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Fermiamo il genocidio in Iran. Basta con la pena di morte!

([email protected] Anno VII, N 96 del 7 maggio 2009)
(Roma) Nell'aula della Camera, ieri, ricordando la morte di Delara Darabi – la pittrice iraniana 22enne, uccisa lo scorso primo maggio – Souad Sbai, deputata del Popolo della Libertà, ha lanciato un appello a tutti i colleghi e le colleghe affinché simili episodi non accadano più

Sbai nel corso del suo intervento alla Camera durante la discussione del disegno di legge per la ratifica dell'accordo di Prum, ha chiesto ai colleghi e alle colleghe di denunciare con forza questo genocidio.
"Questo Trattato, che rappresenta un forte richiamo ai diritti umani, giunge al voto allorché lo scorso primo maggio si è consumato un fatto grave e odioso per le donne e per la diplomazia internazionale – ha affermato la Sbai – Delara Darabi, è stata impiccata all'alba, nel silenzio e nell'indifferenza, senza che la famiglia e l'avvocato difensore fossero a conoscenza dell'esecuzione".
"Si tratta di un fatto illegittimo sul piano dell'etica e del diritto internazionale che non puٍ essere taciuto – ha proseguito -.

L'Iran ha sottoscritto la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici e quella sui diritti dei bambini che non consentono al suo governo di mandare a morte uomini e donne per crimini commessi quando erano minorenni".
La parlamentare di origine marocchina, che su questo ha inviato un atto ispettivo al ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha definito il regime di Teheran "razzista, xenofobo e intollerante che, nonostante gli impegni presi, ha confermato la sua chiusura in sede Onu, attraverso le odiose dichiarazioni del presidente Mahmoud Ahmadinejad.
Vorrei inoltre ricordare che ieri mattina Abdolsamad Khorramshahi, avvocato difensore di Delara – ha concluso – è stato arrestato senza alcuna spiegazione?".

Intanto nella Repubblica Islamica non si placa l'ondata di esecuzioni: ieri, alle prime ore dell'alba nel famigerato carcere di Evin, vicino Teheran, una donna e tre uomini sono stati impiccati, ha reso noto l 'Iran Human Rights', un'organizzazione che si batte per i diritti umani della popolazione iraniana.
La donna impiccata, la 28enne Zeynab Nazarzadeh, è stata condannata a morte per aver ucciso suo marito.
'Iran Human Rights', rifacendosi alle notizie diffuse dalla radio e dalla televisione iraniane, avanza anche l'ipotesi che siano in tutto dieci le condanne a morte eseguite ieri questa mattina.
Intanto, il blogger iraniano e attivista per i diritti umani, Asieh Amini, ha dichiarato di essere a conoscenza che le condanne a morte di due minori, Safar Angooti e Amir Khaleghi, previste per ieri, non sono ancora state eseguite.

"Questa continua operazione, soprattutto sulle donne, sembra quasi una provocazione – commenta Jole Santelli, parlamentare pdl – un'accelerazione dello scontro" da parte di Ahamdinejad "per arroccarsi su posizioni interne difensive basate sull'integralismo"con una violazione dei diritti umani che consiste nel "calpestarli totalmente".
Per Santelli, bisogna "porre il problema in termini europei per assumere una posizione decisa verso l'Iran al di là dei rapporti di interesse economico e commerciale, distinguendo quello che è il Paese Iran dal suo Governo".

"Casi come quello della morte di Delara Darabi devono suscitare la rivolta delle coscienze di tutte le donne e gli uomini che credono nella libertà e nella democrazia perché non si puٍ assistere inermi alla violazione dei diritti umani”, aggiunge Silvana Mura deputata dell'Idv.
"L'Iran ha firmato dei trattati internazionali e convenzioni, come quella che impedisce la pena di morte per crimini commessi da minorenni, che poi non rispetta. Se si aggiunge che la povera Delara è stata giustiziata senza alcun preavviso, mantenendo all'oscuro la famiglia e il suo avvocato, è evidente la mostruosità di questa esecuzione".
E' "compito di uno stato che crede nella libertà, come l'Italia, fare tutto quello che è in suo potere a tutela dei diritti umani, mi auguro – conclude Mura – dunque che il caso di Delara sia motivo di una protesta formale da parte del governo italiano e che il Parlamento approvi una mozione di censura nei confronti dell'Iran per bloccare le esecuzioni di donne e uomini per crimini commessi nella minore età, che purtroppo si continuano a verificare e per chiedere la liberazione della giornalista Roxana Saberi”.

