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Il Luogo di Transito Temporaneo (Campo Liberty ) per i residenti di Ashraf è un progetto fallito

Mrs. Rajavi sollecita il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon a dichiarare il fallimento di questo progetto, attuato su intervento e pressione del regime iraniano sul governo di Maliki, per porre fine al trasferimento coatto dei residenti di Ashraf, alla persecuzione e all’agonia dei residenti di Liberty sotto il caldo insopportabile dell’Iraq

 Mentre l’UNAMI e l’UNHCR sottolineano che non ci sono prospettive a breve termine per un trasferimento dei residenti fuori dall’Iraq, il TTL (Luogo di Transito Temporaneo) , che era stato progettato per una permanenza di sei mesi,  ormai è solo un appellativo vuoto che viene usato dal governo di Maliki per nascondere le sue violazioni dei diritti umani nei confronti dei residenti di Campo Ashraf e Liberty. Il periodo di tempo per il TTL stabilito nel MOU originario sottoscritto dalle Nazioni Unite e dal Governo dell’Iraq, era di sei mesi. Ma nell’accordo firmato il 25 Dicembre 2011 tra il Rappresentante Speciale del Segretario Generale  e il Consigliere per la Sicurezza di Maliki, questo periodo è stato omesso su direttive di Maliki, per realizzare le malvagie intenzioni del regime iraniano nei confronti della sua principale opposizione.
La mancanza degli standards umanitari e le continue violazioni del IHRL, IHL, ICCPR, ICESCR, la Convenzione contro la Tortura e la violazione dei diritti fondamentali alla salute, alla tranquillità e alla libertà di circolazione dichiarati dall’UNHCR, vengono giustificate dicendo che “Liberty è un TTL”. Lo scopo, ovviamente, è quello di costringere i residenti ad arrendersi al fascismo teocratico e alla fine tornare in Iran.
I residenti di Ashraf e Liberty hanno comunicato i suddetti punti al Segretario Generale Ban Ki-moon in lettere individuali e congiunte. Alla fine i residenti, dopo le numerose lettere inviate inutilmente a Mr. Martin Kobler, il 22 Maggio hanno scritto al Segretario Generale di intervenire su questo progetto fallimentare presentando le loro richieste in sei punti. (Comunicato del CNRI del 23 Maggio).
Il Comitato Internazionale “In Search of Justice”, nel suo comunicato del 30 Maggio rilasciato per conto di 4000 parlamentari delle due sponde dell’Atlantico, ha detto: “Nel frattempo, le condizioni di Liberty stanno violando pesantemente molti dei minimi diritti umani e degli  standards umanitari e, nonostante siano passati esattamente quattro mesi dalla dichiarazione di Mr. Kobler, il Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite, che annunciava la conferma del rispetto di questi standards da parte dell’UNHCR e dell’UNAMI, Liberty sta ancora soffrendo per la mancanza di beni essenziali come l’acqua, l’elettricità ed un sistema fognario adeguatamente funzionante, ed il Governo dell’Iraq, in modo disumano, impedisce il trasferimento dei beni necessari dei residenti da Ashraf a Liberty. Nonostante le ripetute dichiarazioni dell’UNHCR, come quelle del 1° Febbraio, 1° Marzo e 28 Marzo, i residenti non hanno diritto di passaggio, non hanno accesso ai loro avvocati e ai loro familiari non è permesso entrare in Iraq o a Liberty/Ashraf. Liberty è, sotto tutti gli aspetti, una prigione. Ed invece di migliorare queste condizioni, il mandato di Mr. Kobler sembra essere, principalmente e soprattutto, chiudere Ashraf a qualunque costo ed ammassare i residenti nella Prigione di Liberty. Questo ha provocato in tutti noi frustrazione e sgomento”.
Mrs. Maryam Rajavi, il Presidente eletto del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, 10 giorni dopo che la lettera del 22 Maggio del rappresentante dei residenti di Ashraf e Liberty è stata inviata al Segretario Generale, sollecita il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon a dichiarare il fallimento di questo progetto attuato su intervento e pressione del regime iraniano sul governo di Maliki, per porre fine al trasferimento coatto dei residenti di Ashraf, alla persecuzione e all’agonia dei residenti di Liberty sotto il caldo insopportabile dell’Iraq.
“Nonostante i residenti abbiano mostrato la massima flessibilità e buona volontà, sopportato sei mesi di amarezza e dolore, scritto decine di bozze inutili e lettere screditate da Mr. Kobler”, ha dichiarato Mr. Rajavi, “le continue violazioni degli impegni e degli accordi da parte del governo iracheno, come far deviare e tornare indietro il veicoli di servizio appartenenti alle donne a metà strada da Liberty in presenza degli osservatori delle Nazioni Unite, come anche la mancanza del rispetto degli standards umanitari e l’aumento delle restrizioni e delle pressioni, in particolare permettendo l’intervento del regime iraniano, non lasciano alcun dubbio che il progetto del TTL sia fallito”.
Mrs. Rajavi ha aggiunto: “Le Nazioni Unite e il Consiglio di Sicurezza devono anche rivolgersi al Governo dell’Iraq affinché si raggiunga un accordo con i residenti per una soluzione che sarà, come il Segretario Generale Ban Ki-moon ha dichiarato il 26 Dicembre 2011 dopo la firma del MOU, che sarà “una soluzione durevole e pacifica a questa situazione, nel rispetto sia della sovranità dell’Iraq che dei suoi obblighi umanitari internazionali e dei diritti umani”.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
31 Maggio 2012

 

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