HomeNotizieResistenza IranianaIran: Attacco al campo di Ashraf, Massacro dei rifugiati iraniani in Iraq

Iran: Attacco al campo di Ashraf, Massacro dei rifugiati iraniani in Iraq

ImageMetro, 17 settembre – La peggiore delle ipotesi è divenuta realtà. Lo scorso del 28 luglio ad Ashraf, l’insediamento dei dissidenti iraniani (Mojahedin del popolo, Pmoi) a nordest di Baghdad e a 70 km dal confine con l’Iran, è stato assalito dalle forze di sicurezza irachene. Nell’irruzione sono state uccise almeno nove persone e centinaia sono rimaste ferite. Altre 36 sono state arrestate e sottoposte a percosse e torture. Nell’attacco i militari iracheni hanno usato gas lacrimogeni, idranti e manganelli contro i residenti disarmati, che cercavano di fermarli. «I residenti di Ashraf sono 3.500. Si tratta di uomini e donne che dal 1986 dedicano la loro vita alla lotta per la democrazia in Iran – sottolinea con foga Mahmoud Hakamian, del Consiglio nazionale della resistenza irachena (Cnri) –

Nel 2003 hanno consegnato tutte le armi agli americani, in cambio della loro protezione. Gli Usa hanno amministrato il campo fino all’inizio di quest’anno, quando hanno trasferito i poteri al governo iracheno. Il problema è che le istituzioni di Baghdad sono per lo più filoiraniane e quindi il loro obiettivo è di chiudere il campo e rimpatriare in Iran i 3.500 mojahedin, che andrebbero incontro ad arresti e morte certa. La verità è che vengono messe in atto le richieste fatte dal regime di Ahmadinejad, per opprimere la resistenza iraniana in Iraq». Anche Amnesty International ha più volte ribadito la propria opposizione al rimpatrio forzato dei mojahedin, ventilato dalle autorità irachene. Mentre Miriam Rajavi, presidente del Cnri, ha richiesto al presidente Usa Obama «di intervenire immediatamente per far sì che le forze Usa riprendano momentaneamente il controllo del campo per prevenire ulteriori spargimenti di sangue, fino a quando la responsabilità di Ashraf non sarà affidata ad una forza internazionale sotto il controllo delle Nazioni Unite». (VALERIA BOBBI)