mercoledì, Novembre 30, 2022
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Conferenza internazionale a Parigi: anniversario della rivoluzione, cambiamento nel 2013

La conferenza ha enfatizzato la necessità di adottare una politica risoluta nei confronti del regime clericale, il riconoscimento della Resistenza Iraniana, il sostegno alla piattaforma in 10 punti della signora Rajavi e il ritorno dei residenti di Camp Liberty ad Ashraf

Maryam Rajavi:
•    Il regime iraniano ha perso i suoi pilastri e consumato le sue riserve, ed è entrato nella fase finale.
•    Combattere il fondamentalismo e il terrorismo non è possibile senza affrontare il suo epicentro a Teheran e presentare un Islam democratico come quello proposto dai Mojahedin.

Sabato 2 febbraio, alla vigilia del trentaquattresimo anniversario della rivoluzione anti-monarchica in Iran, su invito del Comitato Francese per un Iran Libero, si è svolta a Parigi una conferenza internazionale intitolata “Anniversario della rivoluzione, cambiamento nel 2013”, alla quale hanno partecipato pronunciando discorsi eminenti personalità da Francia, altri Stati europei, Stati Uniti e delegazioni di parlamentari da Egitto, Spagna, Repubblica Ceca ed Estonia.

Gli oratori della conferenza, presieduta da Jean Pierre Spitzer, sono stati: la signora Maryam Rajavi, Presidente-eletto della Resistenza Iraniana; Newt Gingrich, già Speaker della Camera dei Rappresentanti e candidato presidenziale (nel 2012) degli Stati Uniti; il governatore Howard Dean, presidente del Partito Democratico degli Stati Uniti (2005-2009) e candidato presidenziale (nel 2004); Bill Richardson, già governatore del New Mexico (2003-2011), ambasciatore alle Nazioni Unite e Segretario all’Energia nell’Amministrazione Clinton; Dominique Lefebvre, membro dell’Assemblea Nazionale francese; l’ambasciatore Phillip Crowley, Assistente Segretario di Stato degli Stati Uniti (2009-2011); per la delegazione parlamentare spagnola, Carmen Quintanilla (presidente della Commissione delle Donne), Jose Maria Chiquillo, membro della Commissione Esteri del Senato, e Jordi Xucla; per la delegazione parlamentare estone, Raid Juku-Kalle e Rait Maruste, presidente della Commissione Affari Legali e Costituzionali e già giudice della Corte Europea dei Diritti Umani; Stanislav Polcak, presidente della Commissione Affari Legali e Costituzionali del Parlamento della Repubblica Ceca; Tahar Boumedia, già alto funzionario delle Nazioni Unite incaricato della questione di Camp Ashraf in Iraq; Atef Makhalif, membro della delegazione parlamentare egiziana; Aude de Thuin, fondatrice e presidente del Forum delle Donne per l’Economia e la Società in Francia; John Sano, già primo vicedirettore del National Clandestine Service della CIA; il colonnello Wesley Martin, già comandante per l’anti-terrorismo per le forze della coalizione in Iraq e comandante delle forze degli Stati Uniti per la protezione di Ashraf.

