Riconoscere lo stato collettivo dei rifugiati politici di Ashraf, l’UNHCR deve evitare un bagno di sangue

Il primo a prendere la parola è stato il sig. Nils de Dardel, avvocato e co-presidente della difesa svizzera di Ashraf, ed a sua volta presieduta da Christiane Perregaux, co-presidente dell’Assemblea Costituente del Consiglio di Ginevra.

Nel suo discorso, la signora Rajavi ha affermato: Sono passati due anni e mezzo dal passaggio a Maliki dalle forze Usa per proteggere il campo e da quel momento ai membri del PMOI ad Ashraf sono stati privati i loro diritti fondamentali. In due massacri, in cui sono state uccise 47 persone e 1071 feriti e alcuni sono morti a causa del blocco medico.
Sono venuta a Ginevra per chiedere, come parte della relazione del Segretario Generale del Consiglio di sicurezza dell’ONU il 7 luglio e il 15 aprile e dell’Alto Commissario per i diritti umani, interventi urgenti per salvare la vita di persone inermi ed innocenti:
1 – L’installazione di un osservatore delle Nazioni Unite ad Ashraf.
2 – La riaffermazione dello stato collettivo di Ashraf, dall’Alto Commissario per i rifugiati per beneficiare del diritto alla protezione internazionale, come scudo protettivo contro Maliki giustifica l’attacco forze armate con il pretesto che gli abitanti di Ashraf dopo un soggiorno legale di un quarto di secolo in Iraq, ora non sarebbe stato.
3 – L’apertura immediata di un’inchiesta sotto la supervisione delle Nazioni Unite sul massacro dell’ 8 aprile.
4 – Un appello all’Alto Commissariato della Nazioni Unite per costringere il governo iracheno ad astenersi ad usare l’uso della forza e della violenza e di porre fine al blocco disumano ed alle torture psicologiche , di ritirare la uomini armati daAshraf, che ospita circa un migliaio di donne musulmane.
5 – Il sostegno degli Stati Uniti e l’Unione europea alla risoluzione del Parlamento europeo per il trasferimento dei residenti di Ashraf a paesi terzi e ad assicurare e garantire la loro protezione durante tutto il processo.
La Sig.ra Rajavi ha aggiunto che la resistenza iraniana, gli iraniani e le famiglie dei residenti di Ashraf erano disposti a pagare per la protezione di Ashraf e per l’adozione di un bilancio in procedure amministrative delle Nazioni Unite e UE per impedire la morte di ulteriori innocenti.
Ha richiamato Antonio Guterres, Alto Commissario per i rifugiati, e Pillay, Alto Commissario per i diritti umani, “ad agire in fretta, perché dopo quattro mesi dall’8 aprile ancora nulla è stato fatto per impedire soprattutto un altro massacro, per chiedere il riconoscimento ufficiale dello status di rifugiato a delle persone protette che senz’altro lo meritano “
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
10 Agosto 2011
