lunedì, Febbraio 6, 2023
HomeNotizieIran NewsIl divieto di Telegram da parte del regime iraniano: uno sguardo economico...

Il divieto di Telegram da parte del regime iraniano: uno sguardo economico e sociale

Il sistema giudiziario del regime iraniano ha emesso una sentenza il 30 aprile 2018, richiedendo alla Compagnia di Infrastrutture per le Telecomunicazioni del Paese, agli operatori di rete mobile e ai fornitori di comunicazioni fisse di bloccare l’accesso al sistema di messaggistica Telegram.

“Il blocco deve essere attuato in modo tale che il contenuto di Telegram non sia in alcun modo accessibile attraverso alcun programma anti-censura”, si legge nell’ordine giudiziario.
Chiunque abbia anche una minima conoscenza del ciberspazio iraniano conosce l’enorme impatto sociale di Telegram nel Paese.
Grazie al suo alto livello di sicurezza e all’interfaccia semplice, Telegram è diventato il sistema di messaggistica più popolare in Iran. Sebbene il regime iraniano sia riluttante a pubblicare cifre al riguardo, le dimensioni di tale popolarità vanno oltre le possibilità che siano nascoste o persino controllate.
Il 70% dello scambio totale di dati di Telegram è collegato ai suoi utenti iraniani. Gli Stati Uniti sono secondi con il 4%, molto probabilmente a causa dei loro cittadini di origine iraniana.
Telegram ha 40 milioni di utenti in Iran. Si tratta della metà della popolazione del Paese e di quasi il doppio della sua popolazione attiva (le cifre ufficiali indicano la popolazione attiva del Paese in 22 milioni).
Gli iraniani sono i detentori del primato nell’uso di Telegram in vari modi: quasi un terzo dei canali di Telegram sono in lingua persiana; un utente di Telegram iraniano è in media membro di 18 canali di Telegram; e ogni canale Telegram in persiano ha in media 8.500 membri, ponendo gli utenti iraniani al primo posto anche in questa categoria.
Una parte enorme degli utenti iraniani di Telegram sono i giovani e giovanissimi del Paese, che usano tale app per coprire quasi il 60 percento delle loro esigenze di intrattenimento. Nonostante gli avvertimenti, le minacce e le misure restrittive del regime, l’uso di Telegram tra la popolazione giovanile iraniana non è mai diminuito, dato che le ammissioni da parte di funzionari del regime dimostrano che più di 30 milioni di iraniani hanno usato programmi anti-filtro per accedere a Telegram durante i giorni dell’insurrezione di gennaio quando il governo ha bandito l’app. Inoltre, gli utenti in quel momento erano in qualche modo impreparati, in quanto non avevano previsto che l’app sarebbe stata vietata.

Il ruolo di Telegram nella scena economica dell’Iran
Il numero di impieghi direttamente e indirettamente correlati a Telegram è stimato in rispettivamente uno e cinque milioni. Creati da circa 10-15 mila aziende online basate su Telegram-Instagram, tali impieghi coprono aree come negozi online, servizi e pubblicità attraverso la creazione di canali Telegram popolari.
Le vendite dirette di beni e la fornitura di servizi e pubblicità commerciali con tali canali si sono diffuse negli ultimi anni e sono considerate le più importanti attività imprenditoriali online.

Conseguenze economiche dirette del divieto di Telegram
“Le aziende online, inclusi negozi online, fornitori di servizi e servizi di ordinazione di taxi hanno sofferto danni per 500 miliardi di toman negli ultimi giorni”, ha affermato il vicepresidente della Commissione Internet del Sindacato Tecnologia Informatica e Comunicazioni di Teheran, dopo i giorni della rivolta di gennaio in cui Telegram era stato bloccato.
Anche il vicepresidente della Commissione per le Imprese basate sulla Conoscenza Moderna della Camera di Commercio del regime ha evidenziato negli stessi giorni che “ci sono 10-15.000 imprese puramente online nel Paese che andranno in bancarotta se ci sarà un divieto costante di Telegram”.
Allo stesso tempo, il Centro Media Digitali del regime, collegato al Ministero dell’Orientamento Islamico, ha annunciato che circa 9.000 attività online sono state danneggiate durante il periodo in cui Telegram è stato messo al bando, colpendo così l’economia del Paese.

Il divieto di Telegram: ancora un altro dilemma
Il “dilemma della soppressione” del regime iraniano è riemerso dunque di nuovo, questa volta nel cyberspazio. Da un lato, la natura del regime richiede che si adottino misure repressive per tentare di frenare lo stato di eruzione della società. D’altra parte, tuttavia, proprio tali misure stesse hanno il massimo impatto sull’approfondimento, l’aumento e la diffusione del disgusto nei confronti del regime.

FOLLOW NCRI

70,088FansLike
1,635FollowersFollow
40,935FollowersFollow