lunedì, Dicembre 5, 2022
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Come l’Iran esporta il terrore

Il dissidente Mahmoud Hakamian ha descritto il funzionamento della rete terroristica

ImageL’Opinione.it, 7 agosto – L’Iran non vuole ingerenze nella sua politica interna e quindi lancia anatemi, anzi fatwe, contro chi come l’Italia osa timidamente criticare la dittatura degli ayatollah per la disinvoltura con cui applica la pena di morte e altre crudeli punizioni come il taglio delle mani e la lapidazione. Però ha messo su delle vere e proprie squadre di assassini incaricate di eseguire anche all’estero gli omicidi propositi di Mahmoud Ahmadinejad e della sua cricca criminale.

Provocando ormai reazioni disperate persino da parte di uomini di regime un po’ meno beceri, come Yousef Sanei, uno dei Grandi Ayatollah iraniani noto per le sue posizioni non integraliste, che proprio ieri invitava i legislatori ad approvare una legge che indichi nei diciotto anni l’età minima di un condannato a morte. L’Ayatollah Sanei ha persino affermato che in assenza del Mahdi (il dodicesimo Imam sciita atteso dai fedeli) non è consigliabile emettere sentenze di lapidazione, di taglio delle mani e nemmeno dichiarare qualcuno mohareb, o nemico di Allah.

C’è chi ha visto in questa vera e propria “contro fatwa” un tentativo disperato di mediare per la sorte dei due giornalisti curdi Hiwa Boutimar e Adnan Hasanpour, che sono stati condannati lo scorso 17 luglio. Per fortuna invece che qualche passo per fare conoscere quali siano le ingerenze iraniane nella politica degli altri paesi lo ha fatto la resistenza in esilio, nella persona di Mahmoud Hakamian che ha compilato un dossier poi spedito a Human Rights Watch e riportato online dal blogger secondoprotocollo.org. In esso sono contenute le attività dei terroristi iraniani all’estero addestrati dal ministero delle informazioni. Hanno anche un nome, si chiamano “forza Qods”, nome iraniano di Gerusalemme. Secondo Hakamian “il regime iraniano ha realizzato diversi organi per esportare l’integralismo: l’organizzazione della cultura e della comunicazione islamica, Assemblea internazionale di Ahl Al-Beit, Assemblea delle sette islamiche associate, i consulenti culturali, diverse fondazioni, ecc… Una delle missioni principali di questi organi è di reclutare e scegliere uomini e presentarli alla forza Qods o al ministero delle informazioni dopo aver fatto loro passare un addestramento preliminare e delle verifiche di sicurezza”.

Inoltre “Il servizio di formazione della forza Qods è responsabile della istruzione ideologica, politica e militare, nonché della ripartizione degli elementi nei gruppi terroristici. Così, il servizio di formazione della Qods è una delle sezioni più attive e più pericolose della forza”. Molto inquietante il capitolo sui siti ove tali addestramenti avvengono: “oltre ad alcuni centri in Iran, il servizio di formazione ha creato centri d’addestramento supplementari in altri paesi, come in Sudan, in Libano ed in Bosnia”. Tutto però è centralizzato a livello governativo: “al ministero delle informazioni, la sezione di formazione è incaricata dell’addestramento e dell’assunzione di forze non iraniane: questa sezione è chiamata Tadjik; il ministero delle informazioni e la forza Qods operano in cooperazione con il ministero degli esteri per trasferire clandestinamente le reclute dentro e fuori dall’Iran”. “Molti – spiega il dissidente autore del dossier – entrano in Iran passando per altri paesi con passaporti consegnati dal regime, lasciano anche il paese con gli stessi passaporti a destinazione di paesi terzi, cambiano i loro passaporti e partono per i paesi in cui sono localizzati i loro obiettivi”.

Dell’Iran i più recenti rapporti dell’intelligence israeliana dicono che possa essere persino diventato il vero rifugio dei capi di Al Qaeda: Bin Laden, se ancora è vivo, e certamente Ayman al Zawayri. E il fatto che si tratti di odiati sunniti non sarebbe più un ostacolo nel quadro del comune odio contro l’Occidente e Israele. Il servizio di formazione della forza Qods sarebbe situato nella caserma Imam Ali, a Teheran e dal 1997 il suo capo sarebbe il temibile Ali Nozari. Secondo Hakamian, “una norma strettamente osservata nel campo è la conservazione dei segreti ed il controllo dell’informazione”. Secondo gli esperti il fatto che nelle scorse settimane, sempre grazie agli uomini della resistenza anti ayatollah, siano uscite queste informazioni, sarebbe segno inequivocabile che il regime di Ahmadinejad potrebbe avere i mesi contati, se non i giorni, e che una sapiente opera diplomatica fatta di bastone e carota (ossia inasprimento effettivo delle sanzioni e aperture al dialogo sotto condizione) potrebbe metterlo definitivamente al tappeto.

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