mercoledì, Febbraio 1, 2023
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Espedienti dell’intelligence del regime iraniano, precedenti dell’agente arrestato in Danimarca

Mohammad Davoudzadeh Lului, 39 anni, un funzionario del Ministero dell’Intelligence iraniano (MOIS), ne fa parte da 10 anni. È stato arrestato all’aeroporto di Göteborg in Svezia il 21 ottobre 2018, su richiesta del governo danese, al suo ritorno dall’Iran. Era sotto processo per avere partecipato a un complotto terroristico contro cittadini arabi iraniani in Danimarca.

Le sue attive comunicazioni con l’ambasciatore e l’ambasciata dell’Iran in Norvegia dimostrano ancora una volta che ambasciate e agenzie del regime clericale e suoi diplomatici si impegnano attivamente nel terrorismo e nello spionaggio usando strutture diplomatiche. Un numero significativo di agenti della terroristica “Forza Quds” e del famigerato Ministero dell’Intelligence stanno conducendo crimini in vari Paesi del mondo sotto copertura diplomatica e, a loro volta, amministrano e alimentano le reti degli agenti del regime con diversi pretesti. Negli ultimi mesi, mentre Assadollah Asadi (diplomatico del regime in Austria) è detenuto in Belgio, due diplomatici terroristi sono stati espulsi dai Paesi Bassi e un altro dalla Francia.
1- Davoudzadeh, nato ad Ahvaz e residente a Isfahan, fu inviato in Norvegia nel 2008 e finse di essere un rifugiato per acquisire la cittadinanza norvegese. Ciò gli ha fornito molte opportunità per svolgere i compiti assegnatigli dal MOIS. Nonostante il suo status legale di rifugiato, si è recato in Iran molte volte. Questo atto è considerato come un tradimento a tutti i rifugiati e, in conformità con la Convenzione di Ginevra e le leggi norvegesi, dovrebbe abolire definitivamente il suo diritto all’asilo politico.
2- Davoudzadeh era in comunicazione attiva con l’ambasciata del regime a Oslo e con l’ambasciatore Mohammad Hassan Habibollahzadeh. Il 9 novembre, i media norvegesi hanno pubblicato una foto scattata durante un incontro nella cerimonia dell’ambasciata del regime in occasione del capodanno iraniano 1397, mentre questo agente si trovava in prima fila accanto all’allora ministro norvegese per la Pesca Per Sandberg e a un’agente iraniana di nome Bahareh Heidari (Letnes), in presenza anche dell’ambasciatore del regime.
Vale la pena di ricordare che il regime iraniano aveva cercato con tutte le sue forze di intrappolare il ministro norvegese attraverso quella donna, e che lui senza il consenso del proprio governo si era recato ripetutamente all’ambasciata del regime ed era stato anche in Iran; un caso che alla fine ha portato alle dimissioni di Per Sandberg dal governo e dal suo partito. Intrappolare attraverso agenti femminili è una tattica sporca e nota dell’intelligence del regime in Norvegia e in altri Paesi.
3. Davoudzadeh è stato incaricato di avvicinare l’OMPI e il CNRI in Norvegia l’anno scorso. Per ottenere qualche credito, il suddetto agente si riferì ai sostenitori dell’OMPI a Oslo, che avevano partecipato a una manifestazione per esporre il regime, e chiese loro di collegarlo all’OMPI.
Alla fine, uno dei membri dell’OMPI di Oslo lo incontrò in un bar e lo interrogò. Successivamente, a causa di significative contraddizioni nei suoi discorsi e nel suo curriculum, divenne chiaro che non era un dissidente e molto probabilmente era in missione e aveva creato società di copertura a tal fine.
4. Ulteriori indagini hanno mostrato un’aumentata probabilità che fosse un agente in missione. Poi, nel febbraio 2018, la questione è stata discussa in dettaglio con le autorità norvegesi per impedire ulteriori attività di spionaggio e cospirazioni terroristiche. Nei mesi successivi, questo agente ha contattato nuovamente alcuni dei sostenitori dell’OMPI cercando di attirare la loro attenzione con tattiche come il fingere di avere informazioni importanti e di volerle fornire all’OMPI, cose che sono state ignorate.
