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Il prigioniero politico,Reza Hoda Saber è morto in seguito ad uno sciopero della fame

Morte di Reza Hoda Saber, prigioniero politico, in seguito ad uno sciopero della fame e ad un ritardo del suo ricovero in ospedale.

Maryam Rajavi: “L’aumento della repressione e delle esecuzioni dei prigionieri politici è un segno di incapacità del regime dei mullah nel confronto con la loro perseveranza”.

CNRI – Signor Reza Hoda Saber, prigioniero politico di 52 anni, giornalista e traduttore, è deceduto sabato 11 giugno in seguito ad un arresto cardiaco dovuto a causa di sciopero della fame e ad un ritardo del suo ricovero in ospedale. I medici hanno dichiarato che la sua morte sia dovuta alla negligenza di guardie di prigione per il suo trasferimento tempestivo in un ospedale. Fu, dal 2000 al 2009, uno degli funzionari del giornale “Iran Farda” , che è stato chiuso, e durante questo periodo di tempo è stato a più volte arrestato e messo in isolamento. Nel maggio del 2004 è stato condannato a cinque anni di reclusione. Cosi anche nel 2006, condannato a otto mesi di carcere per aver contribuito alla creazione di un’associazione non governativa. M. Reza Hoda Saber è stato arrestato, per l’ultima volta, nell’agosto del 2010, e fu incarcerato nella famigerata prigione di Evine.

Insieme ad altri detenuti politici, per protestare contro la violenza della repressione avvenuta durante i funerali di Ezatollah Sahabi, dove aveva trovato la morte sua figlia, Haleh Sahabi, il 2 giugno, aveva iniziato uno sciopero della fame. Ed è durante questo sciopero che è rimasto vittima di un grave attacco cardiaco.

Per il timore di proteste popolare durante le ceremonia di sepoltura, il regime inumano dei mollah, non ha reso il corpo alla sua famiglia né la ha autorizzata a tenere una cerimonia funebre.

La signora Maryam Rajavi, Presidente eletto del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, ha inviato le sue condoglianze alla famiglia di signor Reza Hoda Saber e ai suoi amici. L’aumento della repressione e delle esecuzioni dei prigionieri politici, ha sottolineato la signora Rajavi, sopratutto in questi ultimi mesi, tradisce l’impotenza del regime disumano dei mullah, di fronte al coraggio, alla resistenza e alla perseveranza dei detenuti che, come Ali Seremi Hossein Khezri, Jafar Kazemi, Ali Hadj-Agha’i, Mohsen Dokmetchi e Reza Hoda-Saber, con la loro resistenza e il loro rifiuto del compromesso, hanno messo il regime e i suoi carnefici in ginocchio.
Maryam Rajavi ha chiesto alla gioventù coraggiosa e appassionata di libertà, attraverso tutto il Paese, di considerare come dovere patriottico di assistere i prigionieri politi e le loro famiglie.

La Signora Rajavi ha fatto richiesta all’assemblea delle organizzazioni internazionali e delle istanze di difesa dei diritti dell’uomo, in particolare al Segretario Generale dell’ONU e all’Alto Commissario dei Diritti Uomi, di condannare i crimini del regime e di prendere delle misure urgenti per salvare i prigionieri politici. Ha chiesto inoltre il riferimento delle informazioni sugli abusi del regime, davanti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, e il processo a Khamenei e ai dirigenti di questo regime, per crimini contro l’Umanità.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
12 giugno 2011
 

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