domenica, Dicembre 4, 2022
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David Amess MP: l’enigma Iran attende il prossimo Presidente U.S.A.

David Amess MP è membro del Comitato Parlamentare Britannico per la Libertà in Iran. Scrive in esclusiva per PoliticsHome sulla più grande sfida di politica estera che il prossimo Presidente U.S.A. dovrà affrontare.
Mentre Mitt Romney e Barack Obama si affronteranno in nuovi round dei dibattiti presidenziali, il mondo aspetterà di sapere la visione di ciascun candidato riguardo alla politica estera e, più specificatamente, come prevedono di risolvere il dilemma iraniano. Le ultime quattro amministrazioni americane hanno utilizzato una varietà di strumenti politici per cercare di attirare l’attenzione del regime iraniano e convincerlo a sedersi al tavolo dei negoziati.
Persino l’Amministrazione Bush ha condotto 28 diversi negoziati con il regime iraniano. Una frase famosa di Winston Churchill recitava: “L’accondiscendente è uno che nutre un coccodrillo, sperando che lo mangi per ultimo”. Ogni amministrazione ha cercato soluzioni a breve termine al dilemma posto dal regime iraniano e dal suo programma nucleare.
E’ ora di smettere di nutrire il regime iraniano con degli incentivi per farlo sedere al tavolo dei negoziati e smettere di gratificare la sua belligeranza concedendogli una possibilità dopo l’altra per farlo desistere dal suo programma nucleare. E’ arrivato il momento di chiedere un cambio di regime in Iran, non con una azione militare o con l’intervento straniero, ma con una posizione decisa a sostegno del popolo iraniano e della sua resistenza.
Il Medio Oriente sta attraversando una grossa fase di transizione: con la caduta dei dittatori, una nuova realtà geopolitica si formerà nella regione, con molti valori ottimistici come la democrazia e i diritti umani, che rimpiazzeranno l’autocrazia e i regimi fondamentalisti. Sebbene l’Iran abbia cercato di stroncare le rivolte del 2009 con la repressione e la tortura, un fuoco brucia ancora tra il popolo iraniano, come evidenziato dal recente sciopero e dalle dimostrazioni nel Bazaar di Tehran. I mullah in Iran sanno che il più grande pericolo per loro non viene dall’intervento straniero, ma dalle proteste interne. Allo scopo di reprimere qualunque dissenso, il regime iraniano ha perpetuato il suo regno del terrore, continuando a seviziare sistematicamente i prigionieri politici e giustiziando il più alto numero di prigionieri di qualsiasi altro paese nel mondo. Questo regime ha anche diffuso il suo terrore in Siria, puntellando la dittatura di Assad allo scopo di preservare i suoi stessi interessi mentre massacra migliaia di siriani che combattono per la loro libertà.
La comunità internazionale deve agire con una sola voce e una sola posizione riguardo al regime iraniano, isolando i suo governo e riconoscendo le legittime aspirazioni del popolo iraniano e della sua resistenza per un cambiamento di regime.
Questa sciarada degli incontri e dei negoziati sul nucleare non è più gradita. Troppo a lungo l’Iran ha guadagnato tempo con la scusa dei negoziati e dei colloqui. Non solo il regime ha pesantemente violato le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ma ha usato la sua tribuna internazionale per diffondere odio, divisione e bugie. Questo regime non è interessato a sospendere il suo programma nucleare più di quanto non lo sia allo svolgimento di regolari elezioni. L’idea che questo regime possa essere riformato o che si possa trattare con esso, è stata già da tempo rifiutata dal popolo dell’Iran, ma ancora qualcuno nella comunità internazionale continua a nutrire il coccodrillo, acquistando un sollievo di breve durata a spese di un caos futuro.
Le sanzioni economiche imposte al regime sono state un passo nella giusta direzione, isolando il regime e indebolendo la sua capacità di usare i proventi del petrolio per finanziare la sua guerra in Siria. Le sole sanzioni tuttavia, non sono sufficienti.
Se e quando il popolo iraniano si solleverà, dovrà esserci un partito politico alle spalle che lo unisca e che il mondo riconosca come la voce legittima del popolo iraniano. L’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (OMPI/MEK), rappresenta la sola organizzazione in grado di guidare un simile movimento. Maryam Rajavi, la leader della Resistenza Iraniana, ha chiaramente affermato che la Resistenza Iraniana non cerca appoggio militare o denaro, cerca invece la fine definitiva della politica di accondiscendenza che l’Occidente ha portato avanti così a lungo.
L’OMPI ha combattuto contro il regime iraniano per gli ultimi 30 anni. Questa organizzazione ha perso oltre 120.000 membri per combattere i mullah, ma ancora rimane fedele al suo impegno di rovesciare il regime e invoca l’instaurazione di una repubblica democratica e secolare in Iran, libera dalle armi nucleari, tollerante verso le varie religioni, etnie e convinzioni politiche. L’OMPI, sulla scia di una enorme vittoria legale seguita alla sua rimozione dalla lista delle Organizzazioni Terroristiche Straniere degli Stati Uniti, è ora pronto ad espandere le sue attività. Questa organizzazione ha un vasto network all’interno dell’Iran, utilizzato per rivelare al mondo il programma nucleare dell’Iran nel 2002 e che costantemente scopre i siti clandestini e i segreti nucleari. All’inizio di questo mese, una associazione del commercio legata al regime, ha incolpato l’OMPI di aver guidato le proteste contro il regime al Bazaar di Tehran.
Chiunque sarà a vincere le elezioni presidenziali negli Stati Uniti, una cosa deve essere chiara: è ora di porre fine alla politica dell’accondiscendenza ed è ora di riconoscere il popolo iraniano e la sua resistenza. Per troppo tempo l’Occidente ha stretto la mano ai despoti del Medio Oriente in nome della stabilità e dell’ordine. Per troppo tempo è rimasto fermo a guardare la gente protestare nelle strade senza dimostrare il suo appoggio. Il popolo iraniano e la sua resistenza sono pronti a fare ciò che la comunità internazionale per troppo tempo non è riuscita a fare: risolvere il dilemma iraniano una volta per tutte. La domanda è: da che parte vuole stare l’Occidente?
David Amess, Membro Conservatore del Parlamento per il collegio del Southend West, è un membro di spicco del Comitato Parlamentare Britannico per la Libertà in Iran

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