5. Una delle missioni di Davoudzadeh a Oslo è stata la formazione di compagnie commerciali e associazioni di facciata per spiare e preparare il terreno per atti terroristici e bypassare le sanzioni. Ad esempio, insieme con altri due agenti, dai nomi di Marjan Gharib (parente di Davoudzadeh) e Parviz Khodabandeh Shahraki, ha creato un’associazione denominata “Associazione di Amicizia Norvegese-Iraniana”, con il numero di registrazione 919663235. Per trasferire alcuni equipaggiamenti vietati e altre merci oggetto di sanzioni verso l’Iran attraverso Davoudzadeh, l’intelligence del regime iraniano ha creato società di facciata a Bam, in quanto città colpita dal terremoto che richiede costruzioni e assistenza speciali. A tal fine, Davoudzadeh si è incontrato e coordinato con il direttore di Eghtesad Nowin Bank a Teheran per eludere le sanzioni. Inoltre, in coordinamento con l’ambasciata del regime a Oslo, ha fornito alcune facilitazioni alla squadra di calcio Bam perché potesse visitare la Norvegia, e ha lavorato a stretto contatto con Imami, l’interprete dell’ambasciata.
6. L’intelligence del regime, sorpresa quando questo agente è stato scoperto e arrestato in Danimarca, ha costretto suo fratello (Mohammad Reza Davoudzadeh) a Isfahan a garantire che lui e gli altri membri della sua famiglia tacciano sull’arresto di Mohammad Davoudzadeh, e dicano immediatamente al MOIS se qualcuno fa riferimenti o domande in proposito.
7- Il quotidiano statale “Iran”, affiliato alla cricca di Rouhani, il 3 novembre 2018, al fine di confondere le tracce, in un articolo intitolato “La necessità di dare un seguito decisivo alla questione danese” ha scritto: “Se c’è qualche collegamento della persona arrestata con i cittadini iraniani … è chiaramente al di là delle conoscenze ufficiali del Paese, e in tal caso è necessaria un’azione decisiva per sradicare tali azioni arbitrarie. L’esperienza passata nel caso degli omicidi a catena ha mostrato che in alcune occasioni ci sono forze che agiscono arbitrariamente e il governo e i funzionari ne pagano il prezzo … in tutti questi casi anti-establishment dobbiamo trovare le tracce dell’intelligence israeliana in collaborazione con l’OMPI”.
Questo mentre Javad Zarif, il ministro degli Esteri dei mullah, in risposta a uno dei deputati del Majlis [Assemblea Consultiva Islamica] che il 5 novembre 2108 lo aveva interrogato a proposito degli annessi segreti dell’accordo sul nucleare, disse esplicitamente: “Non siamo un sistema che agisce arbitrariamente […] è non è possibile fare nulla in questo Paese senza segnalarlo”.
D’altra parte, il quotidiano danese “Jyllands-Posten”, basandosi su un opuscolo ottenuto dall’ambasciata del mullah in quel Paese, ha scritto: “È stato ottenuto un libretto dall’ambasciata iraniana che contiene i nomi di alcuni esuli iraniani che sono stati definiti terroristi […] due ex capi dell’apparato dell’intelligence credono che questo opuscolo sia una specie di lista del terrore. Politici danesi hanno chiesto indagini sulle ‘liste di morte’ del regime iraniano”.
8- Le attività del MOIS in Norvegia sono specificamente coordinate e controllate da Mohammad Hassan Habibollah Zadeh, l’ambasciatore dei mullah in quel Paese. Secondo i compiti assegnati, il MOIS presta particolare attenzione alla Norvegia a causa della “presenza ufficiale dell’OMPI e del CNRI” e la direzione del contro-spionaggio di quel ministero segue tutte le questioni correlate.
Considerando le trame terroristiche del MOIS in Albania, Belgio, Francia, Stati Uniti e Danimarca, nonché l’arresto e l’espulsione di diplomatici terroristi, la resistenza iraniana evidenzia ancora una volta l’esigenza immediata di includere il MOIS nelle liste di organizzazioni terroristiche degli Stati Uniti e dell’UE e di arrestare, condannare ed espellere gli agenti del fascismo religioso.

Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran
Comitato per la Sicurezza e l’Antiterrorismo
11 novembre 2018

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