Abutalebi, ambasciatore in Italia fino al 1992, era tornato a Roma con documenti falsi
Hamid Abutalebi nominato da Hassan Rouhani ambasciatore del regime alle Nazioni Unite a New York, ha un lungo passato di collaborazione con l’intelligence delle guardie rivoluzionarie e con altri servizi di intelligence del regime e, secondo le indagini della Polizia Giudiziaria italiana e i racconti di testimoni oculari, coordinò l’assassinio di Mohammad-Hossein Naghdi, rappresentante del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) in Italia, avvenuto il 16 Marzo 1993.
Mohammad-Hossein Naghdi, che era incaricato d’affari a Roma (la più alta carica diplomatica del regime in Italia), abbandonò la sua carica e si unì alla Resistenza nel Marzo 1982 per protestare contro le esecuzioni, le torture e i massacri del regime. Più tardi, come rappresentante del CNRI in Italia, rivelò attivamente i crimini dei mullah e promosse le attività della Resistenza.
Dopo l’assassinio di Naghdi, la Resistenza Iraniana dichiarò che l’ambasciata del regime a Roma era coinvolta nell’organizzazione di questa operazione criminale.
Negli anni seguenti, grazie alle indagini della Polizia italiana e alle deposizioni di testimoni oculari, fu stabilito che Abutalebi, ambasciatore dei mullah dal 1988 al 1992, era stato l’ideatore e l’organizzatore di questo assassinio.
Secondo le indagini, all’epoca dell’assassinio di Naghdi, Abutalebi entrò in Italia usando uno pseudonimo e documenti falsi per attuare questo crimine. Le indagini della polizia, contenenti i racconti di un testimone ben informato, affermano:
“L’omicidio di Naghdi deve essere considerato un omicidio politico, deciso in ambienti governativi iraniani e nel quadro di un progetto generale per distruggere la Resistenza all’estero. Naghdi viene colpito in Italia a causa del valore e dell’entità delle sue attività politiche in Italia. Fu molto abile nello stabilire legami con importanti figure degli ambienti politici italiani su scala nazionale. Aveva innegabili doti umanitarie e amava la sua lotta contro il regime iraniano. Questo assassinio fu deciso da figure politico-religiose di alto livello a Tehran e l’esecuzione del piano fu affidata ad un team arrivato in Italia a questo preciso scopo. Questo team aveva contatti diretti con la rappresentanza diplomatica in Italia e, in particolare, con l’Ambasciatore Abutalebi”.
In un’altra parte del rapporto della Polizia Criminale italiana si legge: “Abutalebi e Naghdi si conoscevano sin dalla rivoluzione del 1979. L’interesse personale di Abutalebi nell’uccisione di Naghdi scaturiva, da una parte dal fatto che era un dovere religioso eseguire questa condanna a morte ordinata da una fatwa e, dall’altra, perché grazie ai diversi anni di conoscenza con la vittima, l’ambasciatore aveva i mezzi per eseguire questa condanna a morte senza alcun rischio. Inoltre un tale progetto, se attuato in questo modo, sarebbe stato proficuo per i suoi obbiettivi personali e per una sua promozione.
“L’operazione aveva un nome in codice ed Abutalebi aveva bisogno di ottenere il via libera finale da Tehran prima di procedere con l’operazione”.
L’assassinio di Mohammad-Hossein Naghdi fu uno degli omicidi dei funzionari dell’opposizione durante la presidenza di Ali Akbar Hashemi Rafsanjani. Tre anni prima, nell’Aprile 1990, il Dr. Kazem Rajavi, rappresentante del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, fu assassinato a Ginevra. Egli fu anche il primo rappresentante dell’Iran alle Nazioni Unite dopo la caduta dello Scià, ma si unì alla Resistenza per protestare contro i crimini del regime. I diplomatici e l’ambasciata del regime teocratico a Ginevra ebbero larga parte nell’organizzazione e nell’attuazione di questo assassinio.
Secondo i rapporti ufficiali della Polizia Giudiziaria italiana del 2003, ad Hamid Abutalebi fu vietato l’ingresso nella Zona Schengen in quanto ritenuto sospettato di un crimine.
Abutalebi, che sin dall’inizio lavorò per l’intelligence delle guardie rivoluzionarie e fu coinvolto nel rapimento dei diplomatici statunitensi in Iran nel 1979, entrò al Ministero degli Esteri nel 1981 e fu trasferito alla sezione intelligence dell’ambasciata del regime a Parigi.
Due anni dopo ritornò a Tehran e poco dopo venne trasferito presso l’ambasciata del regime in Senegal. Il governo del Senegal lo dichiarò “elemento indesiderabile” e fu costretto quindi a lasciare il paese.
Come ambasciatore in Italia, organizzò come non mai le azioni dell’ambasciata contro i dissidenti iraniani ed impiegò su vasta scala i servizi di intelligence contro l’opposizione.
“Lui che non può negare il ruolo avuto durante il rapimento degli ostaggi, sta cercando di minimizzarlo dicendo di aver avuto il ruolo di interprete per gli Studenti Seguaci della Linea dell’Imam!” (Khabar Online – 9 Marzo 2014)
L’Iran Newspaper il 18 Novembre 2013 citava uno degli Studenti Seguaci della Linea dell’Imam, Mohammad-hashem Esfehani, dicendo: “Con l’occupazione dell’Ambasciata U.S.A. di Tehran nel 1979, si ebbe un’altra ondata della rivoluzione islamica o, come la definì un imam, una ‘seconda rivoluzione’. Iniziarono invitando i ‘movimenti di liberazione mondiale’. Abdei e Hamid Abutalebi andarono in Algeria nel 1979 per conto degli Studenti Musulmani Seguaci della Linea dell’Imam ed invitarono diciassette movimenti di liberazione mondiale a Tehran…. il che voleva dire che, da una parte noi (gli Studenti Musulmani Seguaci della Linea dell’Imam), sventolavamo la bandiera dell”unità tra gli sventurati di questo mondo’ e, dall’altra, tenevamo in ostaggio 52 americani”.
La nomina di Rouhani di un terrorista criminale ad Ambasciatore alle Nazioni Unite, pone nuovamente dinanzi agli occhi del mondo la realtà del fatto che le pretese di moderazione del fascismo religioso al potere in Iran non sono altro che un assurdo inganno ai danni della comunità internazionale.
Questo regime e i suoi rappresentanti e diplomatici, solitamente coinvolti nelle torture, nelle esecuzioni, nello spionaggio e in atti di terrorismo contro l’opposizione, dovranno essere banditi ed espulsi dalla comunità internazionale.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
2 Aprile 2014
