martedì, Gennaio 31, 2023
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Comunicato congiunto dei parlamentari di diversi paesi europei sulle proteste del popolo iraniano 

Parigi – Nel Febbraio 1979, la rivoluzione del popolo iraniano rovesciò la dittatura dello Scià. Dato che lo Scià aveva imprigionato e giustiziato i leaders di tutti i movimenti democratici, Khomeini e i mullah a lui affiliati, ebbero l’opportunità di far deviare la rivoluzione dal suo cammino sostituendola con una teocrazia. La stragrande maggioranza delle 120.000 esecuzioni politiche riguardarono attivisti della rivoluzione del 1979. Per quasi quattro decenni, il regime iraniano è rimasto il primo nel mondo per numero di esecuzioni ed è stato censurato dalle Nazioni Unite 64 volte.

Nonostante questa brutale repressione, la resistenza del popolo non solo non è scomparsa, ma come un fuoco che brucia sotto la cenere, ha atteso una buona occasione. A Gennaio 2018, il mondo ha assistito ad un’ondata di rivolte e di proteste in Iran, che si sono rapidamente diffuse in 140 città. Con slogan come “A morte Khamenei! A morte Rouhani! Morte al dittatore! Lasciate stare la Siria, pensate a  noi!…”, il popolo ha espresso la sua volontà di rovesciare l’intero regime dei mullah.

Oltre 8000 dimostranti sono stati arrestati e almeno 50 uccisi, 12 dei quali sotto tortura. Il capo dell’organizzazione carceraria del regime ha confermato  l’arresto di 5000 persone. Ma a dispetto di questa brutale repressione, il 1° e il 2 Febbraio, molte città del paese sono state nuovamente teatro di proteste anti-governative e di scontri tra la popolazione e le forze repressive. Dall’altro lato, nella maggior parte delle città iraniane ogni giorno si assiste agli scioperi e aale proteste degli operai e dei lavoratori in genere. Il ministro dell’interno del regime ha detto che le proteste sono arrivate a 150 al giorno.

Queste proteste, insieme all’aggravarsi delle condizioni economiche del regime, alla disoccupazione e al rincaro dei prezzi, hanno condotto il regime iraniano alla sua fase finale. La valuta ufficiale del paese è scesa di oltre il 15% il mese scorso. Il 31 Gennaio, il Presidente Rouhani ha avvertito che il regime potrebbe avere lo stesso destino del regime dello Scià se non ascolterà la voce del popolo. Queste dichiarazioni vengono da quello che, sin dal primo giorno, ha fatto parte delle bande governative più violente e dimostrano fin troppo bene la fragilità del regime.

Dopo l’inizio delle proteste a Mashhad, il 28 Dicembre 2017, il rappresentante di Khamenei ha detto che la gente è scesa in strada “alla chiamata dei Mojahedin (PMOI), il cui leader è una donna” e il 2 Gennaio il Presidente Rouhani, durante una telefonata al presidente francese “ha chiesto di intervenire contro l’opposizione iraniana con sede a Parigi, il PMOI, che ha accusato di fomentare le recenti proteste… (AFP, 3 Gennaio 2018)”.

Il 9 Gennaio, Khamenei ha detto che gli organizzatori delle proteste in Iran sono i Mojahedin. “Già da diversi mesi (erano pronti) ad organizzare, ad incontrare questa e quella persona e a scegliere alcune persone all’interno…”. Nel suo discorso, ha minacciato di giustiziare i detenuti. Il 27 Gennaio, il vice-capo del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie ha detto che i manifestanti, in diverse città, erano perlopiù donne Mojahedin. 

In tali circostanze, noi appoggiamo le richieste espresse da Maryam Rajavi al Consiglio d’Europa il 24 Gennaio 2018, con le quali ha chiesto al Consiglio, all’Unione Europea e agli altri organismi internazionali “di adottare misure efficaci e decisioni vincolanti per obbligare la dittatura religiosa al potere in Iran a rilasciare le persone arrestate durante le proteste, a rispettare la libertà di espressione e di associazione, a porre fine alla repressione contro le donne ed a abrogare la norma sul velo obbligatorio”.

