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Conferenza internazionale a Ginevra, Appello alle Nazioni Unite per un intervento urgente per evitare un secondo Srebrenica ad Ashraf

 Riconoscere lo stato collettivo dei rifugiati politici di Ashraf, l’UNHCR deve evitare un bagno di sangue

 Mercoledì 10 agosto in una conferenza internazionale a Ginevra, parlamentari, politici e giuristi europei e americani, ed esperti in diritti umani e del diritto internazionale, temendo una nuova Srebrenica ad Ashraf, hanno fatto appello alle Nazioni Unite ed ai suoi organi ad adottare misure urgenti per proteggere i residenti del campo di Ashraf. .Avanzando una consulenza politica e legale inconfutabili, hanno annunciato che i residenti di Ashraf sono rifugiati politici e l’UNHCR ha il dovere di riaffermare il loro stato di urgenza collettiva intesa a prevenire l’ennesimo attacco di violenza da parte delle forze militari irachene. Tra le personalità che hanno preso la parola vi erano: la sig.ra Maryam Rajavi, presidente eletta della resistenza iraniana, Howard Dean, governatore del Vermont 1991-2003 e presidente del Partito Democratico U. S. 2005-2009, Ed Rendell, governatore della Pennsylvania fino nel 2011, Patrick Kennedy, membro del Congresso U. S. 1995-2011, il figlio del defunto senatore Edward Kennedy, Irene Khan, Segretaria generale di Amnesty International 2001-2010, a capo del team dell’UNHCR nella ex Jugoslavia e Macedonia durante la crisi del Kosovo nel 1999, Ingrid Betancourt, candidata alla presidenza della Colombia, i parlamentari svizzeri Jean-Charles Rielle, Eric Voruz, Jacques Neirynck e Marc Falquet, gli inglesi parlamentari David Amess, Maginnise Lord Clarke, il senatore italiano Lucio Malan , il senatore per la RomaniaTeodor Melescanu, il deputato danese Jens Christian Lund, Anne-Marie Lizin, ex presidente del Senato belga, il colonnello Wesley Martin, ex comandante della coalizione contro il terrorismo in Iraq e Comandante di sicurezza degli Stati Uniti ad Ashraf 2005-2006, John Prendergast famoso difensore dei diritti umani ed ex direttore degli Affari africani presso il Consiglio di Sicurezza Nazionale alla Casa Bianca ed i collaboratori Jimmy Carter e Kofi Annan in occasione delle elezioni Darfur nel 2011. Esperti e studiosi di diritto come il professor Eric David, professore di diritto internazionale presso la Libera Università di Bruxelles, l’avvocato spagnolo Juan Garces Dr. Marc Bonnant, un avvocato leader dalla Svizzera, Goodwin Gill professore all’Università di Oxford, esperto Diritto Internazionale ed affari dei Rifugiati, Eric Sottas, Segretario Generale OMCT, Alfred Zayas professore di diritto internazionale a Ginevra, ed infine Paulo Casaca ex eurodeputato.

 Il primo a prendere la parola è stato il sig. Nils de Dardel, avvocato e co-presidente della difesa svizzera di Ashraf, ed a sua volta presieduta da Christiane Perregaux, co-presidente dell’Assemblea Costituente del Consiglio di Ginevra.

 Nel suo discorso, la signora Rajavi ha affermato: Sono passati due anni e mezzo dal passaggio a Maliki dalle forze Usa per proteggere il campo e da quel momento ai membri del PMOI ad Ashraf sono stati privati i loro diritti fondamentali. In due massacri, in cui sono state uccise 47 persone e 1071 feriti e alcuni sono morti a causa del blocco medico.

 Sono venuta a Ginevra per chiedere, come parte della relazione del Segretario Generale del Consiglio di sicurezza dell’ONU il 7 luglio e il 15 aprile e dell’Alto Commissario per i diritti umani,  interventi urgenti per salvare la vita di persone inermi ed innocenti:

 1 – L’installazione di un osservatore delle Nazioni Unite ad Ashraf.

2 – La riaffermazione dello stato collettivo di Ashraf, dall’Alto Commissario per i rifugiati per beneficiare del diritto alla protezione internazionale, come scudo protettivo contro Maliki giustifica l’attacco forze armate con il pretesto che gli abitanti di Ashraf dopo un soggiorno legale di un quarto di secolo in Iraq, ora non sarebbe stato.

3 – L’apertura immediata di un’inchiesta sotto la supervisione delle Nazioni Unite sul massacro dell’ 8 aprile.

4 – Un appello all’Alto Commissariato della Nazioni Unite per costringere il governo iracheno ad astenersi ad usare l’uso della forza e della violenza e di porre fine al blocco disumano ed alle torture psicologiche , di ritirare la uomini armati daAshraf, che ospita circa un migliaio di donne musulmane.

5 – Il sostegno degli Stati Uniti e l’Unione europea alla risoluzione del Parlamento europeo per il trasferimento dei residenti di Ashraf a paesi terzi e ad assicurare e garantire la loro protezione durante tutto il processo.

 La Sig.ra Rajavi ha aggiunto che la resistenza iraniana, gli iraniani e le famiglie dei residenti di Ashraf erano disposti a pagare per la protezione di Ashraf e per l’adozione di un bilancio in procedure amministrative delle Nazioni Unite e UE per impedire la morte di ulteriori innocenti.

 Ha richiamato Antonio Guterres, Alto Commissario per i rifugiati, e Pillay, Alto Commissario per i diritti umani, “ad agire in fretta, perché dopo quattro mesi dall’8 aprile ancora nulla è stato fatto per impedire soprattutto un altro massacro, per chiedere il riconoscimento ufficiale dello status di rifugiato a delle persone protette che senz’altro lo meritano “

 Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
10 Agosto 2011

 

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