Appello all’HCDH per installare un gruppo permanente di osservatori ad Ashraf, al fine di prevenire un nuovo attacco, fino al trasferimento di tutti i rifugiati verso un terzo Paese
Gli Iraniani e i parenti dei rifugiati di Ashraf si assumono i costi della protezione del campo da parte dell’ONU per evitare che un ritardo nell’adozione delle misure finanziarie porti ad ulteriori perdite umane.

Figuravano a nome degli intervenuti a questa riunione, presieduta da Eric Sottas, Segretario Generale dell’OMCT: Maryam Rajavi; presidente eletto della resistenza iraniana; il senatore rumeno Teodor Melescanu; Paulo Casaca, ex deputato al Parlamento Europeo, insieme ad eminenti esperti giuridici come Eric David, professore di Diritto Internazionale all’Università Libera di Bruxelles; il dott. Juan Garcès, avvocato spagnolo; Goodwin Gill, professore di Diritto Internazionale all’Università di Ginevra; Jean Ziegler, membro del Comitato Consultivo del Consiglio dei Diritti dell’Uomo a Ginevra; Christiane Perregaux, co-presidente dell’Assemblea Costituente del Consiglio di Ginevra; Gianfranco Fattorini, co-presidente del MRAP.
Nel suo intervento, Maryam Rajavi, ha sottolineato che Ashraf è diventata una questione particolarmente sensibile dei diritti dell’Uomo. L’ONU e gli organi preposti possono prendere l’iniziativa per una soluzione pacifica e duratura a questa crisi, e impedire una nuova Srebrenica. Ha spiegato, aggiungendo che sono presenti numerosi elementi che possono aiutare l’ONU in questa missione umanitaria.
Ha poi enumerato le responsabilità degli organi dell’ONU, di fronte ad Ashraf, nel modo seguente:
L’installazione di osservatori dell’ONU ad Ashraf, per visionare quello che vi succede.
La riaffermazione dello Statuto Collettivo dei Rifugiati Politici per i residenti di Ashraf, anche a titolo provvisorio, da parte dell’HCR, perché possano beneficiare del diritto alla protezione internazionale come scudo di fronte a Maliki, il quale giustifica l’attacco delle forze irachene col pretesto che i rifugiati di Ashraf non beneficiano di alcuno statuto legale, dopo un quarto di secolo di soggiorno legale in Iraq.
L’apertura immediata di un’inchiesta sul crimine dell’8 aprile, sotto la supervisione dell’ONU.
Imporre al governo iracheno l’annuncio del proprio allineamento all’appello del Segretario Generale dell’ONU contro ogni ricorso alla forza e alla violenza, porre fine all’assedio inumano e alle torture psicologiche e ritirare le forze armate da Ashraf; un campo dove vivono circa un migliaio di donne mussulmane.
Il sostegno internazionale alla soluzione del Parlamento Europeo per il trasferimento dei rifugiati di Ashraf verso un altro Paese,
nonché concedere e garantire la loro protezione durante tutta la durata del processo di trasferimento.
Maryam Rajavi ha poi esortato Antonio Gutierrez e la Sig.ra Navy Pillay ad agire più rapidamente, poiché sono passati quattro mesi da aprile, e ancora non è stato fatto nulla per impedire un prossimo massacro mentre le minacce non smettono di aumentare.
Se questo può essere d’aiuto – ha poi precisato – gli Iraniani e le famiglie dei rifugiati di Ashraf si assumeranno i costi della protezione del campo, in modo che l’assunzione degli oneri finanziari necessari non abbiano ritardi, né si verifichino problemi nelle procedure amministrative, ed evitare così la perdita di altre vite innocenti.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
11 agosto 2011
