martedì, Dicembre 6, 2022
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Iran: Due persone arrestate per aver pubblicato le caricature di alcuni esponenti del regime

CNRI – La ciber polizia del regime iraniano (FATA) della provincia di Fars, Iran meridionale, ha arrestato due giovani iraniani per aver pubblicato vignette sugli esponenti del regime, hanno riferito i media ufficiali.

Il sito web di stato Jam News, il 1° Giugno ha riportato che la ciber polizia della città di Fasa nei giorni scorsi ha arrestato due persone, di 30 e 31 anni, per aver pubblicato su internet delle vignette su alcuni esponenti del regime. 

Il sito ha citato Ali Sheybanian, capo della polizia di Fasa, che ha detto: “Questi due individui intendevano disturbare l’opinione pubblica e seminare discordia tra la popolazione pubblicando le caricature delle autorità e frasi offensive in rete”.

La settimana scorsa un comandante della polizia del regime ad Isfahan, Iran centrale, ha annunciato che la ciber polizia (FATA) aveva arrestato un ragazzo di 15 anni che aveva cercato di aprire un suo canale virtuale sui social networks.

Jahangir Karimi ha annunciato: “Dopo l’indagine finale il quindicenne di Isfahan è stato identificato velocemente e convocato alla stazione di polizia”.

Le dichiarazioni di Karimi sono state riportate il 26 Maggio dal sito web della TV di stato IRIB.

La ciber polizia del regime iraniano (FATA) è responsabile del monitoraggio delle attività in rete. Il caso più eclatante di cui si è resa protagonista è stato quello del blogger Sattar Beheshti, ucciso sotto tortura mentre si trovava sotto custodia del regime, a Novembre 2012.

Il mese scorso la ciber polizia del regime ha annunciato di aver arrestato due giovani web bloggers a Rasht e Roudbar, Iran settentrionale, e di averli accusati di “crimini informatici”.

Il capo della FATA della provincia di Gilan, il colonnello Iraj Mohammadkhani, ha annunciato l’arresto il 3 Maggio, aggiungendo che “la produzione (illegale), la distribuzione e l’accesso a qualunque tipo di dati, software o di apparecchiature elettroniche, vengono considerati crimini informatici e chiunque commetta tali atti verrà condannato ad una pena da 91 giorni ad un anno di reclusione, o dovrà pagare una multa dai 5 ai 20 milioni di rial (da166 a 662 dollari), o entrambe”.

Recentemente, a Marzo 2016, Reporters Without Borders (RSF) ha detto che l’Iran è ancora  una delle cinque maggiori prigioni del mondo per il personale dei media e si trova al 173° posto su 180 paesi nel press freedom index 2015 di Reporters Without Borders.

Shahin Gobadi del Comitato Affari Esteri del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) il mese scorso ha detto: “La libertà di stampa e la libertà di espressione sono inesistenti nell’Iran del regime dei mullah. Il regime non solo reprime pesantemente i giornalisti, se affrontano argomenti considerati sensibili dai mullah, ma arrivano persino ad arrestare e a torturare a morte i bloggers dissidenti come Sattar Beheshti”.

“Le misure draconiane del regime contro gli organi di stampa, sono diventate più aggressive da quando Hassan Rouhani ha assunto la carica di presidente nel 2013”, ha aggiunto Gobadi.

Il regime fondamentalista iraniano questa settimana ha annunciato di aver dato un anno di tempo ai social media internazionali, in particolare a Telegram, per consegnare i dati dei loro utenti iraniani.

L’agenzia di stampa ufficiale IRNA ha riferito domenica e che la decisione è stata presa sabato 28 Maggio durante una sessione del Consiglio Supremo per il Ciberspazio, un comitato sull’uso del ciberspazio diretto dal presidente dei mullah Hassan Rouhani e che funge da regolatore IT del regime.

 

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