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Arcivescovo del Galles, Barry Morgan sollecita un’azione per prevenire le morti dei dissidenti

Western Mail – di David Williamson, 28 gennaio 2012

L’Arcivescovo del Galles, Barry Morgan ha fatto un appello diretto all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati per evitare l’uccisione di migliaia di dissidenti iraniani in Iraq.
Il leader anglicano teme che le 3.400 vite siano in pericolo a causa dei piani del governo iracheno di chiudere Campo Ashraf, dove gli oppositori del regime iraniano hanno rifugio dal 1986.
Il governo iracheno vuole che i dissidenti siano trasferiti in una base militare abbandonata degli Stati Uniti, ma gli esuli iraniani sono che questa diventerà una prigione e li esporrà a nuovi pericoli. L’arcivescovo teme anche i residenti saranno vittima di un “attacco omicida”, e la sua richiesta di azione è sostenuta dall’arcivescovo di Armagh, Primate d’Irlanda, e da 15 altri vescovi.
Campo Ashraf è dimora dei membri dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iran, così come di loro parenti e sostenitori.
Il gruppo è visto con sospetto da molti in Iraq perché è stato sostenuto dall’ex leader Saddam Hussein. Tuttavia, ha guadagnato un diffuso sostegno internazionale a causa del suo impegno per un Iran “laico, democratico e non-nucleare”.
In una lettera all’Alto Commissario, Antonio Guterres, il dottor Morgan scrive: “Il governo iracheno ha due volte attaccato e massacrato più di 50 civili di Ashraf l’8 aprile 2011 e il 28 luglio 2009, tra cui otto donne. Il videoclip che mostra queste uccisioni sono davvero scioccanti.
“Negli ultimi tre anni, i residenti di Ashraf sono stati sotto un assedio disumano incluso quello medico. Molti sono morti a causa delle ferite e della mancanza di qualsiasi assistenza medica.
“Molti malati di cancro hanno perso la vita a causa del divieto medico, dell’ impedimento di visitare medici e ricevere cure mediche. E’ responsabilità delle Nazioni Unite proteggere queste persone indifese e aiutarle con il loro trasferimento sicuro in sicuri paesi occidentali. “
L’arcivescovo sostiene che i residenti abbiano detto che la nuova collocazione, Campo Liberty, era di 40 kmq di zona, ma da allora hanno appreso che solo lo 0,6 kmq saranno disponibili.
Egli scrive: “Questo è totalmente inaccettabile. Come potrebbero 3.400 persone, tra cui 1.000 donne, essere collocati in un’area così piccola?
“I numerosi appelli da parte dei residenti di inviare un piccolo gruppo di loro ingegneri per ispezionare la nuova collocazione sono stati ignorati. Ai residenti è impedito di portare una qualsiasi delle loro cose e i veicoli nella nuova posizione. Il governo iracheno ha fatto pareti di cemento alte fino a quattro metri intorno a questa piccola zona e l’ha praticamente trasformata in una prigione.
“Inoltre, l’intera area è stata saccheggiata, non ci sono servizi igienici adeguati, altre strutture per i residenti e l’elenco potrebbe continuare.
“Siamo consapevoli del fatto che almeno 1.000 rifugiati di Ashraf siano ex prigionieri politici che hanno passato anni in carcere sotto tortura.
“Siamo inoltre consapevoli che l’Iran vuole distruggere Ashraf e i suoi abitanti in quanto sono la principale opposizione iraniana e ispirano milioni di persone in Iran che gridano libertà.
“Il regime iraniano usa i suoi delegati al governo iracheno per realizzare questo progetto con la collaborazione di varie agenzie delle Nazioni Unite. Vi chiediamo di non permettere che ciò accada. “
E conclude: “Il miglior modo di agire è per l’UNHCR di dichiarare i residenti di Ashraf come rifugiati in prima battuta e di dichiarare il campo di Ashraf in sé come campo profughi”.
Un portavoce del Foreign Office ha dichiarato: “Siamo preoccupati per la situazione umanitaria a Campo Ashraf.
“Abbiamo accolto con favore la flessibilità del governo iracheno ad andare oltre alla sua scadenza alla fine dell’anno per chiudere Campo Ashraf e ad impegnarsi con la missione Onu in Iraq su una proposta di trasferire volontariamente alcuni residenti di Campo Ashraf a Campo Liberty, un’ex struttura militare statunitense nei pressi dell’aeroporto internazionale di Baghdad.
“Ciò faciliterebbe la valutazione delle domande di status di rifugiati da parte del UNHCR.
“Comprendiamo che il governo iracheno sta lavorando per portare la struttura di Campo Liberty fino a standard per consentire che il trasferimento abbia luogo.
“Continuiamo a incoraggiare tutte le parti ad impegnarsi costruttivamente per trovare una soluzione duratura e pacifica per il futuro di Campo Ashraf”.
 
 
 
 
 

 

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