martedì, Dicembre 6, 2022
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Gli indaffarati boia iraniani

Fonte: The Washington Times, EDITORIALE

I boia sono disoccupati nella maggior parte dell’Occidente. Persino negli Stati Uniti, dove diversi stati stanno cercando modi più “compassionevoli” per uccidere, la pena capitale non è più così popolare come una volta.

 

I mullah in Iran sono più entusiasti che mai nell’imporre la “giustizia” in cima a una corda. Gruppi internazionali in difesa dei diritti umani stanno protestando, ma i mullah hanno promesso nessuna pietà, ma repressione continua, persino più dura.

Lo stato iraniano ha giustiziato 176 uomini e donne dall’inizio di quest’anno, alcuni di loro appendendoli al braccio di una gru. Il disturbo di costruire una forca è davvero troppo.

Il numero delle impiccagioni è nettamente aumentato rispetto allo scorso anno, quando i mullah avevano decretato la forca per 500 dei 625 condannati. Nessuno al di fuori conosce il numero esatto, ma questa stima agghiacciante è stata fatta questo mese in un rapporto della Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani.

E’ tutta qua la speranza dell’Iran più gentile e amichevole di Hassan Rouhani, eletto presidente lo scorso Giugno.

La morte viene pretesa per reati per i quali non viene ritenuta applicabile altrove. I trafficanti di droga possono velocemente arrivare alla forca, questo è stato il destino di Afshin Darvazi lo scorso Dicembre. Hadi Rashedi e Hashem Shabani Amouri dei monti Zagros dell’Iran, sono stati impiccati per un crimine chiamato “inimicizia verso Dio”, un eufemismo per “atti contro il regime”.

Farzaneh Moradi, una ex-sposa bambina, ha confessato sotto tortura l’omicidio del marito. Ha cercato di ritrattare la sua confessione, secondo il Consiglio dell’ONU per i Diritti Umani, ma la corte non lo ha consentito. Caso chiuso. E’ stata impiccata nella prigione di Isfahan il 4 Marzo.

Persino in Corea del Nord, dove la brutalità è lo sport nazionale, a volte si concede una morte veloce, con una pallottola in testa, piuttosto che una fine agonizzando e contorcendosi come un pesce preso all’amo.

Il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, ha fatto un rimprovero molto misurato al governo per l’aumento del numero delle vittime. “La nuova amministrazione non ha fatto nessun miglioramento significativo nella promozione e protezione della libertà di espressione e di opinione”, ha detto, “nonostante le promesse fatte dal presidente durante la sua campagna e dopo il suo giuramento”.

I mullah insistono che con la loro liberale applicazione della forca stanno facendo un favore al mondo. Il livello crescente delle esecuzioni è “un segnale positivo di una conquista iraniana” e un “grande servizio all’umanità”, dice Mohammad Javad Larijani, caopo del Consiglio per i Diritti Umani dell’Iran.

Gli osservatori della situazione dei diritti umani, che si professano scioccati dall’affermazione che eliminare i propri cittadini con una forma barbara di esecuzione sia una “conquista”, esortano Tehran a dichiarare una moratoria sulle impiccagioni. 

L’Iran si aggrappa ad una pena crudele del passato, a cui molte altre nazioni hanno rinunciato, come un affronto alla civiltà. Gli intransigenti governanti dell’Iran agitano il pugno contro i nemici stranieri, reali o immaginari, ma riservano la loro peggiore barbarie per il loro stesso popolo.

 

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