mercoledì, Febbraio 1, 2023
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Come affrontare il terrorismo del regime iraniano contro i Mojahedin del Popolo Iraniano

 

Di Mahmoud Hakamian

Un analista del Medio Oriente ed esperto di sicurezza ha pubblicato un libro bianco sulle attività terroristiche del regime iraniano sul suolo europeo, illustrando come il principale bersaglio delle aggressioni del regime sia la resistenza Iraniana, in particolare, l’organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK).

L’approfondito rapporto di Claude Moniquet, intitolato “I recenti complotti terroristici iraniani in Europa”, analizza l’uso da parte del regime del terrorismo per distogliere il mondo dalle sue molte crisi, tra cui una rivolta popolare in casa, e per punire i Mojahedin per la loro azione di guida della rivolta, e di denuncia delle numerose mancanze del regime alla comunità internazionale.

Nel documento in questione, di 35 pagine, pubblicato nel mese di Febbraio 2019, Moniquet scrive: “Nel 2018 il regime iraniano, trovatosi di fronte ad una rivolta interna, ad un collasso dell’economia ed alle sanzioni internazionali, ha deciso di intensificare il terrorismo sul suolo europeo e degli Stati Uniti, ai danni del movimento di opposizione iraniano (MEK).”

Egli spiega che nel 2018 il regime ha pianificato due attacchi terroristici contro i Mojahedin: uno nel mese di Marzo, in Albania, con bersaglio un ritrovo per il Capodanno Persiano, ed uno nel mese di Giugno, in Francia, in occasione dell’annuale raduno per un Iran libero. Entrambi sono stati sventati dalle autorità europee prima che qualcuno potesse farsi male.

A questi vanno aggiunti anche un complotto per assassinare un altro dissidente iraniano in Danimarca, sventato dalle autorità prima che l’attacco avesse luogo, ed un complotto che aveva come bersagli membri dei Mojahedin negli Stati Uniti, fortunatamente scoperto durante la fase di sorveglianza.

Ora, sulla scia di questi attacchi terroristici ai danni dei Mojahedin, il regime ha sì subito qualche contraccolpo, ma si è trattato di ripercussioni veramente minime.

Gli Stati Uniti hanno iniziato ad imporre sanzioni al regime già dopo il ritiro dall’accordo sul nucleare del 2015. Nel frattempo Paesi Bassi, Francia ed Albania hanno espulso i diplomatici collegati, o che si pensava fossero collegati, agli attacchi.

La Francia ha anche applicato sanzioni al Ministero dell’intelligence iraniano (MOIS) ed a due funzionari iraniani, incluso il diplomatico del regime a Vienna che aveva orchestrato l’attacco in Francia, e che aveva fornito agli aspiranti terroristi gli esplosivi. Queste sanzioni sono state adottate dall’Unione Europea nel Gennaio 2019, contemporaneamente all’inserimento, per la prima volta, sempre da parte dell’UE, di un ramo del Ministero dell’Intelligence nella lista delle organizzazioni terroristiche.

Tuttavia Moniquet rileva che la “politica conciliante” mostrata da UE ed USA nei confronti del regime per ben 40 anni non ha fatto altro che incoraggiare il regime a commettere atti di una simile efferatezza per eliminare i Mojahedin del Popolo, la più grande minaccia al continuato governo dei mullah.

Egli sottolinea che questa non è la prima volta che i mullah usano il terrorismo come “strumento politico”, ricordando la crisi degli ostaggi del 1979, il bombardamento dell’ambasciata degli Stati Uniti a Beirut , gli omicidi di Mykonos nel 1992, ed il bombardamento dell’ambasciata israeliana a Buenos Aires nel 1994.

Moniquet scrive: “Il terrorismo viene usato per supportare l’agenda politica dell’Iran nel Medio Oriente e per espandere la sua influenza sulla mezzaluna sciita (Iraq, Siria, Libano), per alimentare le tensioni nell’Area del Golfo…, per provocare “l’acerrimo nemico” Israele… e per eliminare gli oppositori che vivono in esilio.”

È chiaro che il regime sta usando questi complotti terroristici come parte di un deliberato tentativo di danneggiare i Mojahedin e di diminuire la loro influenza in Iran ed a livello internazionale. Essi sanno che i Mojahedin sono alla guida delle proteste anti-regime che li tormentano da fine 2017 e che i Mojahedin sono almeno in parte responsabili della crescente pressione internazionale nei confronti dell’Iran, ragione per la quale i mullah credono che eliminandoli elimineranno anche i loro problemi.

Pertanto, come dovrebbe rispondere la comunità internaizonale?

Moniquet scrive che la comunità internazionale dovrebbe:

-espellere tutti gli agenti dell’intelligence iraniana

-chiudere tutte le istituzioni finanziate dall’Iran e coinvolte in attività terroristiche o nella propaganda dell’odio

-inserire tutti i funzionari collegati al Ministero delle Informazioni e della Sicurezza Nazionale ed il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica nella lista delle organizzazioni terroristiche

-inserire tutte le istituzioni, le compagnie e gli individui collegati alle attività dei servizi segreti iraniani nella lista delle organizzazioni terroristiche

-condizionare le relazioni con l’Iran ad una rigida osservanza dei diritti umani all’interno dei suoi confini ed alla cessazione del sostegno, del finanziamento e dell’attuazione di attività terroristiche all’estero

-sostenere le forze democratiche di opposizione alla ricerca di un fondamentale e democratico cambiamento in Iran

 

 

 

 

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