranno nella determinazione dei giovani iraniani, in 1000 bastioni di ribellione, in 1000 Ashraf e nell’esercito della libertà. Daranno inizio così ad un’epoca benedetta di libertà, democrazia ed uguaglianza.

Infiniti omaggi alle stelle splendenti della Resistenza Iraniana, i fieri martiri del 1988.

 

 

FOLLOW NCRI

70,088FansLike
1,635FollowersFollow
40,942FollowersFollow