martedì, Dicembre 6, 2022
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Il regime iraniano teme Telegram

CNRI – Dato che teme i canali dei social network, i regime iraniano ha chiesto loro di collaborare e di lavorare come spie per il governo.

Uno dei canali di Telegram è stato accolto molto bene in Iran e, secondo i dati, ci sono attualmente 40 milioni di smartphones che accedono regolarmente a Telegram. Secondo le cifre presentate dal regime iraniano, il totale delle linee assegnate (di telefonia mobile), ha raggiunto i 150 milioni e 230.000 utenti alla fine di Settembre 2016, vale a dire quasi il doppio dell’intera popolazione del paese. Questo dato è tra i più alti del mondo perché la società vuole ottenere informazioni aggiornate e attendibili.

Il ministro dell’interno, Abdolreza Rahmani Fazli, ha ammesso che anche l’IRIB ha perso la sua influenza sulla società. L’agenzia di stampa ISNA ha riferito che ci sono quasi 170.000 canali attivi in persiano su Telegram e circa 11.000 canali contano più di 5000 membri. Secondo i dati, dai 20 ai 100 milioni di utenti di Telegram Messenger sono iraniani.

Dato che Telegram Messenger è stato accolto benissimo dagli iraniani e soprattutto dai giovani, il regime iraniano è preso dalla paura e vuole filtrare i siti web dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK) e della Resistenza Iraniana. Riguardo a questa questione, una delle autorità del regime ha confessato: “Telegram non collabora con il regime iraniano. La politica della censura è diventata anche una barzelletta e nelle prossime elezioni presidenziali potremmo trovarci di fronte alle più grosse frodi elettorali”.

Il segretario del comitato che determina le pagine dai contenuti gravemente criminali, Abdolsamad Khoram Abadi ha detto: “Durante le elezioni che si sono tenute lo scorso anno in Iran, abbiamo avuto le frodi più grosse nelle elezioni del parlamento e dell’Assemblea degli Esperti. I gestori dei social media stranieri si sono rifiutati di parlarci dei contenuti pubblicati su internet contro i candidati o di darci i loro indirizzi IP. Di conseguenza non abbiamo potuto punirli” (IRIB 2 – 1° Gennaio 2017).

Il CEO di Telegram Messenger, Paul Dorf, ha dichiarato di aver rifiutato la richiesta di collaborare con il regime iraniano per spiare i cittadini iraniani.

Ciononostante, perché il regime fa tutti questi sforzi per filtrare Telegram e qual’è il problema principale?

A dire il vero il regime iraniano ha chiesto con garbo alla Telegram Company di filtrare i siti web del PMOI (MEK) e della Resistenza Iraniana. Il regime iraniano teme seriamente i Mujahedeen, ha anche commesso il massacro di 30.000 di loro per fare in modo che non avessero più nessun legame con il popolo, ma l’attuale ciberspazio ha distrutto i piani del regime.

Shohadaye Iran, un sito web di stato, ha riportato che recentemente un gruppo di esponenti del regime iraniano ha sollecitato con decisione Telegram a filtrare i canali simpatizzanti con la Resistenza Iraniana. Ma la richiesta è stata decisamente respinta dal  cloud-based instant messaging service.

Telegram ha risposto che, in base al principio della libertà di parola, non avrebbe preso in considerazione questa richiesta e non avrebbe chiuso o filtrato questi canali, ha riferito un sito web di stato il 31 Dicembre.

Telegram è molto popolare in Iran e viene ampiamente utilizzato dai giovani iraniani che cercano di aggirare la censura imposta ad internet dal regime teocratico. Secondo alcune notizie Telegram è la prima app messaging e la più popolare piattaforma di social media per gli iraniani.

Shahin Gobadi, un portavoce del PMOI, ha detto: “Il tentativo del regime teocratico di costringere persino le compagnie straniere a filtrare i canali simpatizzanti con la Resistenza Iraniana, dimostra chiaramente la paura e l’ansia del regime riguardo alla crescita di popolarità della Resistenza Iraniana in patria, ed in particolare tra i giovani iraniani. È anche un’ammissione del regime che, nonostante tutta la repressione e la censura, gli iraniani aspirano a connettersi con il MEK per ottenere le notizie e le informazioni dalla Resistenza”.

“Tutto questo è in linea con i ripetuti avvertimenti degli ultimi mesi degli alti esponenti del regime sulla crescita di popolarità e delle attività del MEK tra i giovani iraniani, soprattutto nelle università”, ha aggiunto Gobadi.

Il regime iraniano teme anche le proteste popolari, gli scioperi e le manifestazioni. Le persone riescono realmente a collegarsi l’una con l’altra grazie a questi networks di instant messaging, come Telegram, e possono organizzare manifestazioni e proteste di fronte al parlamento iraniano e al carcere di Evin.

Dopo le rivolte del 2009, il regime iraniano ha immediatamente creato un comitato per determinare le pagine a contenuto altamente criminale. Ma gli esponenti del governo, compreso il segretario del comitato Abdolsamad Khoram Abadi in un’intervista del 2 Gennaio 2017 hanno dovuto ammettere la sconfitta.

 

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