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Il Ministero iracheno cerca di nascondere il sequestro e il massacro di Camp Ashraf

Mentre sette membri dell’Organizzazione dei Mojahedin del popolo iraniano (PMOI/MEK) di Camp Ashraf sequestrati il 1° settembre da forze al comando di Maliki sono ancora tenuti prigionieri a Baghdad e mentre l’esecrazione contro l’attacco ad Ashraf della comunità internazionale e gli appelli per il rilascio immediato degli ostaggi crescono quotidianamente, il cosiddetto Ministero per i diritti umani ricorre a ogni falsità e denigrazione per giustificare il massacro e il sequestro e il crimine contro l’umanità perpetrato da Maliki e dalle forze al suo comando.

A questo proposito, dopo che il portavoce di questo ministero Kamel Amin il 12 settembre ha dichiarato che le forze di sicurezza avevano arrestato quei sette perché li avevano attaccati (Free Iraq Radio, Ilaf), Shia Soudani, ministro per gli affari umani (membro del partito Dawa di Maliki) si è affrettato a negare la dichiarazione di Amin (Associated Press, 13 settembre).

Ciò avviene mentre l’Alto Commissario ONU per i rifugiati ha dichiarato nel suo comunicato del 13 settembre che gli ostaggi sono tenuti in Iraq. Inoltre, il 14 settembre la TV Beladi, legata alla coalzione che governa l’Iraq, ha citato “un’autorità di polizia” secondo cui “ le forze di sicurezza irachene stanno interrogando una serie di membri del PMOI. Le autorità hanno arrestato sette membri di questa organizzazione con fondate motivazioni giuridiche”.

Il Ministero per i diritti umani, il cui lavoro consiste nell’avallare i crimini del regime iraniano e del governo di Maliki in Iraq, ha dichiarato in un comunicato: “ Il Ministero per i diritti umani ha dato seguito al trasferimento degli ultimi gruppi dei membri del PMOI a Camp Liberty, a Baghdad, e questo spostamento si è svolto con successo con grande responsabilità da parte degli organi di sicurezza in relazione alla protezione dei residenti e al rispetto della loro dignità.”

‘Responsabilità’, ‘protezione’ e ‘dignità’ nel lessico del regime clericale e dei suoi manipoli in Iraq sono pseudonimi di ‘esecuzione di massa con le mani ammanettate’, ‘sequestro’, ‘far saltare in aria le cose con gli esplosivi’ e ‘derubare e privare dei loro beni i rifugiati e le persone protette’. Similarmente, Khomeini nel 1988 denominò Comitato per l’amnistia il comitato di morte per il massacro dei prigionieri politici.

Il comunicato prosegue dicendo: l’organizzazione PMOI “non smette di falsificare e alterare la realtà. E’ ricorsa a mezzi di comunicazione insignificanti che lavorano per denaro per fabbricare storie e falsità allo scopo di fuorviare l’opinione pubblica e celare i propri crimini eliminando fisicamente l’opposizione della base ai suoi leader.”. Dall’oscenità del ministro per i diritti umani nel giustificare questo crimine si può dedurre la misura della brutalità e della condotta criminale di Maliki e delle sue forze.

Data l’evidente responsabilità del governo statunitense e delle Nazioni Unite riguardo all’incolumità e alla sicurezza di tutti i residenti di Camp Ashraf e Camp Liberty, la resistenza iraniana richiede il loro intervento attivo per garantire il rilascio immediato degli ostaggi che attualmente sono tenuti dalle forze al comando di Maliki vicino all’aeroporto di Baghdad.

Segreteria del Consiglio nazionale della Resistenza iraniana

15 settembre 2013

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