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Iran: Comunicato stampa della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo sul caso di Ashraf

ImageC O M U N I C A T O – S T A M P A
 
Purtroppo ciò che avevamo paventato è avvenuto.
Non ostanti i nostri appelli, infatti, la cittadina irakena di Ashraf, ubicata ai confini con l’Iran (trovasi, come una “spina nel fianco”, ad appena sessanta miglia da Teheran) ed abitata da circa 7000 profughi iraniani che, sfuggiti al regime sanguinario degli Ayatollah, hanno saputo trasformare un piccolo villaggio di pastori in un insediamento abitativo di tutto rispetto, fornito di ogni tipo di servizio e di comfort, sta per essere rasa al suolo e distrutta per sempre.

Questo, in attuazione dell’accordo surrettizio, di cui avevamo dato notizia qualche tempo fa, intervenuto tra le autorità del fondamentalismo sciita dell’Iran ed il governo, anch’esso di stretta connotazione sciita, dell’Irak. Accordo che prevedeva lo “smantellamento” (è un eufemismo) della cittadina, non appena gli “Americani” avessero cominciato a “disimpegnarsi” dall’importante area di riferimento logistico militare.
Di fatto, purtroppo, ancora una volta la real politic, prevale sui diritti fondamentali dell’uomo, quali, come nella fattispecie, la salvaguardia della libertà e dell’inviolabilità fisica della persona.
Ancora una volta, ancorché le situazioni siano strutturalmente diverse, il disimpegno statunitense, che, garantiva, a nome delle Nazioni Unite, la “sopravvivenza” di Ashraf, espone, alla stregua di quel che avvenne a Saigon, la popolazione di Ashraf, “simbolo” della libertà e della resistenza al regime fondamentalista e sanguinario dei Mullha, alla violenza dei sopraffattori irakeni ed iraniani coalizzati.
Paventando tutto questo, avevamo, appunto, rivolto un appello accorato all’O.N.U., alla Comunità Europea, agli Stati Uniti e ad ogni altro soggetto internazionale “deputato”, direttamente od indirettamente, a farsi garante di giustizia e libertà tra i popoli.
Ebbene, a questo punto, non potendo che dichiararci sgomenti per tanta insensibilità verso cittadini, uomini, donne, vecchi e bambini, abbandonati al loro ineluttabile destino (sembra che una colonna militare irakena, in pieno assetto di guerra e dotata anche di buldozer, bloccata ogni via d'accesso o di fuga da Ashraf, abbia già effettuato un primo assalto, provocando almeno 5 morti, più di 400  feriti e decine e decine di arrestati, tradotti non si sa dove) non ci resta che esprimere il nostro pieno e convinto cordoglio ai “resistenti” iraniani che, nei giorni scorsi, a Parigi, presente la loro leader in esilio, Maryam Rajavi, hanno celebrato, in centomila, non solo il rafforzamento generale del loro movimento, in Iran e nel resto del mondo, ma anche l’esplodere, finalmente, dopo i brogli elettorali, della protesta, ancorché brutalmente repressa, di un moto di opposizione quale si era visto soltanto ai tempi della “cacciata” dello Scià, Reza Palevi.
Di più, forti del fatto che all’onorevole Franco Frattini ci lega il conferimento del nostro prestigiosissimo “Premio Ungari”, conferitogli per il buon “lavoro” fatto per la salvaguardia dei diritti dei profughi politici quando fu Commissario della Comunità Europea, ci permettiamo di chiedere al Ministro degli Esteri di una nazione, che, tra l’altro, per la causa irakena, ha versato il sangue di molteplici cittadini e soldati, di farsi personalmente carico, prima che accada l’irreparabile, della salvezza di Ashraf e dei suoi abitanti.
E questo perché crediamo che l’Italia, proprio per quanto appena accennato, possa ben vantare “poteri d’interdizione” in merito ai “disegni” tragicamente appalesatisi sulla testa della cittadina di frontiera.
Per le medesime ragioni facciamo avere alle ambasciate iraniana ed irakena, in Italia, questo comunicato.
 
Roma, 30 luglio 2009
LEGA ITALIANA DEI DIRITTI DELL'UOMO ONLUS
Piazza Ara Coeli, 12 – 00186 Roma
tel. 06/6784168
fax 06/69200949

 

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