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Appello urgente agli USA all’ONU e all’Alto Commissario per i Diritti Umani per salvare le vite dei 7 ostaggi di Ashraf, minacciati di estradizione verso il regime dei mullah

In una conferenza internazionale a Ginevra venerdì 20 settembre, Maryam Rajavi, Presidente-eletta della Resistenza Iraniana, ha rivolto un appello agli Stati Uniti, all’ONU e all’Alto Commissario per i Diritti Umani Navi Pillay affinché onorino i loro impegni legali e morali di agire immediatamente per ottenere la liberazione dei 7 rifugiati di Camp Ashraf, fra i quali 6 donne, che sono stati presi come ostaggi dagli assassini di Maliki. La signora Rajavi ha condannato i 20 giorni di silenzio e d’inazione mentre gli ostaggi sono detenuti in condizioni orrende sotto interrogazione e tortura.

Ella ha affermato che, secondo specifiche e accurate informazioni da varie fonti, gli ostaggi sono nelle mani del governo dell’Iraq. I relativi dettagli sono anche stati portati all’attenzione di funzionari degli Stati Uniti, dell’Alto Commissario per i Rifugiati, dell’Alto Commissario per i Diritti Umani e dell’Unione Europea.

La signora Rajavi ha aggiunto: “Il massacro del 1° settembre ad Ashraf ha trasformato le già precarie condizioni a Camp Liberty in una questione pressante. Le minacciose intenzioni del governo iracheno sono diventate evidenti mentre, non ostanti le garanzie da parte di funzionari dell’ONU e del Segretario di Stato degli Stati Uniti, esso continua a negare la messa in atto dei requisiti di sicurezza essenziali per i residenti di Camp Liberty, come il trasferimento di equipaggiamenti personali di protezione e di attrezzature mediche da Camp Ashraf a Camp Liberty, e rifiuta di consentire che siano ricollocati nel campo i 17.500 muri di cemento armato a ‘T’ che proteggevano i container”.

Maryam Rajavi ha dichiarato: “Dato che il governo dell’Iraq non ha alcuna capacità di proteggere i residenti ed è esso stesso un loro assassino, una squadra di monitoraggio dell’ONU e un reparto di Caschi Blu dovrebbero essere stazionati all’interno di Camp Liberty 24 ore su 24, poiché senza la presenza di una forza neutrale a Camp Liberty nessuna sicurezza è concepibile”.

Oltre a Maryam Rajavi, Presidente-eletta della Resistenza Iraniana, hanno preso la parola durante la conferenza José Luis Rodríguez Zapatero, ex Primo Ministro della Spagna; Giulio Terzi, ex ministro degli Esteri italiano (2011-2013); Horst Teltschik, già presidente delle Conferenze di Monaco per la Sicurezza (1999-2008); Sid Ahmed Ghozali, ex Primo Ministro dell’Algeria; Philip Crowley, già Assistente Segretario di Stato degli Stati Uniti (2009-2011); la senatrice Ingrid Betancourt, già candidata presidenziale in Colombia; Jean-Charles Rielle, Eric Vorou, Luc Bartesa e Mauro Poggia, parlamentari svizzeri; Alessandro Pagano, membro della Camera dei Deputati italiana; le senatrici spagnole Margarita Durán Vadell e Carlota Ripoll Juan; Dennis Demvel, membro del Parlamento belga; Tahar Boumedra, già responsabile per i diritti umani della Missione di Assistenza delle Nazioni Unite in Iraq e incaricato del caso di Camp Ashraf; Marc Ginsberg, già ambasciatore degli Stati Uniti in Marocco; l’ex senatore degli Stati Uniti Robert Torricelli; il generale di brigata dello stato maggiore della Free Syrian Army Mesghal Al-Batish; Fereshteh Bolourchi, rappresentante del Consiglio Nazionale della Resistenza in Germania e madre di Rahman Mannani, un martire del massacro del 1° settembre; il colonnello Wesley Martin, già comandante della protezione di Ashraf; e Nils De Dardel, avvocato e co-presidente del Comitato in Difesa di Camp Ashraf in Svizzera.

La signora Rajavi ha aggiunto che, per quanto riguarda coloro che accondiscendono con i mullah in nome di un ‘appeasement’, questo massacro è a loro perpetua vergogna e perpetuo disonore poiché la Resistenza Iraniana e i suoi sostenitori nel mondo avevano più volte avvisato che il governo iracheno, che è subordinato ai mullah in Iran, si stava preparando ad attuare un’altra catastrofe umanitaria contro l’OMPI. Ciononostante, la loro unica risposta è stata silenzio e inazione.

I partecipanti alla conferenza si sono detti inorriditi per il fatto che gli USA e l’ONU hanno chiuso gli occhi sulla catastrofe umanitaria ad Ashraf e a Liberty e non hanno condotto nemmeno minime indagini su queste atrocità, che hanno finora portato all’uccisione di 100 rifugiati indifesi. I partecipanti hanno chiesto a USA e ONU di porre termine a tali inazione e silenzio, che hanno incoraggiato gli sgherri e assassini del regime iraniano e il suo governo subordinato in Iraq, e di rispettare i propri impegni nei confronti dei residenti di Camp Liberty, che sono sotto la minaccia di ulteriori massacri in qualsiasi momento.

La conferenza ha ricordato in modo chiaro che Stati Uniti e Nazioni Unite sono direttamente responsabili, legalmente e moralmente, per la protezione e la sicurezza di quei rifugiati che sono ‘people of concern’ (‘persone la cui protezione è rilevante per l’ONU’) e ‘persone protette’ secondo la Quarta Convenzione di Ginevra, e quindi hanno responsabilità per qualsiasi minaccia e pericolo nei loro confronti.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran

20 settembre 2013

 

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