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Iran: Documento della Repubblica di San Marino sul riconoscimento della Resistenza Iraniana

Repubblica di San Marino

COMMISSIONE CONSILIARE PERMANENTE AFFARI ESTERI, EMIGRAZIONE ED IMMIGRAZIONE, SICUREZZA E ORDINE PUBBLICO, INFORMAZIONE

SEDUTA DEL 24 febbraio 2011
OGGETTO: Ordine del Giorno conclusivo del dibattito sul documento presentato dal Consigliere Giuseppe Maria Morganti nella seduta del 18 novembre 2010 sulla comunità iraniana rifugiata nel campo di Ashraf che lotta per la resistenza agli Ayatollah

 
nella seduta del 24 febbraio 2011
all’unanimità approva

 il seguente Ordine del Giorno:
       “ Dopo un breve periodo di speranza che aveva visto l’Iran libero dalla tirannia imposta dallo scià, dal 1979 e negli ultimi trent’anni il regime degli Ayatollah si è trasformato in una vera e propria tirannia religiosa che soffoca ogni forma di democrazia e limita pesantemente i diritti umani.
Le libertà fondamentali vengono negate e ogni forma di pensiero che non sia strettamente collegato con il regime, viene represso con la propaganda e, quando neppure questa è sufficiente, con la forza. La tortura, la prigione, le condanne a morte per coloro che si oppongono al regime, sono all’ordine del giorno.

     Durissime le condizioni per le minoranze, negati i diritti alle donne, il regime è espressione di un integralismo islamico che minaccia anche la sicurezza degli altri Paesi, fomentando il terrorismo e mirando a programmi di proliferazione nucleare che mettono a rischio la stabilità euroasiatica.Repubblica di San Marino

     Una piccola comunità di liberi cittadini iraniani si è rifugiata ad Ashraf, un campo profughi in Iraq, protetta dalle forze militari degli Stati Uniti d’America e delle Nazioni Unite è diventata il simbolo della resistenza al regime iraniano. Ora con il prevalere anche in questo Paese di forze politico religiose vicine al regime iraniano ed il ritiro del contingente militare americano, il campo di Ashraf rischia di essere lasciato senza protezione e i suoi abitanti imprigionati e uccisi. Per favorire una soluzione politico diplomatica i Parlamenti di 20 Paesi hanno sottoscritto una petizione rivolta alle Nazioni Unite ed al Consiglio d’Europa affinché i 3.400 profughi di Ashraf (tra loro più di 1000 donne), possano continuare a contare sulla protezione militare e della presenza permanente di osservatori dell’ONU.

     Parlamenti degli Stati Uniti d’America, Canada, Danimarca, Norvegia, Finlandia, Islanda, Svezia, Regno Unito, Francia, Italia, Germania, Spagna, Svizzera e il Consiglio Grande e Generale della Repubblica di San Marino, hanno consegnato un documento di solidarietà con la resistenza iraniana e lo hanno consegnato direttamente nelle mani della Signora Maryam Rajavi, Presidente eletto della resistenza iraniana, a Taverny (Parigi) il 26 giugno 2010 alla presenza di oltre 100.000 cittadini iraniani.

     La resistenza iraniana è organizzata democraticamente e rappresentata da un Parlamento che si riunisce due volte l’anno. In esso sono presenti tutti i partiti laici e religiosi che si oppongono al regime imposto dai mullah di Ahmadinejad e la sua attività è regolata da una carta costituzionale basata sui principi della democrazia politica rappresentativa e sui diritti degli uomini riconosciuti internazionalmente.

     Come si legge nel bollettino ricerca del Comitato Parlamentare Britanico per un Iran libero, lo stesso regime iraniano ha affermato che questa resistenza ha una ampia base popolare all’interno dell’Iran e svolge un ruolo di direzione nelle manifestazioni contro la dittatura al potere in Iran.

     Il sostegno all’attività del Parlamento della resistenza iraniana diventa sempre più ampio da parte delle istituzioni democratiche di tutto il mondo e di figure politiche di primo piano, ma i rapporti economici fra gli Stati e l’Iran spesso rappresentano un freno al riconoscimento politico pieno e totale anche da parte dei governi.

     La Commissione Consiliare Permanete Affari Esteri,

considerati

 i valori di libertà e democrazia su cui si basa la politica della Repubblica di San Marino, valori che non possono essere posti in secondo piano rispetto a interessi di natura commerciale economica,

considerata

la domanda di libertà che si è prodotta in Medio Oriente e le legittime richieste che il popolo iraniano manifesta per la democrazia,

 
invita

il Consiglio Grande e Generale ad istituire un contatto con finalità esplorative e di conoscenza della realtà politica rappresentata dal governo eletto dal parlamento della resistenza iraniana e di rivolgere alla Signora Maryam Rajavi, l’invito per una visita nella Repubblica di San Marino.”.