domenica, Novembre 27, 2022
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Due prigionieri politici giustiziati per ordine di Khamenei

Maryam Rajavi: la vendetta della dittatura clericale contro le famiglie dei residenti di Ashraf e i membri della PMOI in Iran

CNRI, 24 gennaio – Questa mattina, lunedi, 24 gennaio, due prigionieri politici; Jaafar Kazemi e Mohammad Ali Haj-Aqai sono stati giustiziati nella prigione di Evin a Teheran per ordine del capo Supremo dei mullah Ali Khamenei.

Il procuratore del regime e l’agenzia di stampa ufficiale hanno annunciato le loro accuse, come: visitare a Campo Ashraf, incoraggiamento dei loro figli e le famiglie ad andare a Ashraf, la propaganda e le attività nelle strade e nelle moschee durante la rivolta, detenzione di film e foto delle manifestazioni, interviste con le famiglie dei membri dei Mojahedin  ad Ashraf e la raccolta di fondi per i suoi membri.

La signora Maryam Rajavi, Presidente eletta della Resistenza Iraniana, ha definito le esecuzioni barbare come la vendetta della dittatura clericale contro le famiglie dei membri dei Mojahedin residenti ad Ashraf seguendo il sostegno in tutto il mondo per la soluzione offerta dalla Resistenza Iraniana dopo la manovra non riuscita del regime nell’ambito del problema nucleare a Istanbul, e un atto di paura di rivolte pubbliche in Iran.

Contemporaneamente, il regime è sempre più isolato a livello internazionale e la comunità internazionale ha capito che con questo regime non si puo negoziare e si è di fronte a un blocco nel trattare con il regime.

Jaafar Kazemi, 47 anni, un prigioniero politico da 11 anni, era in carcere dal 1982-1991 ed è stato nuovamente arrestato nell’agosto del 2009 e tenuto in isolamento nel braccio 209 della prigione di Evin. Egli è stato sottoposto a varie torture e pressioni per un anno e mezzo. Scagnozzi del regime lo hanno messo sotto pressione per prendere parte a rivoltanti messe in scena organizzate e processi farsa per dare confessioni forzate, ma hanno fallito. Infine lo hanno condannato a morte con un fascicolo vuoto.La principale “accusa” di Kazemi, come definito dal procuratore del regime, era quello di visitare Ashraf e di incontrarsi con suo figlio, Behrouz, che attualmente è lì.
 
Mohammad Ali Haj-Aqai, 52 anni, ha trascorso sette anni nelle prigioni del regime. Era in carcere dal 1983-1988 e nel dicembre 2009, durante la rivolta di Ashura, è stato nuovamente arrestato e condannato a morte come ‘mohareb’ (nemico di Dio) per aver visitato Ashraf e aver partecipato alle manifestazioni.
 
Entrambi i dissidenti furono testimoni del massacro dei prigionieri politici iraniani effettuato per ordine di Khomeini, nell’estate del 1988. Soffrivano dalle torture subite durante la detenzione nella prigione di Evin ma il regime ha negato loro tutte le cure mediche.
 
Amnesty International ha emesso un appello urgente a loro nome il 5 gennaio 2011. Amnesty ha annunciato che Jaafar Kazemi e Mohammad Ali Haj-Aqai e cinque altri prigionieri politici sono sotto minaccia di esecuzione con l’accusa di avere contatti con la PMOI.
 
Jaafar Kazemi non è stato intimidito dal giudice del regime nell’ingiusto processo e ha coraggiosamente dichiarato nel processo farsa: io non conosco Monafeghin (ipocriti – termine utilizzato dal regime iraniano per designare I Mojahedin del Popolo ). Io conosco solo l’organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano.

Martedì, 18 gennaio 2011, un capo della polizia nella prigione di Evin ha provato in un ultimo tentativo invano di piegare i due membri della PMOI, di nuovo far pressioni a pentirsi e chiedere la grazia di Khamenei in una intervista televisiva. Sono stati portati sulla scena di una finta esecuzione e un cappio è stato posto loro attorno al collo. Ma ciascuno di essi sono rimasti eroicamente  ritti davanti ai loro obiettivi e sono stati restituiti al loro celle solo per essere martirizzati oggi all’alba per ordine di Khamenei.
 
Le esecuzioni sono state effettuate senza preavviso alle famiglie dei prigionieri politici o al loro avvocato difensore.
 
Mohammad Ali Haj-Aqai che era ricercato per l’arresto da parte del regime iraniano ha cercato rifugio a Campo Ashraf in Iraq nel dicembre 2008. Nello stesso tempo, le forze americane hanno trasferito il controllo di Ashraf alle forze irachene, il comitato di repressione di Ashraf presso il primo ministro iracheno ha costretto Haj-Aqai a tornare in Iran. Questo problema è stato portato molte volte dai rappresentanti di Ashraf in incontri con i comandanti delle forze irachene e statunitensi in un periodo di 3 mesi sul ritorno di Haj-Aqai.

I rappresentanti di Ashraf hanno informato il colonnello Jones, il comandante delle forze Usa ed il Ten. Colonnello Amir Abdul-Latif, comandante iracheno, che Haj-Aqai ed altre tre persone che erano venute ad Ashraf recentemente dall’Iran che sarebbe stato arrestato e giustiziato se costretto a tornare.
 
Nonostante tutti gli avvertimenti, le forze irachene, per ordine del comitato di repressione di Ashraf presso il primo ministro iracheno, in una chiara violazione delle Convenzioni Internazionali sui rifugiati e del Diritto Umanitario, ha costretto Haj-Aqai ed altre tre persone a lasciare Ashraf e a tornare in Iran, il 25 aprile 2009 perchè essi non hanno alcun precedente di presenza  ad Ashraf. Le richieste irachene secondo cui non possono accettare una persona nuova ad Ashraf dopo il trasferimento della responsabilità della sicurezza dalle forze Usa, ha significato il desiderio del governo iracheno di servire i mullah in Iran.
 
Entrambi gli eroi, Jaafar Kazemi e Mohammad Ali Haj-Aqai, hanno trascorso quasi un anno in isolamento sotto la minaccia di esecuzione.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

24 Gennaio 2011

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