martedì, Febbraio 7, 2023
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Il macabro cambiamento in Iran

Non finisce quest’anno, annus horribilis, maledetto per gli iraniani. Dall’inizio del 2013 al 10 ottobre, Giornata internazionale contro la pena di morte, sono state registrate 471 esecuzioni capitali.  Registrate, perché il numero reale, visto che si tratta del regime dei bugiardi, è sicuramente più alto. Uno pensa che ora che ci sono state le elezioni, le cose cambiano. In effetti le cose sono cambiate, le impiccagioni sono aumentate. Dal giorno della farsa delle elezioni presidenziali dei mullà del 14 giugno sono state impiccate 231 persone, di cui 10 donne. Dall’11 al 25 settembre, nel periodo in cui il nuovo presidente dei mullà si trovava nel Palazzo di Vetro hanno impiccato 50 persone.  Il cambiamento non si ferma qui. Sono state emesse 6 sentenze di amputazione di mani a Shiraz; quattro sentenze di lapidazione a Tabriz; un decreto di estirpazione dell’occhio e di taglio dell’orecchio a Teheran. Occhio per occhio dente per dente, in che anno siamo? Maledetto giorno, quello delle elezioni del tutto false, di cui si occupano i media occidentali molto attenti agli affari che si possono ricavare da quella martoriata terra, nelle mani di corrotti incapaci. Mentre, qui in Italia ci si irrita, giustamente, per i funerali del nazista Priebke, e si osanna il nuovo governo della Repubblica islamica di cui fa parte, come  ministro della Giustizia Pour-Mohammadi, il boia responsabile dell’uccisione di più di 30.000 prigionieri politici nell’estate dell’88. In che modo viviamo?

Anno cattivo, maledetto il 2013. Il 1° settembre le forze del primo ministro iracheno, amato da Obama e da Khamenei, su ordine de quest’ultimo entrano nel campo Ashraf in Iraq  e uccidono 52 dei 101 rifugiati iraniani e ne rapiscono sette, 6 donne e un uomo. Dal 1° settembre i loro compagni nel campo Liberty sono in sciopero della fame, ad oggi quasi 50 giorni. Molti altri iraniani, in ogni parte del mondo, per solidarietà con loro e per la liberazione degli ostaggi sono in sciopero. I mas media occidentali tacciono, non escono ancora dalla sbornia del nuovo presidente dei mullà, e di quanto sia nuovo  questa stessa penna  ha più volte scritto. Dove abbiamo nascosto la coscienza?

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ora, e ancora una volta, tutti andiamo a trattare sul nucleare con il regime! Liberi, l’Occidente è libero di trattare ancora con il regime liberticida! di provare ancora, d’ingannarsi di nuovo. Per quanto riguarda noi iraniani abbiamo già deciso, dovunque respiriamo. Abbattere il regime teocratico liberticida al potere in Iran, con tutte le sue fazioni, è il nostro compito. Noi iraniani non vogliamo l’Iran nucleare. Noi iraniani amiamo la libertà, lo dice la nostra storia. Certo la sporca politica d’appeasement dell’Occidente ci complica il compito, ma noi iraniani non siamo nati ieri. Il Re della Persia, Ciro il Grande, 2500 anni fa fece scrivere la prima carta dei Diritti Umani, quei diritti che vengono calpestati palesemente nella nostra patria, sotto gli occhi anestetizzati dell’Occidente che stringe la mano al nostro carnefice. Abbattere il regime e portare la democrazia in Iran è il nostro dovere. Stringere le mani sanguinarie degli uomini del regime non fa onore a nessuno. Noi saremo in grado di rovesciare il regime dittatoriale teocratico che domina il nostro paese, malgrado i soccorsi dei governi occidentali. Siamo chiamati noi a scrivere la storia della nostra patria. La pazienza del popolo iraniano è proverbiale, ma non infinita. Maledetto 2013, anno nero, che dura da 34 anni! Il sole non nasce forse dalla tenebra?

Esmail Mohades

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