giovedì, Dicembre 8, 2022
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Il PACE chiede un’indagine sul massacro degli esuli iraniani in Iraq

Il 21 Novembre l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE) ha chiesto un’indagine sull’attacco del 1° Settembre a Campo Ashraf perpetrato dalle forze irachene durante il quale 52 membri dell’opposizione iraniana, l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK), sono stati giustiziati.

 

Il PACE è la più antica assemblea parlamentare internazionale formata da membri del parlamento democraticamente eletti, creata sulla base di un trattato intergovernativo. Si occupa di eventi europei ed internazionali ed esamina questioni attuali che riguardano le popolazioni dei paesi europei. I temi principali affrontati dal PACE sono i diritti umani, la democrazia, la protezione delle minoranze e lo stato di diritto.

Di seguito il testo del comunicato del PACE:

“Il 1° Settembre 2013, uomini armati hanno fatto irruzione a Campo Ashraf in Iraq, che per molti anni è stata la casa dei dissidenti politici iraniani esiliati dal loro paese. Almeno 52 residenti sono stati uccisi. Vi sono prove attendibili, come riprese video e fotografiche, che a molte delle 52 vittime hanno sparato in testa e ad alcuni dopo averli ammanettati.

Il governo iracheno nega la responsabilità dell’attacco ma ha promesso di indagare sulle uccisioni. A tutt’ora, nessun risultato ufficiale di una tale indagine è stato reso pubblico. Siamo sconcertati del fatto che, circa 12 settimane dopo il raid mortale, i responsabili di questo crimine atroce non siano ancora stati assicurati alla giustizia. Dovrà essere condotta una inchiesta internazionale indipendente il più presto possibile.

Durante lo stesso raid, sette dissidenti iraniani, sei donne e un uomo, tutti appartenenti al gruppo di opposizione iraniano “Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano”, sono stati rapiti a Campo Ashraf.

Vi sono indicazioni che queste sette persone siano trattenute dalle forze di sicurezza irachene in una struttura di detenzione segreta a Baghdad. Sono a rischio di tortura ed altri maltrattamenti e potrebbero essere riportati in Iran con la forza.

Esortiamo le autorità irachene a rilasciare questi sette iraniani, a meno che non siano debitamente accusati di un reato penale internazionalmente riconosciuto; di assicurarsi che siano al riparo da torture ed altri maltrattamenti e che non vengano forzatamente ricondotti in Iran dove le loro vite sarebbero in pericolo.

Ci rivolgiamo all’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), perché fornisca protezione ai residenti di Camp Liberty secondo quanto stabilito dal suo mandato”.

 

 

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