domenica, Dicembre 4, 2022
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Delegazione del Congresso USA incontra Maryam Rajavi a Parigi, appelli perché gli Stati Uniti aprano all’opposizione democratica iraniana

Il governo statunitense deve riconsiderare la sua politica verso l’Iran e dovrebbe parlare con i membri dell’opposizione iraniana anziché avere colloqui infruttuosi con i governanti iraniani.
La delegazione del congresso chiede l’immediato ritorno a Camp Ashraf dei 3100 residenti a Camp Liberty perché siano protetti.

Venerdì 17 annunciato febbraio un comunicato stampa della Commissione per gli Affari esteri della Camera dei rappresentanti statunitense ha dato notizia che un comitato di rappresentanti del Congresso si è incontrato a Parigi con Maryam Rajavi, chiedendo un cambio di regime in Iran e sostegno alla principale opposizione democratica, Il Consiglio nazionale della resistenza iraniana.

Il comunicato stampa diceva: “Una delegazione bipartisan delal Commissione affari esteri del Congresso, guidata dal deputato Dana Rohrabacher, presidente del sottocomitato sull’Europa, si è incontrata con la signora Maryam Rajavi, presidente eletto del Consiglio nazionale della resistenza iraniana. La delegazione comprendeva il giudice Ted Poe (repubblicano, Texas), presidente del sottocomitato su terrorismo, non-proliferazione e commercio, Brian Higgins (democratico, New York), membro del Comitato affari esteri del Congresso e presidente in carica del sottocomitato per il terrorismo e l’intelligence del Comitato per la sicurezza nazionale, e il deputato del Congresso Paul Cook (repubblicano, California)”.
“La delegazione ha discusso sui modi per contrastare la minaccia alla pace e alla sicurezza mondiale costituita dal regime iraniano , sul fallimento dei colloqui sul nucleare per frenare il programma sulle armi atomichedell’Iran, sulle gravi violazioni ai diritti umani da parte dell’Iran, sulla crescente minaccia alla sicurezza e all’incolumità dei dissidenti iraniani membri del Mojahedin-e Khalq a Camp Liberty, Iraq, sull’aumento del numero delle esecuzioni capitali e sullo scontento montante in Iran, e su ciò che dovrebbero fare gli Stati Uniti per  fa fronte a queste questioni pressanti.” La delegazione ha sottolineato i punti seguenti:
“Il governo statunitense deve riconsiderare la sua politica verso l’Iran dopo che il  leader supremo ha respinto l’ultima offerta dell’amministrazione USA sui colloqui sul nucleare. Il governo statunitense dovrebbe parlare con i membri dell’opposizione iraniana, come ha fatto oggi la nostra delegazione, al posto dei colloqui infruttuosi con i governanti iraniani, che non hanno fatto altro che aiutare il regime ad avvicinarsi sempre più alla Bomba e legittimare la repressione dei dissidenti in Iran e il sostegno al terrorismo nella regione.” 
Il comunicato stampa continua: “L’Iran è maturo per il cambiamento. Diversamente dall’estate 2009, allorché l’America restò inerte quando i Guardiani della rivoluzione islamica repressoro i milioni di persone che chiedevano un cambio di regime e l’instaurazione della democrazia, l’amministrazione Obama deve iniziare ad avvicinarsi all’opposizione democratica come il Consiglio nazionale iraniano guidato dalla signora Rajavi.”
“La piena protezione dei residenti di Camp Liberty può essere assicurata solo sottraendoli al pericolo e riportandoli alla loro casa per 26 anni, Camp Ashraf. Al 112° Congresso, la Camera dei rappresentanti ha approvato una risoluzione legislativa come parte del H.R. (House of representatives) 1905 che chiedeva al governo degli Stati Uniti di sollecitare il governo iracheno a non chiudere Campo Ashraf fino a che tutti i residenti di Campo Ashraf non fossero stati intervistati dall’UNHCR nel campo stesso e ricollocati in paesi terzi.”
Il comitato del Congresso ha ribadito: “Trasferire i residenti a Camp Liberty ha solo reso i 3100 membri del MEK – che Teheran considera come la sua maggiore minaccia interna e cerca di distruggere – più vulnerabili agli attacchi, come abbiamo visto con  il tragico attacco del 9 febbraio che ha lasciato sul campo 7 morti e circa 100 feriti. Il New York Times ha recentemente dichiarato che lo sforzo per la rimozione del MEK dalla lista nera era appoggiato da “illustri politici americani ed ex ufficiali dell’esercito, che vedevano questo gruppo come la legittima alternativa democratica al governo iraniano.’”
“La condotta dell’UNAMI e del Rappresentante speciale del Segretario generale dell’ONU è faziosa e inaccettabile e il governo degli Stati Uniti, il Segretario generale delle Nazioni Unite e l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati dovranno dare la massima priorità alla risoluzione della questione sulla sicurezza dei residenti di Camp Liberty, che può essere garantita dal loro ritorno a Campo Ashraf, prima di condurre qualunque ulteriore intervista con i residenti.”
Il comunicato stampa continuava: “Circa 2000, i due terzi di tutti i residenti, sono stati intervistati dall’UNHCR dopo aver messo in pericolo le loro vite portandoli a Camp Liberty da Campo Ashraf. Tuttavia, il numero di coloro che sono stati ricollocati è a una sola cifra, e ciò è un disastro. Perciò è ora che l’UNHCR intraprenda le azioni preventive necessarie per dichiarare tutti i residenti dei rifugiati. È’  immorale che gli Stati Uniti abbiano appoggiato il trasferimento di persone che avevamo promesso di proteggere a Camp Liberty, dove sapevamo che non avrebbero avuto un’adeguata protezione, solo perché hanno voluto compiacere il primo ministro iracheno Nouri al-Maliki e i mullah al potere in Iran”.Il comunicato stampa concludeva dicendo:  “L’Iran ha bisogno di un cambiamento di regime e il MEK può contribuire a ottenerlo.”

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