domenica, Novembre 27, 2022
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Iran: I portatori di confine perseguitati

La sera del 10 Maggio, le forze di sicurezza del regime iraniano della stazione di polizia di Iranshahr, a Mohammadabad, hanno aperto il fuoco contro un pickup che trasportava carburante diesel. Il veicolo ha preso fuoco e i due che erano a bordo sono morti tra le fiamme.

La ragione per cui hanno sparato al pickup è che sembra stesse contrabbandando carburante.

Nella provincia del Sistan-Balucistan a causa della povertà e della disoccupazione la gente, ed in particolare i giovani, si guadagna da vivere vendendo carburante e altre merci. La popolazione povera di queste zone utilizza dei percorsi difficilissimi, col gelo d’inverno e la calura d’estate, con la paura di essere arrestata o uccisa.

Come all’inizio di questa settimana, quando quattro baluci sono stati uccisi o feriti dalle guardie della stazione di Nagour, al confine tra Iran e Pakistan, che hanno aperto il fuoco contro di loro. Questa tragedia straziante non è limitata solo al confine sudorientale del paese. 

Nella parte occidentale, in Kurdistan, i poveri portatori di confine, che trasportano merci sulla schiena attraverso passaggi tra le montagne, sono anch’essi il bersaglio del fuoco delle forze del regime iraniano.

Il 27 Febbraio, un portatore di confine curdo della contea di Sardasht, nella regione di Rabat, è stato ucciso dalle forze di sicurezza. Il 9 Marzo un altro portatore della città di Marivan è stato ucciso anche lui ad Asenabad, situata sul confine, dal fuoco delle guardie rivoluzionarie iraniane.

Tre giorni dopo, il 12 Marzo, molti di questi portatori sono stati feriti nella regione di Sardasht dal fuoco delle forze di sicurezza e uno di loro è morto in seguito in ospedale. Gli agenti repressivi del regime non solo prendono di mira questa povera gente, ma gli confiscano le merci con la scusa che sono contrabbandieri. Il 29 Marzo le guardie rivoluzionarie hanno circondato alcuni di questi portatori di confine a Saqez e Baneh e gli hanno saccheggiato tutte le merci.

Questa povera gente trasporta merci come carburante, sigarette, materiale elettrico, vestiti, copertoni… con grande difficoltà e con grave rischio della vita per guadagnare da vivere per le loro famiglie.

La persecuzione della povera gente avviene nonostante ogni anno entri nel paese merce di contrabbando del valore di oltre 20 miliardi di dollari, che equivale ad un terzo del valore del commercio ufficiale del paese.

Articoli come sigarette, telefoni cellulari, vestiti e persino lo zafferano, vengono contrabbandate nel paese da bande affiliate al regime. Questi contrabbandieri non solo non vengono presi di mira dalle forze di sicurezza, ma non vengono neanche arrestati. Infatti gli organi e gli elementi del regime, come le guardie rivoluzionarie, hanno i loro porti illegali che vengono utilizzati per il contrabbando. Si sa che circa 80 di questi porti illegali operano nelle province di Busher, Hormozgan e Sistan-Balucistan, al di fuori delle dogane ufficiali.

Questo contrabbando va a totale danno dei produttori locali. Inoltre se queste merci entrassero nel paese legalmente, porterebbero al governo 3 miliardi di dollari in entrate annuali di tasse. A Gennaio scorso Moussa al-Reza, un membro del Comitato per la Pianificazione, il Budget e il Controllo del parlamento ha affermato: “Il valore delle merci che entrano nelle zone franche è di oltre 8 miliardi e queste aree sono diventate centri ufficiali per il contrabbando”.

Il ministro degli interni del regime ha detto: “Abbiamo persone che hanno fatto arrivare nel paese 27.000 veicoli, tipo Porsche, a loro nome così non pagano tasse”.

Mentre le istituzioni affiliate al regime sono impegnate nel contrabbando di merci a livelli sbalorditivi e vengono appoggiati dai leaders del regime, alla povera gente si spara perché contrabbanda un po’ di carburante, qualche vestito e delle sigarette. Di sicuro questo regime pagherà il prezzo delle sue politiche, presto o tardi.

 

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