mercoledì, Febbraio 8, 2023
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Iran: I sostenitori dei Mojahedin del Popolo in Iran ricordano il massacro a Campo Ashraf

CNRI – I sostenitori dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI o MEK) che si trovano in Iran, hanno tenuto cerimonie per ricordare il secondo anniversario del massacro dei dissidenti di Camp Liberty in Iraq.

Cerimonie commemorative dei familiari dei martiri del PMOI e dei loro sostenitori, si sono tenute la scorsa settimana a Tehran e Qazvin, a nord-ovest della capitale iraniana.

Durante queste cerimonie sono state condivise le storie dei 52 coraggiosi membri del PMOI martiri a Campo Ashraf.

I sostenitori del PMOI (o Mujahedin-e Khalq) hanno anche attaccato sui muri, sulle cabine telefoniche e in altre aree pubbliche delle città iraniane, posters in memoria dei 52 martiri.

Il 1° Settembre ricorre il secondo anniversario del massacro a Campo Ashraf del 2013. Cinquantadue dissidenti iraniani, disarmati e indifesi, tutti membri del principale gruppo di opposizione iraniano, il PMOI (MEK), furono massacrati e un altro gruppo di sette persone, tra cui sei donne, rapito dalle forze irachene per conto del regime in Iran.

Le forze dell’allora primo ministro iracheno Nuri Maliki giustiziarono molti residenti con le mani legate dietro la schiena, in stile esecuzione, durante il massacro del 1° Settembre 2013. A quelli feriti, tutte “persone protette” secondo la Quarta Convenzione di Ginevra e alle quali era stata “garantita” protezione dagli Stati Uniti e dalle Nazioni Unite, spararono in testa nell’ambulatorio del campo.

Molti detenuti politici iraniani, come Ali Moezi, nei giorni scorsi hanno inviato i loro messaggi dalle famigerate prigioni iraniane, per commemorare il secondo anniversario del massacro a Campo Ashraf.

Negli ultimi due anni la leader dell’opposizione iraniana, Maryam Rajavi, ha ripetutamente chiesto al Segretario Generale dell’ONU e all’Alto Commissario per i Diritti Umani di condurre un’indagine esaustiva e indipendente sul massacro del 1° Settembre, per assicurare i colpevoli alla giustizia e non permettere a Nuri Maliki e ad Ali Khamenei (leader supremo del regime iraniano) di nascondere questo grave crimine contro l’umanità.

 

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