L’Unione Europea deve smettere di fare affari con aziende e individui affiliati alle Guardie Rivoluzionarie e agli organi repressivi e deve condizionare il proseguimento e l’espansione delle relazioni economiche e politiche con l’Iran, al rilascio dei prigionieri e alla fine delle esecuzioni. Noi chiediamo inoltre la creazione di una Commissione Internazionale delle Nazioni Unite che indaghi sulla situazione dei detenuti e delle persone scomparse durante le proteste.

Lord Clarke of Hampstead CBE 

Ex-Presidente del Partito Laburista ed

illustre membro laburista della Camera dei Lords del Regno Unito 

9 Febbraio 2018 

Gli altri membri del Parlamento e personaggi politici che hanno appoggiato questa dichiarazione sono:

Lord Carlile of Berriew CBE QC, membro Indipendente della Camera dei Lords del Regno Unito,  Co-Presidente del Comitato Britannico per la Libertà in Iran (BCFIF) e Revisore Indipendente del Governo della Legge sul Terrorismo (2001-2011) 

Baronessa Harris of Richmond DL, Membro Liberal-Democratico della Camera dei Lords del Regno Unito ed ex-vice portavoce della Camera dei Lords del Regno Unito

Lord Alton of Liverpool, Crossbench Member della Camera dei Lords del Regno Unito

Lord Maginnis of Drumglass, Membro dell’Unione Indipendente dell’Ulster alla Camera dei Lords del Regno Unito

Lord Singh of Wimbledon CBE, Crossbench Member della Camera dei Lords del Regno Unito  

Lord Cotter, membro Liberal-Democratico della Camera dei Lords del Regno Unito 

Martin Patzelt, Membro del Bundestag tedesco e del Comitato Diritti Umani del Bundestag tedesco 

Sen. Luigi Compagna, Membro del Comitato Affari Esteri del Senato italiano Senatore Valeria Sen. Valeria Cardinali, Membro del Senato italiano

On. Mariano Rabino, Membro del Comitato Affari Esteri della Camera dei Deputati

On. Nicola Ciracì, Membro della Camera dei Deputati

On. Antonio Matarrelli, Membro della Camera dei Deputati

Marcin Święcicki, ex-Sindaco di Varsavia, ex-Ministro per le Relazioni Economiche e membro del Parlamento polacco

D.ssa Joanna Mucha, Membro del Parlamento polacco ed ex-Ministro dello Sport

Senatore Gerry Horkan, Senatore del Fianna Fáil, Vice-Presidente del Comitato Finanziario dell’Oireachtas (Parlamento irlandese), Portavoce per le Finanze e vice-Whip 

Dr. Egidijus Vareikis, Vice-Presidente del Comitato Affari Esteri del Parlamento lituano e membro del Parlamento lituano

Romeo Nicaroa, Membro del Parlamento rumeno

Mario Galea, Membro del Parlamento maltese e portavoce del partito di opposizione

Dr. Hermann Schiavone, Membro del Parlamento maltese

Henry Rappaze, Membro del Parlamento del Cantone di Ginevra

Ingrid Betancourt, candidata alle presidenziali della Colombia 

Prof. Dr. Horst Teltschik, ex-consigliere del cancelliere tedesco ed ex-Presidente della Conferenza di Monaco sulla sicurezza

Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, ex-Ministro della Giustizia tedesco

Otto Bernhardt, Membro del Consiglio della Fondazione Konrad Adenauer ed ex-membro del Bundestag tedesco 

Leo Dautzenberg, ex-membro del Bundestag tedesco 

Mike Hancock, ex-vice Presidente del Comitato Affari Politici e Democrazia dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE) ed ex-membro della Camera dei Comuni del Regno Unito

Brian Binley, ex-membro della Camera dei Comuni del Regno Unito

Paulo Casaca, ex-membro del Parlamento Europeo per il Portogallo e Direttore del South Asia Democratic Forum (SADF) 

Roger Lyons, ex-Presidente del Trade Union Congress (TUC) ed ex-Segretario Generale di Amicus Union 

Elisabetta Zamparutti, Tesoriere di Nessuno Tocchi Caino e del Consiglio D’europa per la Prevenzione della Tortura in Italia

Sergio D’Elia, Segretario di Nessuno Tocchi Caino e Coordinatore della Presidenza del Partito

 Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito. 

Antonio Stango, Presidente della Federazione Italiana per Diritti Umani

 

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