sabato, Dicembre 3, 2022
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Economia iraniana in caduta libera. Di chi è la colpa?

L’orrore del disastro economico in Iran: questo bambino lavoratore, uno delle decine di migliaia, rovista nella spazzatura per sbarcare il lunario

Dopo nove mesi di presidenza di Ebrahim Raisi in Iran, sta diventando chiaro come il suo fallimento si sia rivelato drammatico sotto tutti i punti di vista, specialmente per quanto riguarda l’economia. Nessuno dei media statali del regime, anche quelli affiliati alla fazione dominante associata al leader supremo del regime Ali Khamenei e a Raisi, può negare la devastante situazione economica in Iran.
La gente è alle prese con la disperazione giorno dopo giorno. Gli alti funzionari dell’amministrazione Raisi, non potendo negare questa sconvolgente realtà, danno la colpa al precedente governo di Hassan Rouhani.
Due sono gli indicatori principali di questa caduta libera dell’economa iraniana: la liquidità e l’inflazione, entrambe alle stelle.
“La ragione dietro gli attuali tassi d’inflazione è una liquidità di 144,6 miliardi di dollari che abbiamo ricevuto dalla precedente amministrazione”, ha rivelato Bahador Jahromi, portavoce del gabinetto Raisi, lo scorso martedì.
Al di là delle dispute interne al regime e dei rimbalzi di colpe, e del tentativo del gabinetto Raisi di negare ogni responsabilità per le circostanze catastrofiche del paese, le osservazioni di Jahromi fanno luce sulle disastrose condizioni economiche in Iran senza alcuna soluzione in vista.
Tuttavia, se consideriamo le osservazioni del portavoce del gabinetto Raisi al solo valore nominale, significa che negli ultimi nove mesi la liquidità in Iran è aumentata di 22,6 miliardi di dollari. Questo aumento, rispetto al volume totale della liquidità in Iran nel 1981, indica un aumento di 2.400 volte.
Esperti vicini al regime prevedono che la liquidità del paese aumenterà ad un tasso costante di circa il 40% e “supererà sicuramente la soglia dei 180 miliardi di dollari… e nel migliore dei casi raggiungerà poco meno di 200 miliardi di dollari”, secondo un articolo pubblicato martedì 19 aprile dal quotidiano statale Mardom Salari. Questo significherà un aumento di 18.000 volte della liquidità rispetto al 1981.
Queste cifre sbalorditive indicano che il paese si sta rapidamente dirigendo verso il completo collasso economico e la distruzione delle linee di produzione, generando ulteriore povertà e disuguaglianza sociale. Le stesse istituzioni del regime stanno prendendo atto del fatto che la classe media iraniana si sta sciogliendo molto rapidamente, e molte famiglie si stanno unendo alla popolazione sempre più impoverita del paese, che attualmente è stimata almeno al 60%.


Ciò rappresenta come la popolazione costretta alla totale povertà, e che non ha nemmeno abbastanza da mangiare, sia stimata al 30%, cioè 25,5 milioni degli 85 milioni di abitanti dell’Iran. Sempre più filmati sui social media, mostrano persone in tutto il paese che cercano cibo nei bidoni della spazzatura.
“La gente che cerca cibo nella spazzatura si è diffusa dalle grandi città ai villaggi… e i bidoni della spazzatura in molte città non possono provvedere al crescente numero di persone che cercano cibo nella spazzatura”, secondo un articolo pubblicato il 18 aprile dal quotidiano statale Hamdeli.
La ragione dietro un tale fenomeno, senza precedenti in Iran da più di 100 anni, è l’impennata dei prezzi su base giornaliera, specialmente quelli dei generi alimentari di prima necessità. Questo include carne, pollame, latticini, riso e pane, che stanno diventando troppo costosi per milioni di persone in tutto l’Iran. Secondo i media del regime, il prezzo medio del riso iraniano è aumentato di quasi il 125% negli ultimi 12 mesi, le uova del 97%, fagioli più del 100% e i piselli del 147%.
“Non siate sorpresi di svegliarvi domani mattina e vedere un veicolo Pride costare 10 miliardi di rial. Nei mercati così volatili di oggi, tutto è possibile”, secondo un pezzo pubblicato il 19 aprile nel quotidiano Javan, un’uscita legata alle Guardie rivoluzionarie del regime (IRGC). “Non c’è luce alla fine di questo tunnel”.
Un tale scenario è ancora più sorprendente, se a tratteggiarlo è un giornale legato all’IRGC. Ed è solo la punta dell’iceberg della disastrosa situazione economica dell’Iran sotto il dominio dei mullah. Ricordiamo che l’Iran ha il secondo più grande giacimento di gas naturale del mondo ed è al quarto posto per le più grande riserve di greggio.
Raisi e la sua cerchia ristretta stanno disperatamente cercando di dare la colpa della catastrofica situazione economica del paese a Rouhani. Ma si tratta di un ciclo che si ripete negli ultimi 43 anni di governo dei mullah, con ogni nuovo presidente che incolpa i suoi predecessori per i suoi fallimenti.
Tuttavia, nessuno all’interno del regime può nascondere la realtà dei fatti. La prova schiacciante che l’iniziativa di Khamenei di installare Raisi come presidente del suo regime è fallita miseramente.
Ricordiamo come nelle settimane e nei mesi precedenti le elezioni dello scorso giugno, Khamenei abbia ripetutamente affermato che soltanto un “governo giovane e di stampo Hezbollah” potesse affrontare i problemi del Paese.
Da notare, la portata dell’attuale fallimento va ben oltre i tentativi passati di pilotare i risultati elettorali, nello specifico con le elezioni di Mohammad Khatami e Mahmoud Ahmadinejad, rispettivamente nel 1997 e nel 2005.
Un elemento di preoccupazioni in più per Khamenei, e tutto il regime, considerando che il quotidiano statale “Etemad” ha titolato il 12 aprile: “Il gabinetto Raisi è l’ultima possibilità per tutti noi”.

 

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