Il membro dell’Assemblea Nazionale francese Dominique Lefebvre, nel discorso di apertura della conferenza, richiamando la dichiarazione da parte della maggioranza della sua Camera a sostegno della piattaforma in 10 punti della signora Rajavi, Presidente-eletto della Resistenza Iraniana, che espone valori universali, ha rivolto un appello per il riconoscimento della Resistenza Iraniana con il fine di stabilire le libertà fondamentali e la democrazia in Iran.
Una delegazione di sindaci francesi ha presentato alla signora Rajavi dichiarazioni firmate da 12.000 colleghi. Nel condannare le violazioni dei diritti umani in Iran e l’ostinazione del regime clericale a produrre armi nucleari ed esportare il fondamentalismo, queste dichiarazioni sostengono i membri dell’OMPI nei campi Ashraf e Liberty e chiedono che i loro diritti siano rispettati. Inoltre, i sindaci chiedono al governo francese di adottare una politica coerente con il popolo e la Resistenza dell’Iran per abbattere il regime iraniano e stabilire la democrazia in Iran.
Gli oratori hanno condannato l’espulsione dei residenti di Ashraf e il loro trasferimento alla prigione di Camp Liberty e, alla luce delle condizioni con le quali il governo dell’Iraq non ha prestato alcuna attenzione alle dichiarazioni dell’Alto Commissario per i Rifugiati circa la libertà di movimento dei residenti, hanno chiesto il ritorno dei residenti di Ashraf alla moderna città che essi hanno costruito in 26 anni con la loro fatica e le proprie risorse.
Essi hanno anche condannato le continue violazioni dei propri impegni e le azioni parziali da parte del Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’ONU per l’Iraq Martin Kobler nel chiudere gli occhi davanti alle trame, alle pressioni e al blocco tirannico di Camp Liberty e alla violazione dei diritti dei suoi residenti e hanno chiesto al Segretario Generale dell’ONU di sostituire Martin Kobler con un rappresentante imparziale.
La signora Rajavi nel suo discorso alla conferenza ha enumerato le irrisolvibili crisi del regime clericale e ha affermato che la teocrazia al potere ha perso i suoi pilastri e consumato le sue riserve per continuare il proprio ruolo, ed è entrata nella fase finale. Le finte elezioni presidenziali, che hanno aggravato la lotta di potere e le crisi interne del regime, accelereranno la sua caduta. Queste elezioni, i cui soli candidati sono criminali implicati in torture, massacri e saccheggi contro il popolo iraniano per 34 anni, non hanno alcuna legittimazione agli occhi del popolo iraniano e saranno boicottate in tutto il Paese.
Ella ha aggiunto: “Alcuni in Occidente vedono l’esportazione di terrorismo e fondamentalismo da parte dei mullah come un segno del loro potere. Ma questo è un grave errore. Per cercare di contenere una popolazione estremamente scontenta, i mullah hanno fatto ricorso all’istigazione alla guerra e all’intervento in altri Paesi. Si tratta di un meccanismo per mantenere il potere. Senza l’esportazione del fondamentalismo, le Guardie della Rivoluzione Islamica, spina dorsale del sistema del velayat-e faqih, perderanno la propria ragione d’essere e imploderanno rapidamente”.
Evidenziando il ruolo del regime iraniano nella propagazione del fondamentalismo e del terrorismo in Paesi a maggioranza islamica, anche in Africa e in particolare in Mali, la signora Rajavi ha detto: “il terrorismo è una tattica proveniente da un’ideologia fondamentalista islamica. Simile ad ogni altra ideologia, il fondamentalismo non può diffondersi con efficacia globalmente senza avere un epicentro. Il confronto militare e di sicurezza con questo fenomeno in diverse parti del mondo non può di per sé sradicare questa minaccia. Un confronto efficace richiede due elementi. Primo, risolutezza di fronte al padrino del fondamentalismo a Teheran: l’epicentro del fondamentalismo non deve essere placato; i suoi tentacoli devono essere tagliati. Secondo, un’alternativa ideologica e culturale, vale a dire un Islam tollerante e democratico, simile all’Islam abbracciato dai Mojahedin del Popolo. In assenza di un tale modello, i fondamentalisti penetreranno ancora i ranghi delle masse musulmane, vittime per la maggior parte di povertà e ingiustizia”.
“Il governo iracheno, agendo su richiesta del regime iraniano, e in collusione con il Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’ONU per l’Iraq, ha espulso i residenti di Ashraf dalle loro case e li ha costretti al trasferimento nella prigione di Camp Liberty. Ha impedito loro di trasferire lì i propri beni. Praticamente, ha negato loro il diritto alla proprietà. Il pretesto era che le interviste per la determinazione del loro status di rifugiati dovevano essere condotte all’esterno di Camp Ashraf. Ora che l’ACNUR ha intervistato più di 2.000 residenti e solo cinque di loro sono stati trasferiti fuori dall’Iraq, questo sgombero forzato deve cessare e i residenti di Camp Liberty, specialmente quelli già intervistati dall’ACNUR, devono essere riportati a Camp Ashraf e da lì reinsediati in Paesi terzi”, ha detto la signora Rajavi in un altro momento del suo discorso.
Ella ha aggiunto: “I residenti di Ashraf sono persone protette ai sensi della Quarta Convenzione di Ginevra e gli Stati Uniti hanno firmato un accordo con tutti e ciascuno di loro per proteggerli fino alla soluzione del loro caso in cambio della consegna delle loro armi. Gli Stati Uniti non possono in alcun modo abbandonare le proprie responsabilità nei confronti dei residenti di Ashraf cedendole alle Nazioni Unite, il cui rappresentante in Iraq è al servizio della nuova dittatura irachena. Il fatto che abbiano mancato alle proprie responsabilità ha portato a due massacri, con 50 persone uccise e 1.130 ferite, a quattro anni di blocco oppressivo e a un’espulsione collettiva”.
Leggendo la propria piattaforma in 10 punti per l’Iran di domani, Maryam Rajavi ha evidenziato: “la nostra risposta a 34 anni di dittatura, declino e arretratezza si riassume in tre parole: libertà, democrazia ed eguaglianza”.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran
2 febbraio 2013

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