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IRAN, ALEMANNO INCONTRA MARYAM RAJAVI: GOVERNI OCCIDENTALI FACCIANO DI PIÙ

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Pubblicata in data: 30/07/2009

"La repressione sanguinosa di queste settimane ci preoccupacome i dubbi sull'andamento delle elezioni in Iran, chiediamo a governo italiano e a quelli occidentali di fare di più, perché la storia ci insegna che di fronte a regimi che adottano violenza e repressione la prudenza è una strada sbagliata. Roma non può stare zitta e auspica una maggiore decisione nell'azione dei governi occidentali". Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, dopo l'incontro in Campidoglio con il presidente del Consiglio Nazionale della resistenza iraniana, Maryam Rajavi.

 Il sindaco ha poi ricordato le iniziative messe in campo dal Comune a sostegno della resistenza iraniana come lo spegnimento delle luci del Colosseo per protestate contro il discorso di Ahmadinejad al vertice Fao del 2008 nel quale aveva attaccato Israele e l'Occidente, e la decisione, approvata all'unanimità dal Consiglio comunale il 9 luglio, di intitolare una strada di Roma a Neda, la giovane donna uccisa a Teheran divenuta simbolo della resistenza iraniana. "Alla signora Rajavi – ha aggiunto il sindaco – ho donato la medaglia coniata l'anno scorso per il 21 aprile dove è raffigurata la costituzione italiana come simbolo dell'impegno della nostra città a sostegno della lotta al regime". "Ringrazio il sindaco per questo incontro e le iniziative messe in atto a nostro sostegno, che sono molto importanti per il nostro popolo – ha affermato Rajavi -Purtroppo l'accondiscendenza dei governi occidentali ha permesso ad Ahmadinejad e Kamanei di reprimere il nostro popolo, esportare il terrorismo e portare avanti il programma nucleare. Il popolo iraniano non vuole questo regime ed è pronto a pagare qualsiasi prezzo per la libertà". "Ieri Kamanei ha dato mandato al governo iracheno di attaccare la base mujaeidin di Ashraf, in Iraq, simbolo della resistenza iraniana. L'attacco ha provocato 8 morti e più di 380 feriti, un crimine contro l'umanità. Auspichiamo il non riconoscimento di Ahmadinejad come presidente e nuove elezioni da realizzarsi sotto l'egida dell'Onu".

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