giovedì, Dicembre 1, 2022
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Gli esperti: 6 ragioni per cui il Congresso deve respingere l’accordo sul nucleare iraniano

“Il regime in Iran non è un’istituzione permanente nel panorama mediorientale. La falsa dicotomia tra guerra e negoziato è una retorica utile ma crea una cattiva politica”, hanno affermato il Prof. Ivan Sheehan ed il Professore Emerito Raymond Tanter.

“La storia insegna che una diplomazia superficiale con partners disonesti è la ricetta per la proliferazione e non per la pace”, hanno scritto i professori su TownHall.com mercoledì.

“Il Review Act dell’Accordo sul Nucleare Iraniano del 2015, richiede un vigoroso riesame dell’accordo da parte del Congresso prima della sua attuazione e concede ai legislatori una rara opportunità di criticare l’accordo e di sollevare questioni che possono inficiare la sua efficace attuazione”, hanno scritto.

“La crescente opposizione bipartisan a questo delicato accordo s’incentra su sei questioni primarie:

• Il Breakout Nucleare: L’accordo preliminare sul nucleare mantiene e legittima le infrastrutture nucleari iraniane, con alcuni limiti per i prossimi 10-15 anni. Ma consente al regime di creare un programma nucleare a livello industriale con poche limitazioni in circa un decennio. In base a questo accordo il periodo per il breakout nucleare non viene ridotto, né viene raggiunto l’obbiettivo di un Iran senza armi nucleari

• Accesso Gestito: L’accordo non è riuscito a fornire accesso illimitato, in qualunque momento e in ogni luogo, ai siti atomici sospetti, comprese le installazioni militari. L’accesso gestito potrebbe funzionare nei siti dichiarati ma non in quelli segreti. In realtà due anni di negoziati non hanno prodotto il benché minimo accordo specifico per ispezionare i siti già nel mirino dell’agenzia di controllo sul nucleare delle Nazioni Unite, l’AIEA.

• Ricerca e Sviluppo: Al regime non viene neanche impedito di fare ricerca e sviluppo sulle centrifughe moderne. La natura gestita dell’accesso che è stata concessa, danneggia prima di tutto proprio lo scopo delle ispezioni. E’ come permettere ad atleti professionisti con un passato di doping, di stabilire le modalità di svolgimento dei loro tests anti-doping.

• Alleggerimento delle Sanzioni: L’enorme flusso di valuta che arriverà con la revoca delle sanzioni darà maggior impulso al sostegno di Tehran verso i suoi complici terroristi e l’incoraggerà ad espandere il suo violento raggio d’influenza.

• Armi e Missili: L’attuale accordo fornisce un allentamento delle limitazioni al commercio di armi e missili rispettivamente entro cinque e otto anni, concessioni che consolideranno l’influenza del regime in tutto il Medio Oriente.

• Attività Passate: Infine il regime non è stato spinto a rendere conto delle sue attività nucleari passate. La verifica di accordi futuri diventa persino più difficile quando non esiste un riferimento per un limite agli armamenti che sia stato tracciato”.

I professori hanno precisato che i politici, preoccupati da queste e da una miriade di altre questioni, possono usare il periodo del riesame per indirizzare i loro quesiti ai funzionari della Casa Bianca ed insistere per ottenere spiegazioni credibili. I quesiti che, hanno detto, devono essere posti sono:

• “Alla luce degli inganni operati in passato da Tehran, in che modo le potenze mondiali affronteranno la necessità di verificare la costante ottemperanza di Tehran? E dato che un crescente comportamento ingannevole, per mettere alla prova la determinazione delle potenze, è assai più probabile di una corsa alla bomba su vasta scala, in che modo le maggiori potenze si difenderanno da questo svicolamento?

• Washington respingerà le attività di Tehran in Iraq, Siria, Yemen, Libano e altrove nella regione?

• Dato che i missili balistici hanno un maggiore impatto sulle popolazioni rispetto agli eserciti, come affronteranno gli Stati Uniti la questione della capacità di costruire missili balistici di Tehran una volta che l’accordo sarà in vigore e cosa significherà questo per gli alleati degli Stati Uniti?

• Dato che l’Iran ha utilizzato pochi fondi, nonostante la caduta del prezzo del petrolio e le sanzioni, come impedirà la Casa Bianca che Tehran distolga fondi in favore dei suoi complici e dei gruppi terroristici nella regione dopo l’alleggerimento delle sanzioni?

• I funzionari statunitensi parleranno in favore dei dissidenti iraniani, migliaia dei quali sono detenuti in Iraq, a Camp Liberty , e garantiranno loro protezione alla luce delle straordinarie informazioni che hanno fornito sul fronte del nucleare?

• Quando i diplomatici americani condanneranno finalmente le massicce violazioni dei diritti umani operate da Tehran?

I professori hanno aggiunto che quando il Congresso degli Stati Uniti si addentrerà nell’accordo, dovrà tenere a mente che: 

• “Questo regime non è un’istituzione permanente nel panorama mediorientale. La falsa dicotomia tra guerra e negoziato è una retorica utile, ma crea una pessima politica.

• La storia ci insegna che una diplomazia superficiale con partners disonesti è la ricetta per la proliferazione e non per la pace.

• L’accondiscendenza e le concessioni non sono gli ingredienti di una pace sostenibile. Ma incoraggiano soltanto i leaders autoritari e creano un clima ancora più ostile”.

I legislatori inoltre non devono consentire alla Casa Bianca di stabilire i termini della deliberazione pubblica sulla questione nucleare, separando l’accordo sul nucleare dalle discussioni simultanee sulla situazione dei diritti umani nel regime, sulla sua sponsorizzazione del terrorismo mondiale e sull’influenza destabilizzante che Tehran continua ad esercitare nella regione”, hanno aggiunto.

Il Dr. Ivan Sascha Sheehan è direttore dei corsi di laurea su Negoziato, Gestione del Conflitto, Affari Globali e Sicurezza Umana alla Facoltà di Affari Pubblici ed Internazionali dell’Università di Baltimora.

Il Prof. Emerito Raymond Tanter è un ex-membro dello staff del Consiglio per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca e Rappresentante Personale del Segretario alla Difesa nei colloqui sul controllo delle armi nell’amministrazione Reagan-Bush.

 

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