martedì, Dicembre 6, 2022
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I dissidenti iraniani a Montecitorio

Lotta con noi per la libertà

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L’Eco di Bergamo, 29 luglio – Oggi Roma, domani Teheran»: è stato lo slogan scandito nei giorni scorsi davanti a Montecitorio – sede della Camera dei deputati – da centinaia di iraniani accorsi da tutta Europa a salutare l’arrivo a Roma della presidente del Consiglio nazionale della resistenza iraniana (Cnri) Maryam Rajavi. Le porte che si erano chiuse davanti al presidente della Repubblica islamica Mahmud Ahmadinejad – cui non fu data udienza in occasione della sua visita per il vertice Fao – si sono aperte per la sua principale oppositrice. Per la prima volta il dissenso iraniano ha potuto far sentire la sua voce in Italia, segnando una tappa di quel percorso di legittimazione che il Cnri chiede da tempo all’Europa e al mondo.

Già dai giorni precedenti un passa parola generale aveva attivato il popolo dei simpatizzanti della Resistenza iraniana. La consistente macchina organizzatrice delle donne della resistenza (che sono più della metà dei 550 membri) e dei Mojahedin del popolo iraniano (Pmoi) aveva informato in modo capillare di una conferenza che si sarebbe tenuta alla Camera dove, alla presenza di rappresentanti della resistenza, numerosi parlamentari italiani avrebbero fatto un appello al governo per adottare una nuova politica nei confronti dell’Iran. Durante l’incontro con i giornalisti italiani e quello, successivo, a Palazzo Marini con i parlamentari della maggioranza e dell’opposizione, Maryam Rajavi ha ribadito la sua condanna al regime oppressivo di Ahmadinejad che «con la sua repressione sanguinaria viola i più elementari diritti umani», e ha chiesto all’Occidente di porre fine «al dialogo e alla politica di accondiscendenza che ha offerto solo concessioni e incentivi rafforzando il regime dei mullah.

Noi sappiamo che il regime iraniano usa il ricatto e approfitta dei contratti petroliferi per mantenere il nome dei Mojahedin del popolo nella lista terroristica, ma questa decisione è un insulto alla maggioranza del Parlamento italiano, francese e belga, e ai numerosi parlamentari europei che hanno votato per rimuovere il Pmoi dalla lista near ». Un appello alla cancellazione del Pmoi da tale lista è stato rivolto lo stesso giorno, durante un colloquio a Montecitorio, al presidente della Camera
Gianfranco Fini. Rispetto delle libertà individuali, parità di diritti fra uomini e donne, separazione tra Stato e religione, abolizione della pena di morte, rispetto delle alleanze e delle convenzioni internazionali, sono i punti chiave del programma di rinnovamento democratico illustrati da Maryam Rajavi. Unanime l’appoggio dei parlamentari presenti coordinati da Antonio Stango, segretario del Comitato dei parlamentari e cittadini per la libertà dell’Iran. La radicale Elisabetta Zamparuttin ha detto che «l’occidente ha la grande responsabilità di non aver chiesto con rigore il rispetto dei diritti umani
che sono alla base della convivenza civile ». Una condanna alla politica di «chi viola lo stato di diritto all’interno del proprio Paese e che ha accettato il dialogo solo come strumento tattico per dilazionare i tempi» è venuta dal forzista Dario Rivolta. Presenti anche alcuni parlamentari britannici, che hanno sollecitato la riabilitazione del Pmoi da parte dell’Ue. Carlo Ciccioli (An) ha ribadito appoggio e solidarietà, dichiarando la propria soddisfazione «per essere riuscito a portare all’attenzione del governo e dei media italiani Maryam Rajavi e il suo movimento».

Annamaria Franchina

 

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