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Iran: 28 anni dopo la strage degli oppositori politici, rimasta impunita, il regime continua con le esecuzioni di massa. Un appello all’ONU

COMUNICATO STAMPA

Roma, 4 agosto 2016 – Il Comitato Italiano di Parlamentari e Cittadini per un Iran Libero esprime sdegno per la nuova feroce ondata di esecuzioni in corso in Iran, dove il 2 agosto sono stati impiccati 25 prigionieri politici sunniti. Questo accade nel periodo in cui ricorre il 28° anniversario del più grave eccidio di prigionieri politici in Iran: nell’estate del 1988, infatti, nel giro di pochi mesi circa 30.000 prigionieri politici, fra i quali anche donne incinte e minorenni, furono massacrati dalle forze di sicurezza iraniane. 

L’ordine del massacro era arrivato allora direttamente con una fatwa (decreto religioso) dell’ayatollah Khomeini, che chiedeva l’esecuzione di tutti coloro che erano fermamente decisi ad appoggiare l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (OMPI). Ai prigionieri veniva fatta una semplice domanda: “Appoggi ancora l’OMPI?”; quelli che rispondevano “Sì” venivano giustiziati, anche se la loro condanna originaria era già stata scontata. 

La stragrande maggioranza delle vittime erano membri e sostenitori dei Mojahedin del Popolo. Vennero impiccati in gruppi di fino a 15 persone alla volta, e poi sepolti in fosse comuni. Il numero esatto degli oppositori uccisi in quella occasione – stimato in 30.000 – è ignoto, poiché nessuna indagine ufficiale è stata mai avviata. I responsabili di quel massacro non sono stati mai giudicati e, al contrario, hanno continuato a svolgere ruoli esecutivi in Iran; molti di loro sono oggi funzionari dell’attuale regime.

Nel rivolgere un appello al Consiglio di Sicurezza dell’ONU perché riconosca quel massacro come “crimine contro l’umanità”, per consentire che i responsabili vengano finalmente assicurati alla giustizia, il Comitato Italiano di Parlamentari e Cittadini per un Iran Libero ricorda che sotto la presidenza di Rouhani le esecuzioni in Iran sono state finora più di 2.200 e che l’attuale ministro della Giustizia, Mustafa Purmohammadi, era membro del “Comitato della morte” nel 1988.

 

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