Amnesty International nel suo Rapporto ''Condanne a morte ed esecuzioni nel 2008'', sui paesi in cui sono state emesse condanne a morte al termine di processi iniqui, spesso nei confronti di persone povere o appartenenti a minoranze etniche o religiose, evidenzia come il maggior numero di esecuzioni nel 2008 è stato riscontrato in Asia, dove 11 paesi continuano a ricorrere alla pena di morte:
Afghanistan, Bangladesh, Cina, Corea del Nord, Giappone, Indonesia, Malaysia, Mongolia, Pakistan, Singapore e Vietnam.
Il secondo maggior numero di esecuzioni, 508, è stato registrato nella regione Africa del Nord – Medio Oriente.
In Iran sono state messe a morte almeno 346 persone, tra cui otto minorenni al momento del reato, con metodi che comprendono l'impiccagione e la lapidazione. In Arabia Saudita, le esecuzioni sono state almeno 102, solitamente tramite decapitazione pubblica seguita, in alcuni casi, dalla crocifissione.

Sono almeno 2.390 le persone messe a morte, in 25 paesi, tra gennaio e dicembre dello scorso anno e sono almeno 8.864 le condanne alla pena capitale emesse in 52 paesi.

''Solo in Cina – sottolinea il rapporto – hanno avuto luogo quasi tre quarti delle esecuzioni su scala mondiale, 1718 su 2.930, dati che si teme potrebbero essere più elevati poiché le informazioni sulle condanne a morte e le esecuzioni restano un segreto di stato''.
Per contrasto, in Europa solo un paese ricorre ancora alla pena di morte: la Bielorussia.
''La pena di morte è la punizione estrema.
E' crudele, inumana e degradante.
Nel XXI secolo non dovrebbe esserci più posto per decapitazioni, sedie elettriche, impiccagioni, iniezioni letali, fucilazioni e lapidazioni'' sottolinea Amnesty International, che ieri pomeriggio ha deposto simbolicamente fiori bianchi davanti ai cancelli delle rappresentanze diplomatiche iraniane a Roma e Milano e in altri paesi del modo per commemorare Delara Darabi.

Nel continente americano solo gli Stati Uniti d'America hanno continuato a ricorrere con regolarità alla pena di morte, con 37 esecuzioni portate a termine lo scorso anno, la maggior parte delle quali in Texas.

In occasione della pubblicazione dei dati relativi al 2008, Amnesty International ha lanciato il rapporto ''Ending executions in Europe: Towards abolition of the death penalty in Belarus'' e un'azione on line per fermare le esecuzioni in Bielorussia.
Nell'Africa sub-sahariana, infine, secondo dati ufficiali, sono state eseguite solo due esecuzioni ma le condanne a morte sono state almeno 362.
Quest'area ha registrato un passo indietro, con la reintroduzione della pena di morte in Liberia per i reati di rapina, terrorismo e dirottamento.

Contro la pena di morte si è espresso ieri il Consiglio regionale della Toscana che ha approvato all’unanimità una mozione di condanna per l'esecuzione capitale di Delara Darabi.

La mozione, presentata dal consigliere Severino Saccardi (Pd), chiede al Governo nazionale e all'Unione europea l'assunzione di atteggiamenti conseguenti nei confronti della Repubblica islamica iraniana, fondati sulla ricerca del dialogo ma anche sulla pressante richiesta di inequivoci passi in avanti in tema di diritti umani.
La mozione, inoltre, impegna la Giunta regionale a rendersi partecipe di iniziative tese a promuovere e a sostenere un'evoluzione della realtà iraniana in direzione del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, con particolare riferimento, nell'immediato, allo specifico caso della richiesta di liberazione della giornalista Roxana Saberi, detenuta perché accusata di spionaggio.

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